Stati Uniti preparano gruppo d’attacco verso l’Iran con portaerei, navi da guerra e migliaia di marines

Nuove mosse Usa in Medio Oriente allungano la guerra con l’Iran
La guerra tra Stati Uniti e Iran, concentrata tra Golfo Persico e stretto di Hormuz, rischia di durare ben oltre le previsioni iniziali.
Washington, mentre il presidente Donald Trump rivendica una vittoria militare e politica, starebbe preparando un rafforzamento del dispositivo navale e anfibio in Medio Oriente, con possibili operazioni mirate sull’isola iraniana di Kharg.
Le nuove mosse sarebbero state decise nelle scorse ore dal Pentagono e dal Comando Centrale Usa (Centcom), nel quadro dell’operazione “Epic fury”, nonostante le pressioni dei leader del G7 per una rapida de‑escalation e la messa in sicurezza dei traffici energetici globali.
In sintesi:
- Washington rafforza il dispositivo militare nel Golfo Persico con nuove unità navali e truppe.
- Scenario operativo chiave: possibile blitz sull’isola iraniana di Kharg, hub dell’export petrolifero.
- Divisioni politiche interne negli Usa su “Epic fury” e gestione dello stretto di Hormuz.
- Aumentano rischi per traffico commerciale e sicurezza delle forze occidentali in Iraq.
Secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, tre alti funzionari Usa confermano che il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha autorizzato lo schieramento della nave d’assalto anfibia USS Tripoli, proveniente dal Giappone, con circa 5.000 marines.
Gli analisti vedono nell’isola di Kharg – da cui transita fino all’80% dell’export petrolifero di Teheran – il centro gravitazionale della prossima fase del conflitto: un eventuale attacco mirato avrebbe impatti immediati su prezzi e forniture globali di greggio.
Parallelamente, nello stretto di Hormuz continuano azioni ostili attribuite all’Iran contro traffici commerciali e asset occidentali, mentre aumentano vittime e tensioni in territorio iracheno.
Dispiegamento navale Usa e nuova fase del confronto con Teheran
Oltre alla USS Tripoli, il Centcom avrebbe chiesto un intero gruppo anfibio con componenti per incursioni di terra.
Fonti citate da Abc parlano del dispiegamento di 2.200 militari della 31ª Unità di Spedizione dei Marines, affiancati dalle unità USS San Diego e USS New Orleans.
Il gruppo navale includerebbe circa 20 caccia di quinta generazione F‑35B Lightning II, capaci di decollo corto e atterraggio verticale, rendendo l’insieme una piattaforma ideale per operazioni rapide contro obiettivi strategici come Kharg.
Queste manovre maturano mentre Donald Trump, secondo ricostruzioni del vertice G7, avrebbe assicurato che l’Iran sarebbe “vicino alla resa”, definendo la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei *«un peso piuma»* e affermando di essersi *«sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi»*.
Di fronte alle pressioni dei partner per chiudere rapidamente il conflitto e mettere in sicurezza Hormuz, il presidente ha liquidato i timori per la navigazione commerciale esortando le navi a *«tirare fuori le palle ed attraversarlo»*, frase che ha innescato dure critiche democratiche e crescenti perplessità repubblicane.
Fronte interno Usa, escalation regionale e rischi futuri
All’interno dell’amministrazione americana emergono segnali di dissenso.
Secondo Politico, il vicepresidente JD Vance avrebbe sconsigliato a Trump di intensificare “Epic fury”, mentre lo stesso Pete Hegseth ha minimizzato i rischi nello stretto affermando che *«non c’è nulla di cui preoccuparsi»*.
Più prudente il capo degli Stati Maggiori Congiunti, generale Dan Caine, che definisce la zona *«un ambiente tatticamente complesso»*.
Il Dipartimento di Stato ha annunciato una taglia fino a 10 milioni di dollari per informazioni sui massimi dirigenti iraniani: nella lista figurano, oltre a Mojtaba Khamenei, esponenti come Ali Asghar Hejazi, Ali Larijani, Yahya Rahim Safavi, il ministro dell’Interno Eskandar Momeni e il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib.
La cornice resta altamente instabile. Il Comando Centrale Usa ha confermato la morte dei sei militari a bordo di un aereo cisterna C‑135 precipitato nell’Iraq occidentale, precisando che non risultano prove di fuoco nemico, con indagini in corso.
Nello stesso teatro, il gruppo sciita filo‑Iran “Resistenza islamica” offre 150 milioni di dinari iracheni (circa 114.500 dollari) per informazioni “accurate e affidabili” sui movimenti dei soldati statunitensi.
Nella regione di Erbil è intanto morto, in un attacco, il maresciallo francese Arnaud Frion, a conferma di una guerra che resta lontana da una vera soluzione politica.
Scenari energetici e diplomatici: cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Il possibile coinvolgimento diretto dell’isola di Kharg e la perdurante instabilità nello stretto di Hormuz pongono al centro la sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali.
Un attacco alle infrastrutture iraniane di export potrebbe innescare nuove tensioni sui prezzi del petrolio, obbligando Unione Europea, paesi del Golfo e partner asiatici a varare corridoi alternativi o scorte strategiche aggiuntive.
Sul piano diplomatico, la distanza tra la narrativa di vittoria esibita da Donald Trump e l’evidente intensificazione militare suggerisce che la finestra per una trattativa rimane stretta ma ancora esistente, affidata soprattutto alla mediazione dei partner del G7 e degli alleati regionali che temono una destabilizzazione prolungata dell’area.
FAQ
Perché gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare nel Golfo Persico?
Gli Stati Uniti rafforzano la presenza per aumentare la pressione su Teheran, proteggere traffico energetico e preparare possibili operazioni mirate sull’isola strategica di Kharg.
Qual è il ruolo strategico dell’isola iraniana di Kharg?
Kharg è strategica perché da lì transita circa l’80% dell’export petrolifero iraniano, rendendola un obiettivo cruciale per deterrenza, pressione economica e possibili operazioni militari.
Cosa sta accadendo nello stretto di Hormuz per le navi commerciali?
Nello stretto di Hormuz permangono attacchi e minacce attribuiti all’Iran, aumentando premi assicurativi, rischi per equipaggi e richieste di scorte navali internazionali.
Quali sono i principali leader iraniani colpiti dalle sanzioni Usa recenti?
Le misure Usa prendono di mira Mojtaba Khamenei, Ali Asghar Hejazi, Ali Larijani, Yahya Rahim Safavi, il ministro Eskandar Momeni e il ministro Esmail Khatib.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione sulla guerra in Iran?
Questa analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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