Sorrentino al Conca Verde di Bergamo sorprende: riflessioni morali taglienti e risate inattese che catturano

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Accoglienza calorosa al conca verde
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Paolo Sorrentino e la direttrice della fotografia Daria D’Antonio sono stati accolti da un lungo e intenso applauso al cinema Conca Verde di Longuelo, dove hanno presentato il film «La grazia», ora in programmazione. L’evento ha registrato una forte partecipazione, con il pubblico attento e partecipe fin dall’ingresso in sala.
Protagonista dell’opera è Toni Servillo, alla settima collaborazione con il regista, premiato con la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 per la migliore interpretazione maschile. Il riconoscimento è stato ricordato tra gli applausi, a conferma dell’attenzione critica e popolare verso il progetto.
Sul palco, Sorrentino ha scherzato sull’andamento al botteghino: «Sta incassando più di Zalone», battuta che ha scatenato risate e un nuovo applauso. Il clima, tra calore e curiosità, ha rafforzato il legame con la platea bergamasca, interessata sia all’aspetto artistico sia al percorso produttivo del film.
Origini e temi morali de la grazia
L’idea di «La grazia» nasce dalla lettura di una notizia: la concessione della grazia da parte del Presidente Sergio Mattarella a un uomo che aveva ucciso la moglie affetta da Alzheimer. Da quel punto di partenza, Paolo Sorrentino costruisce un racconto su un Presidente della Repubblica di finzione, non ispirato a figure reali, chiamato a decidere su un atto di clemenza che mette in tensione coscienza privata e responsabilità pubblica.
Il cuore del film è un dilemma etico: come soppesare colpa, pietà e giustizia davanti a una storia che interroga la legge e l’umano? La scrittura si concentra sulla traiettoria interiore del protagonista, cattolico, costretto a misurarsi con il limite delle regole e l’ambiguità delle intenzioni.
La sceneggiatura, più complessa del consueto, organizza interrogativi a più livelli: istituzionale, morale, personale. Il protagonista tenta di decifrare il presente anche attraverso il dialogo con la figlia, generazione capace di intercettare sensibilità e linguaggi contemporanei, aprendo uno scarto tra esperienza e percezione del tempo che cambia.
Nel percorso emergono scelte senza risposte definitive, dove il dubbio diventa metodo e la grazia non è solo atto giuridico ma misura della fragilità umana, in bilico tra compassione e responsabilità.
Tra riflessione e ironia secondo sorrentino
Paolo Sorrentino rivendica un equilibrio netto: il film alterna interrogativi morali a lampi comici, senza temere il sorriso nei momenti più tesi. L’autore invita la platea a lasciarsi sorprendere: «Se volete ridere, ridete», afferma, indicando che l’ironia è parte integrante del linguaggio del racconto.
L’umorismo non alleggerisce il tema, lo rende attraversabile: i dialoghi sfruttano il paradosso per illuminare la responsabilità del Presidente, i suoi dubbi, le sue esitazioni. La risata arriva come frizione con la solennità del potere, mostrando l’uomo prima dell’istituzione.
La scrittura organizza il ritmo su una doppia cadenza: riflessione privata e scena pubblica. Nei passaggi domestici il tono si fa intimo, nell’arena istituzionale l’ironia svela i meccanismi della retorica, evitando didascalie morali e lasciando allo spettatore lo spazio dell’interpretazione.
Il rapporto con la figlia funziona da sonda nel presente: lessico, riferimenti, sguardo generazionale incrinano le certezze del protagonista, aprendo varchi di leggerezza che non diluiscono la posta etica.
La direzione di Daria D’Antonio asseconda questa oscillazione: luci misurate, composizioni essenziali, tempi che concedono respiro alla parola e alla pausa. La performance di Toni Servillo lavora per sottrazione: il gesto minimo incrocia la battuta asciutta, e il sorriso, quando arriva, sposta il baricentro emotivo.
FAQ
- Qual è il ruolo dell’ironia nel film? Strumento narrativo che affianca i temi morali senza sminuirli, offrendo accesso emotivo e critica ai riti del potere.
- Il protagonista è ispirato a figure reali? No, il Presidente è di finzione e non riproduce persone esistenti.
- Come si intrecciano pubblico e privato? Le scene istituzionali dialogano con momenti domestici, rivelando il conflitto tra dovere e coscienza.
- Che contributo dà la fotografia? Tono sobrio, luci controllate e inquadrature essenziali per sostenere il doppio registro riflessivo-ironico di Sorrentino.
- Perché la figura della figlia è centrale? Introduce il punto di vista generazionale, aiutando il protagonista a leggere il presente.
- Qual è l’approccio attoriale di Toni Servillo? Recitazione per sottrazione, calibrata su pause, sguardi e micro-espressioni.
- Qual è la fonte giornalistica citata? I contenuti si ispirano all’articolo riportato dalla cronaca locale, con riferimento alla presentazione al Conca Verde e alle dichiarazioni di Paolo Sorrentino.




