Sigarette, nuovo aumento dei prezzi rende il fumo ancora più caro

Aumenti sulle sigarette in Italia: cosa cambia dal 13 febbraio
Dal 13 febbraio fumare in Italia costa ancora di più. Gli ultimi adeguamenti delle accise, introdotti con la legge di bilancio e formalizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, spingono verso l’alto i listini di sigarette, tabacco trinciato, sigaretti e sigari, con rincari fino a 30 centesimi a pacchetto. L’intervento non è episodico ma inserito in una traiettoria pluriennale che combina esigenze di gettito fiscale e strategia di sanità pubblica, puntando a rendere il fumo progressivamente meno accessibile, in particolare per i consumatori più giovani e per chi ha redditi medio-bassi.
Per il bilancio dello Stato si tratta di una leva stabile di entrate; per i fumatori, di un aumento strutturale del costo di una dipendenza già onerosa.
Accise e manovra: perché i prezzi aumentano ora
Gli incrementi derivano dal meccanismo di adeguamento delle accise previsto dalla manovra finanziaria, che aggiorna la tassazione specifica e quella proporzionale sul tabacco lavorato. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha recepito le nuove aliquote nei listini ufficiali, imponendo agli operatori di riallineare i prezzi minimi e medi. Questo schema, concordato a livello europeo, mira a ridurre le differenze tra prodotti e a limitare la convenienza relativa delle fasce di prezzo più basse, spesso preferite dai fumatori più giovani.
La scelta politica è chiara: spostare parte del carico fiscale sul consumo nocivo, mantenendo stabile o solo moderatamente crescente la pressione su altre basi imponibili.
Effetto combinato su prezzi, consumi e gettito
Una singola variazione di 20-30 centesimi può apparire marginale, ma l’effetto cumulativo di aumenti ravvicinati ridisegna il costo complessivo del fumo. Le evidenze epidemiologiche indicano che rincari ripetuti producono nel medio periodo una riduzione dei consumi, soprattutto tra i giovani e tra chi è esposto a maggiore vulnerabilità economica. Parallelamente, le entrate fiscali da accise e Iva restano elevate, almeno finché la contrazione dei volumi non supera il beneficio di prezzo. Il governo utilizza così la leva tributaria come strumento di policy sanitaria e di consolidamento del bilancio, con un equilibrio delicato tra obiettivi di salute e sostenibilità delle entrate.
L’impatto reale dipenderà dalla reazione dei consumatori e dall’evoluzione del mercato illecito.
Marchi coinvolti e nuove soglie di prezzo


L’aggiornamento dei listini colpisce in modo trasversale le principali marche di sigarette vendute in Italia, includendo prodotti tradizionali e alternative come tabacco trinciato, sigaretti e sigari. Le varianti di Camel in pacchetto rigido superano ora i 6 euro, mentre le Winston si avvicinano a quella soglia. Le Benson & Hedges sfiorano i 7 euro a seconda della tipologia, e le American Spirit entrano stabilmente nella fascia alta del listino. Anche i prodotti ritenuti “più economici” vedono un rialzo che erode progressivamente il vantaggio di prezzo per chi cerca soluzioni di ripiego.
Il messaggio regolatorio è univoco: nessuna fascia del mercato del tabacco resta indenne dal percorso di riallineamento fiscale.
Sigarette, trinciati, sigaretti e sigari: quanto si paga ora
Per le sigarette confezionate, la nuova ondata di rincari porta numerosi marchi oltre i 6 euro a pacchetto, con alcuni premium prossimi ai 7 euro. Il tabacco trinciato, spesso scelto per ragioni di risparmio, registra confezioni da 30 grammi che superano gli 8 euro, riducendo la convenienza rispetto alle “bionde” tradizionali. Anche i fumatori di sigaretti e sigari affrontano listini più elevati, con prodotti che si collocano tra 5,40 e 6,60 euro a confezione. La strategia fiscale tende a omogeneizzare la pressione su tutte le tipologie, per evitare spostamenti di consumo verso segmenti meno tassati.
Di fatto, l’intero comparto è interessato da una revisione che rende ogni opzione più costosa.
Rischio spostamento verso il mercato illegale
Quando i prezzi legali crescono rapidamente, aumenta il rischio di canali paralleli: contrabbando, prodotti non conformi o acquisti transfrontalieri. L’innalzamento delle accise deve quindi essere accompagnato da un rafforzamento dei controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e delle forze dell’ordine per limitare la diffusione di sigarette di contrabbando, spesso prive di standard di qualità e con rischi sanitari ulteriori. A livello europeo, la cooperazione tra autorità doganali diventa centrale per presidiare le frontiere esterne e le rotte più sensibili. Senza vigilanza efficace, parte del gettito atteso potrebbe disperdersi e la concorrenza sleale danneggerebbe i rivenditori autorizzati.
