Sinner sorprende tutti, la decisione clamorosa sul doppio che spiazza Kyrgios e fa discutere il web

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Scelta del compagno di doppio: tra Kyrgios e Kim Jong-un
Jannik Sinner apre il sipario agli Australian Open 2026 con un segmento che mescola ironia, comunicazione studiata e gestione dell’immagine pubblica. Interrogato nel podcast “Pod Laver Arena” su una scelta paradossale – giocare il doppio con Nick Kyrgios, che in passato lo ha accusato più volte di doping, oppure con il leader nordcoreano Kim Jong-un – il numero 2 del mondo risponde senza esitazioni sul piano tennistico.
Per il campo, spiega, sceglierebbe “senz’altro” Kyrgios: la priorità è non perdere, anche a costo di affiancarsi a un personaggio controverso con cui i rapporti non sono stati sempre distesi. La risposta, accompagnata da una risata quando si passa all’ipotesi di “uscire” con l’uno o con l’altro, rivela un doppio registro: da un lato la lucidità sportiva, dall’altro la consapevolezza dei limiti di immagine legati a figure politiche estreme.
Il passaggio dimostra come Sinner utilizzi l’umorismo per disinnescare domande scomode, mantenendo intatta una linea di serietà competitiva. Anche di fronte a un format leggero, l’azzurro ribadisce la propria identità: prima viene il tennis e la volontà di vincere, poi lo spettacolo e le provocazioni mediatiche.
Sinner tra risate, appuntamenti simulati e vita privata
Nello studio di “Pod Laver Arena”, il tono cambia rapidamente: dal tennis si passa alla vita privata, tra battute e finzione televisiva. La conduttrice Lizzy Hoo inscena un finto primo appuntamento con Jannik Sinner, costruendo una cornice leggera che serve a mostrare il lato più informale del numero 2 del mondo.
L’azzurro gioca il ruolo con misura: scherza sull’abbigliamento, ammette che per un appuntamento pomeridiano sceglierebbe una semplice tuta e concede, senza esagerare, che “non è mai troppo presto per lo champagne”. Alla domanda sul condizionatore acceso di notte, respinge il pressing con naturalezza, chiarendo che non dorme con l’aria fredda in funzione, dettaglio che la conduttrice trasforma in pretesto narrativo per dire che “così non può funzionare tra noi”.
Quando il discorso scivola sulle abitudini a letto, Sinner preferisce rimanere sul terreno neutro: lenzuola in cotone, presentate quasi come scelta standard più che come opzione studiata. Anche sul conto al ristorante mantiene un profilo pragmatico: pagare tutto non sarebbe “opportuno”, meglio dividere almeno al primo incontro.
L’unica vera ammissione di “disallineamento” con il personaggio perfetto arriva sulla skincare: nessuna routine, nessun rituale. La conduttrice finge di prenderla come rottura definitiva del feeling, ma l’azzurro chiude con una via di fuga elegante: “Beviamo, restiamo amici e pago io”, conservando controllo e simpatia.
Melbourne, il pubblico e il legame speciale con l’Australia
Nel prosieguo del podcast, Jannik Sinner riporta la conversazione sul terreno che più gli appartiene: il rapporto con Melbourne e con gli Australian Open. Descrive l’appuntamento di inizio stagione come un momento “speciale”, quasi un rito inaugurale dell’anno tennistico, e ribadisce quanto apprezzi l’atmosfera di Melbourne Park.
In questo contesto, l’azzurro non nasconde una certa stanchezza per le domande ripetitive che accompagnano ogni Slam: come è andata la preparazione, come ci si sente a tornare dove si è già vinto, quali sono le sensazioni. Ammette di rispondere sempre con le stesse frasi, segnalando con onestà il limite di un rituale mediatico spesso prevedibile.
C’è spazio anche per un momento più leggero: su richiesta dei conduttori, Sinner prova un accento australiano con un “It’s all right, mate” dal timbro nasale, promosso in studio come più che credibile. Il legame con il pubblico emerge nel ricordo dei “carota boys”, il gruppo di tifosi vestiti d’arancione che lo ha accompagnato in passato: oggi il sostegno è più ampio e diffuso, ma vedere quelle macchie di colore sugli spalti, spiega, gli fa ancora effetto “casa”.
Sull’eventuale presenza del gruppo in questa edizione resta cauto: potrebbero apparire, oppure no, tutto dipenderà dal cammino nel torneo. Intanto, l’azzurro ribadisce quanto l’energia delle tribune australiane sia diventata una componente strutturale della sua esperienza in campo.
FAQ
- Chi ha intervistato Jannik Sinner nel format citato?
L’intervista è avvenuta nel podcast “Pod Laver Arena”, con la conduzione della comica e presentatrice Lizzy Hoo, in un contesto pensato per mostrare il lato più informale dei protagonisti degli Australian Open.
- Perché Sinner ha parlato di un finto appuntamento durante l’intervista?
La sequenza del finto appuntamento è stata una scelta di format del podcast: serviva a creare una situazione giocosa in cui Sinner potesse reagire a domande su abbigliamento, abitudini a letto e galateo del conto al ristorante, senza entrare davvero nella sua vita privata.
- Qual è la posizione di Sinner sulla divisione del conto al primo appuntamento?
