Sicurezza nei locali notturni: il caso Crans-Montana svela le falle e il gap tra Svizzera ed Europa

Indice dei Contenuti:
Quadro normativo svizzero e criticità dei controlli
Svizzera adotta un impianto antincendio decentrato: i cantoni gestiscono l’esecuzione, mentre le regole tecniche sono armonizzate tramite VKF/AEAI, rese vincolanti dall’organo intercantonale competente. Nella pratica operativa, il binomio “norma VKF + direttive VKF” costituisce la base comune per edifici aperti al pubblico. Le aree chiave per locali ad alta affluenza sono materiali e compartimentazione, oltre a vie di fuga e salvataggio con requisiti di numero, larghezza e lunghezza proporzionati all’affollamento.
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Un esempio concreto arriva da Zurigo, dove le disposizioni per eventi modulano uscite e larghezze in funzione delle persone presenti: all’aumentare dell’occupazione, crescono sia il numero di varchi sia le sezioni utili. Questo impianto rende misurabile la sicurezza e riduce l’arbitrarietà applicativa nei permessi. Tuttavia il modello resta dipendente da verifiche puntuali e aggiornate nel tempo, soprattutto dopo lavori e cambi d’uso.
Il caso di Crans-Montana ha evidenziato la faglia critica: secondo la procura del Vallese, il locale non era sottoposto a ispezioni “annuali”, pur avendo ricevuto controlli in passato, e i proprietari rivendicavano la conformità. Tra ristrutturazioni, trasformazioni da “bar/lounge” a “club”, affollamento reale e uso di effetti scenici, la conformità formale può divergere dal rischio effettivo della singola serata.
Standard europei, differenze nazionali e impatto sui materiali
Nell’UE non esiste una “direttiva discoteche”: la prevenzione incendi resta competenza nazionale e spesso locale, mentre Bruxelles armonizza soprattutto standard tecnici e classificazioni condivise. Ciò crea un quadro comune di riferimento, ma l’attuazione concreta varia per capienze, uscite, gestione delle emergenze e regimi sanzionatori.
Il nodo dei materiali è centrale: la EN 13501-1 classifica i prodotti da costruzione per reazione al fuoco (A1–F) con indicatori su fumi e gocce incandescenti, parametro decisivo in ambienti chiusi e affollati. Pannelli fonoassorbenti o rivestimenti non idonei possono trasformare un piccolo innesco in un flashover in pochi minuti.
Nel confronto “Europa–Svizzera” emergono modelli regolatori più che differenze di severità: l’UE stabilisce standard e metodologie, gli Stati definiscono requisiti operativi e controlli; la Svizzera replica con armonizzazione tecnica VKF e applicazione cantonale. L’efficacia dipende dalla coerenza tra classificazioni dei prodotti, limiti di affollamento e vie di fuga realmente fruibili.
La lezione operativa: selezione rigorosa dei materiali certificati, verifica di installazioni e allestimenti temporanei, e controllo delle densità in sala riducono drasticamente il carico d’incendio e la velocità di propagazione, incidendo sul tempo utile di evacuazione.
Italia come benchmark operativo e approccio prestazionale
In Italia il riferimento storico è il D.M. 19 agosto 1996, che regola progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di pubblico spettacolo con requisiti su capienza, vie d’esodo, impianti e gestione. La norma è la base per il crowd management in contesti ad alta densità e per la definizione delle condizioni di agibilità.
Negli ultimi anni è stato introdotto il Codice di prevenzione incendi (D.M. 3 agosto 2015 e successive integrazioni), che affianca l’impostazione prescrittiva con un modello prestazionale per obiettivi di sicurezza, adattabile a casi complessi. Il Codice consente soluzioni equivalenti quando supportate da analisi del rischio, scenari d’incendio e verifiche ingegneristiche.
Questo doppio binario aumenta la robustezza operativa: regole minime chiare per capienze e vie di fuga, più strumenti avanzati per gestire materiali, compartimentazione e affollamenti variabili. Cruciali l’aggiornamento delle planimetrie, la manutenzione degli impianti e la formazione del personale per i primi 60 secondi di emergenza.
L’esperienza italiana indica tre leve efficaci: controllo delle densità reali, selezione di materiali certificati e gestione degli allestimenti temporanei ed effetti scenici, con ispezioni mirate dopo ristrutturazioni o cambi d’uso.
FAQ
- Qual è il ruolo del D.M. 19 agosto 1996?
Definisce requisiti prescrittivi per capienza, vie d’esodo, impianti e gestione nei locali di pubblico spettacolo. - Cosa introduce il D.M. 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi)?
Un approccio prestazionale per obiettivi di sicurezza, con analisi del rischio e soluzioni equivalenti. - Perché le vie di fuga restano centrali?
Determinano il tempo utile di evacuazione e devono essere dimensionate e sempre fruibili. - Come si gestiscono materiali e allestimenti temporanei?
Selezione di prodotti certificati, verifica di posa e controlli dopo modifiche o eventi speciali. - Che cosa implica il crowd management?
Monitoraggio delle densità, controllo accessi, piani di evacuazione e personale formato. - Quando servono ispezioni aggiuntive?
Dopo ristrutturazioni, cambi d’uso o introduzione di effetti scenici e arredi che alterano il rischio.
Lezioni di Crans-Montana e priorità per l’enforcement
Le prime evidenze sull’incendio di Crans-Montana delineano un’interazione letale tra innesco da sparkler, rivestimenti combustibili e geometrie sfavorevoli, con evoluzione rapida in flashover in un ambiente chiuso e affollato. La domanda chiave non è se le regole esistono, ma se descrivono e governano il rischio reale della serata, inclusi affollamento effettivo, cambi d’uso e allestimenti temporanei.
La priorità operativa è spostare i controlli dal piano formale a quello situazionale: verifiche mirate dopo ristrutturazioni e modifiche gestionali, audit su capienza reale e vie di fuga percepibili e praticabili, tracciabilità dei materiali installati e delle certificazioni.
Gli effetti scenici devono essere autorizzati con procedure scritte, interdistanze da soffitti e pannelli acustici e presidio operativo in sala. Fondamentale la formazione del personale sui primi 60 secondi: allarme immediato, apertura uscite, gestione dei flussi e comunicazione chiara al pubblico.
Per i locali notturni ad alta densità, enforcement significa ispezioni frequenti e non annunciate, piani di evacuazione testati, divieto di decorazioni non certificate, controllo delle code interne ed esterne e monitoraggio continuo della densità in pista e aree filtro.