L’efficacia della politica fiscale dipende quindi anche dalla capacità di contenere l’economia sommersa.
Impatto economico sui fumatori e scenari futuri
Per chi fuma un pacchetto al giorno, un aumento di 20-30 centesimi significa spendere diverse decine di euro in più all’anno, che si sommano ai rincari degli ultimi anni. L’onere è particolarmente gravoso per i fumatori cronici, spesso appartenenti a fasce socioeconomiche fragili. Dal lato pubblico, il maggior gettito alimenta il bilancio ma non compensa i costi sanitari e sociali legati alle patologie fumo-correlate. Il calendario normativo prevede ulteriori incrementi nel 2027 e nel 2028, consolidando una traiettoria in cui il fumo è destinato a diventare un’abitudine sempre più costosa e, potenzialmente, meno diffusa.
La sfida sarà accompagnare i rincari con politiche di prevenzione e supporto all’uscita dalla dipendenza.
Quanto pesa davvero l’aumento annuo per un fumatore tipo
Se un pacchetto aumenta di 0,30 euro e il consumo resta di uno al giorno, il rincaro diretto è di circa 109 euro l’anno. In presenza di più aumenti ravvicinati, la spesa aggiuntiva può superare facilmente i 150-200 euro annui, senza considerare l’effetto di possibili future revisioni delle accise. Per chi fuma due pacchetti al giorno, l’impatto raddoppia e inizia a incidere in modo significativo sul bilancio familiare. Questa pressione economica è uno degli strumenti più documentati per indurre tentativi di riduzione o cessazione, ma senza adeguato supporto il rischio è lo spostamento verso prodotti più economici o di provenienza irregolare.
L’analisi costo-beneficio, per il singolo, tende a diventare sempre meno favorevole al mantenimento dell’abitudine.
Aumenti programmati 2027-2028 e prospettive di salute pubblica
Il quadro normativo già definito prevede per il 2027 un ulteriore rialzo delle accise di circa 10-12 centesimi a pacchetto e nel 2028 un nuovo incremento stimato in 13-14 centesimi. Questo percorso graduale mira a dare prevedibilità agli operatori e a inviare un segnale chiaro ai consumatori: il costo del fumo sarà strutturalmente crescente. Dal punto di vista della salute pubblica, l’evidenza internazionale indica che politiche di prezzo combinate con campagne informative, sostegno alla disassuefazione e restrizioni alla pubblicità producono le riduzioni più significative di prevalenza.
Per milioni di fumatori italiani, il 13 febbraio rappresenta un ulteriore punto di svolta: ogni sigaretta pesa un po’ di più sul portafoglio e sulla salute futura.
FAQ
Perché le sigarette aumentano di prezzo in Italia
L’aumento è legato all’adeguamento delle accise previsto dalla manovra finanziaria, recepito nei listini ufficiali dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per incrementare il gettito e scoraggiare il consumo di tabacco.
Di quanto aumentano i pacchetti di sigarette
Gli incrementi attuali arrivano fino a 20-30 centesimi a pacchetto, con variazioni diverse per marche e tipologie; ulteriori rialzi sono già programmati per gli anni successivi.
Quali marchi risultano più colpiti dai rincari
Tra i marchi più diffusi colpiti dagli aumenti figurano Camel, Winston, Benson & Hedges e American Spirit, ora collocate nelle fasce di prezzo medio-alte del mercato.
I rincari riguardano anche il tabacco trinciato
Sì, il tabacco trinciato registra aumenti rilevanti: alcune confezioni da 30 grammi superano gli 8 euro, riducendo il vantaggio economico rispetto alle sigarette confezionate.
Come cambia la spesa annuale per un fumatore abituale
Per chi fuma un pacchetto al giorno, un incremento di 30 centesimi comporta oltre 100 euro in più all’anno; con ulteriori aumenti e consumi maggiori l’esborso cresce rapidamente.
Gli aumenti sulle sigarette servono davvero a ridurre i consumi
Le ricerche indicano che rincari ripetuti riducono il consumo, in particolare tra giovani e soggetti economicamente vulnerabili, soprattutto se accompagnati da campagne di prevenzione e supporto alla cessazione.
Ci saranno altri aumenti di prezzo nei prossimi anni
Sì, il calendario normativo prevede incrementi aggiuntivi delle accise nel 2027 e nel 2028, nell’ordine di 10-12 centesimi e poi 13-14 centesimi a pacchetto, salvo modifiche legislative.
Qual è la fonte delle informazioni sugli ultimi rincari
I dati sugli aumenti e sui nuovi listini derivano dalla comunicazione ufficiale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dall’analisi pubblicata da Fortune Italia sul tema dei rincari del 13 febbraio.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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