Serena Brancale guida i Big di Sanremo tra dubbi e sogni Eurovision

Sanremo, Eurovision e posizioni politiche: il nuovo test per i Big
La scelta di Levante di escludere a priori l’Eurovision Song Contest in caso di vittoria a Sanremo ha aperto un fronte inedito nel rapporto tra musica, geopolitica e grandi eventi tv.
Da allora ogni Big in gara viene interrogato non solo sul brano, ma sulla disponibilità a rappresentare l’Italia in un contesto segnato dalle polemiche legate al conflitto in Medio Oriente e alla presenza di Israele.
Le risposte di artisti come Serena Brancale, Michele Bravi, Sayf, il duo Maria Antonietta – Colombre e di J-Ax delineano un quadro complesso, fra cautela diplomatica, libertà artistica rivendicata e attenzione ai movimenti di protesta.
Serena Brancale: priorità al brano, ma apertura al palco europeo
Serena Brancale mantiene un profilo pragmatico: l’attenzione è concentrata sulle prove e sulla resa del brano a Sanremo, senza sbilanciarsi sul dopo.
Pur non pronunciando un “sì” esplicito, riconosce che anche l’Eurovision può diventare veicolo di un “bellissimo messaggio”, implicando che il palco internazionale non è solo vetrina ma spazio narrativo e simbolico.
La sua posizione si inserisce nella tradizione dei rappresentanti italiani che hanno usato con intelligenza scenografia e interpretazione per valorizzare identità, suono e lingua, senza trasformare la gara in un semplice atto politico.
Michele Bravi: contro la “cancel culture”, tra dubbi etici e libertà dell’arte
Michele Bravi pone una questione centrale: è legittimo che una competizione musicale escluda Paesi per motivi politici?
Rivendica la distinzione tra artista e governo, dichiarandosi contrario alla “cultura della cancellazione” e a decisioni che creino nuove esclusioni in nome di un principio etico.
Bravi non fornisce una risposta definitiva sulla partecipazione, ma sottolinea che un “no” di principio rischierebbe di rafforzare proprio quella dinamica di esclusione che critica, aprendo un dibattito cruciale sul ruolo dell’arte nei contesti di conflitto.
Nuove generazioni e coppie artistiche: Eurovision come scelta ponderata


Le posizioni di Sayf e del duo Maria Antonietta – Colombre mostrano come le nuove generazioni della scena italiana vivano l’eventuale approdo all’Eurovision come un passaggio da valutare con estrema attenzione, non solo in termini di carriera.
Fra solidarietà alle proteste per la Palestina, riflessione sui contesti geopolitici e consapevolezza dell’esposizione mediatica globale, l’adesione alla rassegna non è più automatica conseguenza di una vittoria sanremese.
Emergono così artisti che intendono legare ogni scelta pubblica a un percorso coerente di responsabilità personale e politica.
Sayf: solidarietà alle proteste e sospensione del giudizio
Sayf ammette che l’eventuale partecipazione dipenderebbe dall’evoluzione degli eventi: “Intanto deve andare in un certo modo”.
Dichiara apertamente di condividere le proteste di chi manifesta per quanto accade in Palestina, segnando una presa di posizione valoriale netta, ma evita annunci irrevocabili.
In questa fase, spiega, non pensa all’Eurovision: la sospensione del giudizio riflette l’idea che un artista debba poter riconsiderare la propria scelta alla luce del contesto internazionale e delle proprie convinzioni etiche.
Maria Antonietta e Colombre: coerenza politica e “un passo alla volta”
Maria Antonietta e Colombre, coppia nella musica e nella vita, rivendicano un approccio graduale e riflessivo: ogni decisione è “ponderata” e affrontata “un passo alla volta”.
Ammettono di non aver ancora discusso seriamente l’ipotesi Eurovision, ma ricordano come, negli eventi di Nessun Dorma, abbiano sempre “messo la faccia”, segnalando una storia personale di impegno civile.
L’eventuale scelta di rappresentare l’Italia sarebbe quindi valutata non solo in termini artistici, ma in continuità con un percorso di esposizione pubblica responsabile e coerente.
Il caso J-Ax: usare il palco europeo come atto politico creativo
Fra i Big interpellati, J-Ax porta la riflessione su un terreno esplicitamente strategico: non solo se andare all’Eurovision, ma come usarlo.