Jannik Sinner ha spiegato che, dal suo punto di vista, non sarebbe “opportuno” far pagare tutto alla donna. Ha proposto come soluzione equilibrata dividere il conto alla prima uscita, lasciando intendere che le modalità potrebbero cambiare se l’incontro avesse un seguito.
- Che cosa ha rivelato Sinner sulle sue abitudini notturne e sulla scelta delle lenzuola?
L’azzurro ha raccontato di non dormire con il condizionatore acceso e di utilizzare lenzuola in cotone, presentate come la scelta “migliore” in modo quasi ironico, senza trasformare il dettaglio in una questione di lusso o immagine.
- Jannik Sinner segue una routine di skincare?
No, durante la conversazione Sinner ha dichiarato di non avere alcuna routine di skincare. La conduttrice ha usato la risposta per scherzare sulla presunta incompatibilità di coppia, mentre l’azzurro ha riportato il tutto su toni amichevoli.
- Perché Melbourne è così importante per Sinner?
Melbourne rappresenta per lui l’inizio simbolico della stagione e un luogo dove il rapporto con il pubblico si è consolidato nel tempo. Sinner ha sottolineato che gli Australian Open sono un appuntamento “speciale” e che l’energia delle tribune di Melbourne Park incide positivamente sul suo rendimento.
- Qual è la fonte giornalistica delle informazioni riportate?
Le informazioni si basano su quanto riportato dalla stampa sportiva italiana, in particolare dalle cronache de l’ANSA, che hanno ricostruito l’intervento di Jannik Sinner nel podcast “Pod Laver Arena” in occasione degli Australian Open 2026.
Melbourne, il pubblico e il legame speciale con l’Australia
Nel dialogo con il podcast Pod Laver Arena, Jannik Sinner chiarisce quanto il calendario tennistico ruoti, per lui, attorno a Melbourne. L’apertura di stagione agli Australian Open viene descritta come un passaggio quasi rituale, un appuntamento che scandisce l’anno e che ormai fa parte stabile della sua identità sportiva.
Allo stesso tempo, il numero 2 del mondo non nasconde la fatica per le interviste in serie: domande su prestagione, emozioni del ritorno, sensazioni in campo che si ripetono uguali a ogni Slam. Sinner ammette di finire spesso per dare risposte fotocopia, evidenziando il contrasto tra la complessità del lavoro quotidiano e la prevedibilità del racconto mediatico.
Il legame con l’Australia emerge anche nei dettagli più leggeri. Invitato a cimentarsi con l’accento locale, l’azzurro si lancia in un “It’s all right mate” nasale, accolto in studio come sorprendentemente autentico e usato come simbolo della sua integrazione con l’ambiente di Melbourne Park.
Il discorso si sposta poi sui “carota boys”, il gruppo di tifosi in arancione che ha colorato le sue prime campagne australiane. Sinner riconosce che oggi il sostegno sugli spalti è più ampio e strutturato, ma ammette che quelle macchie di arancione restano un riferimento emotivo: lo fanno sentire “a casa” ovunque giochi, anche se la loro presenza in questa edizione resta legata all’andamento del torneo.
FAQ
- Perché Jannik Sinner considera Melbourne un appuntamento speciale?
Jannik Sinner descrive gli Australian Open come l’inizio simbolico della stagione, un passaggio fisso che segna il nuovo anno tennistico e che nel tempo è diventato un punto fermo del suo percorso agonistico.
- Come vive Sinner le interviste ripetitive durante gli Slam?
L’azzurro ammette di essere stanco delle stesse domande su prestagione e sensazioni al rientro: riconosce di rispondere spesso in modo identico, segnalando la distanza tra la routine dei media e il lavoro reale svolto in allenamento.
- Che relazione ha Sinner con il pubblico di Melbourne Park?
Sinner sottolinea che l’energia delle tribune australiane è diventata parte integrante della sua esperienza in campo. Avverte un sostegno crescente e diffuso, che lo aiuta a esprimersi ai massimi livelli durante il torneo.
- Chi sono i “carota boys” e che ruolo hanno nel tifo per Sinner?
I “carota boys” sono un gruppo di tifosi che si presentano vestiti d’arancione, colore simbolo del giocatore. Hanno contribuito a creare un’immagine iconica del suo seguito sugli spalti, restando un riferimento affettivo per l’azzurro.
- È certa la presenza dei “carota boys” agli Australian Open 2026?
Jannik Sinner resta prudente: spiega che i tifosi potrebbero seguirlo anche in questa edizione, ma tutto dipenderà dallo sviluppo del torneo e dagli impegni del gruppo durante la stagione.
- Perché l’accento australiano di Sinner è stato evidenziato nel podcast?
Nel corso di Pod Laver Arena, a Sinner è stato chiesto di imitare l’accento locale. Il suo “It’s all right mate” è stato giudicato credibile e usato dai conduttori per sottolineare il suo crescente feeling con l’ambiente australiano.
- Qual è la fonte giornalistica delle informazioni riportate sull’intervista?
I contenuti relativi all’intervento di Jannik Sinner nel podcast “Pod Laver Arena” e agli Australian Open 2026 sono ricostruiti sulla base delle cronache pubblicate dall’agenzia di stampa italiana ANSA.




