Video rubati di Stefano De Martino, l’indagine si allarga a un secondo uomo
Nell’agosto 2025 il furto dei video privati di Stefano De Martino e dell’ex compagna Caroline Tronelli, ripresi dalle telecamere di casa Tronelli, ha aperto un delicato caso giudiziario. A Napoli, la Procura indaga da mesi sul materiale sottratto e circolato in rete senza consenso. Dopo il primo indagato, un tecnico della ditta di videosorveglianza, ora è stato iscritto nel registro un secondo uomo, italiano, sospettato di aver avuto un ruolo decisivo nella diffusione online dei filmati. L’attività investigativa, condotta dal centro operativo per la sicurezza cibernetica, punta a ricostruire l’intera catena di acquisizione e condivisione delle clip, verificando eventuali responsabilità ulteriori e possibili profili di attività organizzata. Gli avvocati di De Martino, Angelo e Sergio Pisani, sollecitano accertamenti rapidi per fermare la circolazione dei contenuti e ribadiscono il rischio penale anche per chi salva o rilancia le immagini.
In sintesi:
- Secondo indagato italiano per la presunta diffusione dei video privati di Stefano De Martino.
- Sequestrati smartphone e pc per ricostruire acquisizione e caricamento dei filmati online.
- Ipotesi di attività organizzata dietro furto, condivisione e trasformazione in meme.
- Avvocati Pisani: anche il semplice salvataggio dei video configura un reato perseguibile.
Come si sta sviluppando l’inchiesta sui filmati trafugati
Il primo indagato è l’ex tecnico della società che curava la videosorveglianza nell’abitazione di Caroline Tronelli. A lui vengono contestati l’accesso abusivo alla rete informatica e la registrazione illecita delle immagini di Stefano De Martino e dell’ex compagna. Il nuovo indagato, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è ritenuto invece l’originario “diffusore” delle clip: avrebbe caricato per primo i filmati sulla più nota piattaforma di contenuti per adulti e su diversi canali e pagine Telegram.
La polizia postale ha già sequestrato smartphone, pc e altri dispositivi dell’uomo per individuare data, modalità di acquisizione e flussi di invio dei file. Il programma di Rai 1 La Vita in Diretta ha confermato che il centro operativo per la sicurezza cibernetica sta analizzando in profondità i device, al fine di risalire a chi abbia fornito il materiale al secondo indagato e se vi siano passaggi precedenti non ancora emersi.
Parallelamente, il 18 maggio sono iniziati gli accertamenti tecnici sui profili social e sui dispositivi del primo indagato, l’ex dipendente della ditta di videosorveglianza. Gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, difensori di De Martino, hanno dichiarato all’Ansa: “Speriamo che questo accertamento possa rivelarsi cruciale per l’indagine, così da ricostruire l’esatta catena di diffusione illecita dei filmati sul web”. I legali ricordano che integra reato non solo l’upload dei video, ma anche il loro semplice salvataggio, la creazione di meme o l’uso di singoli fotogrammi.
Possibili sviluppi futuri e rischio di una rete organizzata
Gli investigatori non escludono che, oltre ai due indagati, possano emergere altre figure coinvolte nella sottrazione, manipolazione e monetizzazione del materiale. Ricostruire ogni passaggio prima dell’arrivo dei video nei gruppi social e sui siti per adulti è decisivo per capire se si tratti di singole condotte isolate o di una vera attività coordinata di sfruttamento di contenuti intimi.
Il caso De Martino-Tronelli sta già diventando un precedente rilevante sul fronte della tutela della privacy e della repressione del cosiddetto “revenge porn” e delle nuove forme di pirateria digitale. L’esito dell’inchiesta potrebbe orientare future linee guida operative per forze dell’ordine e magistratura e fungere da monito per utenti e piattaforme che ospitano o rilanciano materiale sensibile senza verifica e consenso.
FAQ
Per cosa è indagato il secondo uomo nel caso De Martino?
Il secondo uomo è indagato, al momento, per diffusione di immagini private senza consenso, dopo presunto caricamento dei video su siti per adulti e Telegram.
Cosa rischiano penalmente i responsabili della diffusione dei video?
I responsabili rischiano le pene previste per accesso abusivo a sistema informatico e diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti, con possibili aggravanti se l’attività risulterà organizzata.
Salvare i video di Stefano De Martino sul telefono è un reato?
Sì, secondo gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, integra comunque reato anche il semplice salvataggio dei file sui propri dispositivi personali.
Chi conduce le indagini sui dispositivi sequestrati agli indagati?
Le indagini tecniche sono condotte dal centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale, coordinato dalla Procura competente territorialmente sul caso.
Quali sono le fonti giornalistiche utilizzate per questa ricostruzione?
Questo articolo deriva da un’elaborazione giornalistica basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