In un’intervista a Il Messaggero, l’artista affronta il tema con il consueto linguaggio diretto, immaginando un utilizzo “sovversivo” del regolamento attraverso il testo del brano.
La sua posizione mette al centro un’idea forte: trasformare la partecipazione da atto passivo a strumento di comunicazione politica mascherata, affidata a sottotesti e doppi livelli.
J-Ax: “Vado e cambio il testo” tra ironia e dissenso
J-Ax afferma che dovrebbe “pensarci”, ma dichiara di avere già un’idea: “Vado e cambio il testo della canzone mettendoci dentro un bel proclama su quello che penso”.
Spiega che lo farebbe “con intelligenza”, inserendo un passaggio “ambiguo” che gli organizzatori non coglierebbero, richiamando il precedente di Ohi Maria, brano che “mezza Italia” scambiò per una dedica alla Madonna o a Maria De Filippi.
In questa visione, l’Eurovision diventa un megafono globale dove il messaggio politico passa in forma criptata, alludendo a un uso consapevole delle regole televisive internazionali.
Libertà artistica, censura e responsabilità verso il pubblico
Le parole di J-Ax aprono un tema chiave per l’industria musicale: fin dove può spingersi un artista nel forzare i confini imposti da un format internazionale?
L’idea di un “proclama” nascosto rimanda a una lunga tradizione di testi in codice nei contesti censurati, ma oggi si intreccia con regolamenti stringenti, social media e interpretazioni politiche immediate.
Per il pubblico, questo approccio può rafforzare il legame di fiducia con chi usa un’occasione di visibilità enorme per veicolare posizioni autentiche, purché il messaggio resti comprensibile, responsabile e non si riduca a mera provocazione.
FAQ
Perché l’Eurovision è diventato un tema politico per i Big di Sanremo?
Le tensioni internazionali e le proteste legate alla presenza di Israele hanno trasformato l’Eurovision in un banco di prova etico, spingendo gli artisti a chiarire il rapporto fra rappresentanza nazionale, libertà creativa e posizioni politiche.
Cosa ha dichiarato Levante sulla possibilità di andare all’Eurovision?
Levante ha affermato che non avrebbe mai accettato di rappresentare l’Italia in caso di vittoria a Sanremo, segnando un netto rifiuto dell’Eurovision nel contesto politico attuale e aprendo di fatto il dibattito mediatico sul tema.
Qual è l’atteggiamento di Serena Brancale verso l’Eurovision?
Serena Brancale resta concentrata sulla gara sanremese, ma riconosce che anche l’Eurovision può veicolare “un bellissimo messaggio”, suggerendo un’apertura di principio alla partecipazione senza dichiarazioni perentorie.
Come si è espresso Michele Bravi sulla “cultura della cancellazione”?
Michele Bravi ha criticato la logica delle esclusioni per motivi politici, dichiarandosi contrario alla “cultura della cancellazione” e sottolineando che l’artista rappresenta l’arte, non il governo, pur ribadendo di non condividere quanto accade nei territori in conflitto.
In che modo Sayf collega Palestina e decisione sull’Eurovision?
Sayf ha detto di condividere le proteste per ciò che accade in Palestina e di non pensare ora all’Eurovision, lasciando intendere che la scelta dipenderà dall’evoluzione politica e dal quadro etico in cui si troverà ad agire.
Cosa distingue l’approccio di Maria Antonietta e Colombre?
Maria Antonietta e Colombre rivendicano decisioni sempre “ponderate”, ricordando l’impegno negli eventi di Nessun Dorma e proponendo un metodo graduale: discutere dell’Eurovision solo se l’ipotesi diventerà reale.
Qual è l’idea di J-Ax su un’eventuale partecipazione all’Eurovision?
J-Ax immagina di andare e “cambiare il testo”, inserendo un “proclama” mascherato da ambiguità, sfruttando il palco come megafono politico creativo, in linea con la sua storia di autore di brani a doppia lettura come “Ohi Maria”.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni riportate?
Le posizioni di Serena Brancale, Michele Bravi, Sayf, Maria Antonietta, Colombre e J-Ax sono state raccolte e sintetizzate a partire dall’articolo pubblicato su Biccy a firma di Fabiano Minacci.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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