Spread: le ragioni per cui potrebbe continuare a diminuire senza interventi straordinari

Spread: le ragioni per cui potrebbe continuare a diminuire senza interventi straordinari

18 Dicembre 2025

fattori che spingono lo spread a scendere

Lo spread tra BTp e Bund a 10 anni è sceso a livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria del 2009, attestandosi intorno a 66 punti base, segnando così una normalizzazione significativa nel contesto europeo. Questo calo è il frutto di un complesso insieme di fattori macroeconomici e geopolitici che stanno modificando le aspettative degli investitori riguardo al rischio e alla sostenibilità dei titoli di Stato italiani. Tra questi elementi, la diminuzione delle tensioni internazionali e la stabilizzazione del mercato energetico svolgono un ruolo cruciale nel determinare questa dinamica positiva.

La recente intesa raggiunta tra Berlino e l’Ucraina, seppur limitata rispetto alle ambizioni proposte dagli Stati Uniti, ha contribuito a un clima di maggiore fiducia sui mercati finanziari, facendo scendere il prezzo del petrolio Brent sotto i 60 dollari al barile, un livello che non si vedeva da quasi cinque anni. Parallelamente, il costo del gas in Europa si è ridotto ai minimi da aprile 2024. Questi andamenti hanno attenuato la pressione inflazionistica, un fattore che in passato aveva trascinato al rialzo i tassi d’interesse e, di conseguenza, lo spread.

Un costo energetico più contenuto implica prospettive di inflazione inferiori nel medio termine. Di conseguenza, i rendimenti dei titoli di Stato lungo tutta la curva si adeguano verso il basso: quelli a breve termine riflettono le aspettative di tassi d’interesse stabili o in diminuzione, mentre quelli a lungo termine assimilano la prospettiva di una minore inflazione strutturale. Questa situazione è particolarmente favorevole per Paesi come l’Italia, dove l’elevato stock di debito pubblico diventa più sostenibile grazie a un ambiente di finanziamento meno oneroso e meno rischioso.

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la riduzione del rischio sovrano e la sostenibilità del debito

La contrazione dello spread BTp-Bund riflette una significativa riduzione del rischio sovrano percepito dagli investitori. I Credit Default Swap (CDS) a cinque anni sull’Italia si attestano a livelli storicamente bassi, scendendo sotto i 30 punti base e perfino al di sotto dei corrispettivi francesi, cosa impensabile fino a poco tempo fa. Questo calo indica una maggiore fiducia nell’affidabilità creditizia del nostro Paese, strettamente collegata al miglioramento delle condizioni macroeconomiche e alla stabilità politica relativa.

La sostenibilità del debito pubblico italiano appare più solida, grazie anche al contesto di tassi d’interesse contenuti, che riduce il costo del servizio del debito e migliora la capacità di gestione finanziaria dello Stato. Inoltre, il rafforzamento del settore bancario italiano, con indicatori di solidità superiore alla media europea, alimenta la domanda interna di titoli di Stato, mitigando il rischio di volatilità sul mercato secondario. Tali dinamiche rafforzano la percezione del debito italiano come investimento meno rischioso.

Il consolidamento di questa tendenza dipenderà dalla capacità dell’Italia di mantenere disciplina fiscale e crescita economica, elementi essenziali per garantire la tenuta del profilo di rischio nel medio-lungo termine. In questo quadro, anche la politica monetaria della Banca Centrale Europea, seppur non orientata a nuovi tagli dei tassi, potrebbe svolgere un ruolo favorevole mantenendo il costo del denaro stabile e contenendo l’inflazione futura, attenuando così la pressione sui rendimenti dei titoli pubblici. La maggiore prevedibilità delle condizioni di finanziamento rafforza ulteriormente la sostenibilità del debito italiano.

possibili rischi e scenari contrari per lo spread

I potenziali fattori di rischio che potrebbero arrestare o invertire la discesa dello spread BTp-Bund non sono da sottovalutare. Innanzitutto, permane una sostanziale incertezza legata alla situazione geopolitica, con il conflitto tra Mosca e Kiev che rimane una variabile instabile, capace di riaccendere tensioni sia energetiche sia finanziarie. Un’escalation bellica o un mancato accordo di pace potrebbero indurre un’improvvisa risalita dei prezzi dell’energia, alimentando nuovamente pressioni inflazionistiche e allontanando le aspettative di riduzione dei tassi d’interesse.

Inoltre, le condizioni dei conti pubblici europei restano fragili e complesse. La sostenibilità del debito non riguarda solo l’Italia, ma anche Paesi come Francia e Germania, dove aumentano i livelli di indebitamento e le incertezze politiche non mancano. Ad esempio, la difficoltà francese nell’approvazione del bilancio 2025 e le imminenti elezioni potrebbero generare instabilità sui mercati. Una simile situazione politica può tradursi in oscillazioni di fiducia degli investitori, con possibili riflessi negativi sul differenziale dei titoli di Stato.

La crescita economica italiana rimane contenuta e al di sotto delle aspettative. Questa debolezza strutturale limita le possibilità di miglioramento del quadro fiscale senza ricorrere a manovre straordinarie, che potrebbero essere mal percepite dal mercato. Anche lievi errori di politica economica o aumenti inattesi della spesa pubblica potrebbero causare ripercussioni immediate sullo spread, che pur non tornando a valori critici, potrebbe comunque aumentare, segnalando un rischio maggiore percepito dagli investitori.


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