Sigarette elettroniche, quasi metà del mercato europeo sfugge ai controlli tra rischio salute e frodi fiscali

Sigarette elettroniche irregolari in Europa, mercato sommerso da miliardi di euro
Quasi il 90% delle sigarette elettroniche vendute in Europa arriva dalla Cina, con un mercato irregolare che vale oggi circa 6,6 miliardi di euro e potrebbe raggiungere 10,8 miliardi entro il 2030.
Lo rivela un nuovo studio del New Fraunhofer Institute, condotto da Uwe Veres-Homm, che ha mappato per la prima volta il commercio sommerso nel settore vape europeo.
La ricerca, riferita principalmente al mercato Ue e in particolare alla Germania, evidenzia violazioni fiscali, mancata tracciabilità e rischi per la tutela del consumatore, con perdite erariali stimate in decine di milioni di euro l’anno.
In sintesi:
- Il 48% del mercato europeo delle sigarette elettroniche è irregolare o illegale.
- Entro il 2030 il giro d’affari irregolare può arrivare a 10,8 miliardi di euro.
- Cina, in particolare Shenzhen, domina produzione e fornitura per l’Europa.
- Serve tracciabilità digitale e cooperazione doganale per frenare il contrabbando.
Come funziona il mercato sommerso delle sigarette elettroniche in Europa
Lo studio Fraunhofer IIS ricostruisce la filiera sommersa attraverso dati commerciali, statistiche doganali e analisi della supply chain.
Circa il 48% del mercato europeo delle sigarette elettroniche, pari a 6,6 miliardi di euro, è costituito da prodotti irregolari che violano norme fiscali, regole di etichettatura, requisiti di omologazione o risultano di origine non tracciabile.
Di questo volume, il 35% è collegato a commercio illegale strutturato, mentre il 13% è imputabile a importazioni private di prodotti non approvati o non tassati.
Nel solo 2024, la perdita fiscale stimata in Germania è di circa 119 milioni di euro.
Il mercato irregolare cresce a un ritmo annuo previsto dell’8,6%, spinto dal ruolo centrale della Cina, da cui proviene circa il 90% dei dispositivi.
Il 72% della produzione cinese è concentrato a Shenzhen, dove operano il 70% dei produttori del settore.
Germania, Paesi Bassi e Belgio sono hub logistici chiave per la ridistribuzione in Europa: da questi Paesi le spedizioni vengono trasferite su camion e circolano all’interno dell’Unione dove i controlli sono minori, facilitando l’ingresso di merci irregolari e l’elusione d’imposta.
Secondo la Commissione europea, nell’ultimo anno nell’Ue sono arrivati circa 12 milioni di pacchi al giorno, in aumento rispetto al biennio precedente, con una quota crescente di ordini diretti dai consumatori europei verso piattaforme asiatiche.
I marketplace online sfruttano le differenze tra le normative nazionali, che rendono disomogeneo il regime di controlli e tassazione.
Horst Manner-Romberg, amministratore delegato di MRU Beratungs- und Verlagsgesellschaft mbH, evidenzia come queste forniture eludano controlli di qualità e sicurezza e risultino “estremamente redditizie” per i produttori: *“Le differenze di prezzo all’interno del mercato interno dell’Unione Europea creano inoltre incentivi al contrabbando e alle reimportazioni dai paesi confinanti, mettendo sotto enorme pressione i fornitori legali”*.
Uwe Veres-Homm sottolinea che *“standard uniformi per le licenze, la qualità dei prodotti e la tassazione potrebbero contribuire a ridurre le perdite fiscali e rafforzare la tutela dei consumatori”*.
Rischi di un divieto totale e le tre contromisure proposte
Rico Back, managing partner di SKR AG, che ha commissionato lo studio, avverte che i volumi in arrivo dall’Asia spesso si presentano come innocue confezioni standard: *“Quello che sembra un traffico innocuo costituisce in realtà un mercato sommerso del valore di miliardi”*.
La logistica si trova così “involontariamente al centro del problema”, con autorità doganali impossibilitate a controllare milioni di pacchi quotidiani senza margini di errore.
Back invoca catene di approvvigionamento tracciabili digitalmente e maggiore collaborazione con i Paesi di origine, evidenziando che l’aggiunta di liquidi e ricariche, spesso spediti in confezioni separate, rende i controlli ancora più complessi.
Lo studio mette in guardia contro un divieto totale delle sigarette elettroniche, oggi al centro del dibattito pubblico in vari Stati europei.
La chiusura dei canali legali spingerebbe infatti una quota ancora maggiore di consumo verso il mercato nero, aumentando rischi sanitari, perdite fiscali e potere degli operatori illegali.
In alternativa, i ricercatori indicano tre linee d’azione attuabili a prescindere dagli equilibri politici nazionali.
Primo: definizioni e classificazioni di prodotto uniformi in tutta l’Ue, per evitare che lo stesso dispositivo sia tassato e regolato in modo diverso da Stato a Stato.
Secondo: tracciabilità digitale e piattaforma dati centrale internazionale, usando tecnologie come serializzazione basata su blockchain e sistemi di valutazione del rischio supportati da intelligenza artificiale, per distinguere i flussi legali da quelli illegali.
Terzo: cooperazione strutturata con i Paesi di origine, in particolare la Cina, per effettuare controlli efficaci già prima dell’esportazione, integrandoli con la piattaforma dati centrale e creando trasparenza lungo l’intera catena di fornitura.
FAQ
Quanto vale oggi il mercato irregolare delle sigarette elettroniche in Europa?
Attualmente il mercato irregolare delle sigarette elettroniche in Europa è stimato in circa 6,6 miliardi di euro, pari a quasi la metà del volume complessivo.
Da dove proviene la maggior parte delle sigarette elettroniche vendute in Europa?
Provengono prevalentemente dalla Cina: circa il 90% dei dispositivi presenti sul mercato europeo ha origine cinese, con produzione concentrata soprattutto nell’area di Shenzhen.
Quali Paesi europei sono hub logistici per le sigarette elettroniche?
I principali hub logistici individuati dallo studio sono Germania, Paesi Bassi e Belgio, da cui le spedizioni vengono ridistribuite con controlli interni più deboli.
Perché un divieto totale delle sigarette elettroniche può essere controproducente?
Perché sposterebbe i consumi verso il mercato illegale, aumentando rischi sanitari, perdite fiscali e potere della filiera sommersa già oggi in forte crescita.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulle sigarette elettroniche?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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