Sanremo sorprende tutti: le pagelle segrete delle canzoni svelano clamorose svolte

Indice dei Contenuti:
Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni in anteprima
Voci che rischiano
Nel cast spiccano autori che scrivono in prima persona, con una cura del testo che punta alla durata oltre la settimana festivaliera. Levante costruisce un innamoramento concreto e non instagrammabile, trattenendo la retorica e cercando immagini intime («lacrimeresti tutto il mio stupore») che potrebbero esplodere dal vivo.
Tredici Pietro porta la fragilità maschile fuori dallo slogan: il rap resta accessibile, il ritornello immediato, con quella lucidità generazionale “Gen Z” che al Festival manca spesso. Nayt sceglie l’introspezione controllata: domande aperte su identità e senso, produzione pulita, ma ancora in cerca di una zampata memorabile.
Il lavoro di squadra tra Ermal Meta e Dardust si traduce in una ninna nanna che parla di guerra e infanzia con toni caldi e medio-orientali: sperimentazione senza effetti speciali, narrativa di resistenza e speranza che punta al lungo periodo. Fulminacci conferma la capacità di trasformare il quotidiano in pop collettivo: frasi da citare, ritornello che si imprime, ponte ideale tra indie e grande pubblico.
Meno centrata la ballad raffinata firmata Pacifico per Enrico Nigiotti: tema alto (pressioni sociali, tempo che passa), ma struttura irregolare e assenza di un gancio forte rischiano di limitarne l’impatto sulle platee generaliste. Michele Bravi, fedele al proprio universo malinconico, firma un brano elegante sugli amori irrisolti, formalmente ineccepibile ma ancora troppo prevedibile per emergere nella gara.
Pop, ballad e zona comfort
L’area più affollata è quella delle ballad emozionali e del pop rassicurante. Serena Brancale sceglie un omaggio alla madre con pianoforte e grande pathos: l’interpretazione è poderosa, ma l’estetica “colonna sonora Disney” spinge tutto verso l’iperbole emotiva. Arisa riflette sull’età adulta con classe, fotografando bene il passaggio dai trent’anni ai quaranta, ma il racconto amoroso resta su binari già percorsi.
Raf propone una lettera d’amore che privilegia chiarezza e linearità: melodia pulita, romanticismo senza svolte, comfort assoluto per chi cerca il classicismo, meno per chi attende una sorpresa. Nella stessa comfort zone si muove Eddie Brock, tra amicizia e sentimento: ballad che cresce in archi e volume, ma il crescendo patetico appare datato.
Sul fronte pop più radiofonico, Elettra Lamborghini gioca il suo ruolo di quota leggerezza: lingua mista, citazione di Raffaella Carrà, ritornello facile, ma la distanza con il modello resta ampia e l’operazione si ferma al puro intrattenimento. LDA e Aka 7even intrecciano ritmi latini e suggestioni partenopee in una tarantella contemporanea pensata per il trenino di fine anno: efficace per festa e karaoke, poco innovativa sul piano autoriale.
Le Bambole di pezza affrontano il tema dell’odio online con un impianto rock classico e dichiarato grido d’aiuto: il rischio è che il messaggio, importante, rimanga allo stadio di slogan. Chiello, affiancato da Tommaso Ottomano, guarda al rock alternativo internazionale, con richiami agli Strokes: asciutto, credibile, da valutare soprattutto sull’impatto live.
Ironia, rap e sperimentazioni pop
Il filone più interessante sul piano narrativo è quello che incrocia ironia, coscienza sociale e linguaggi urban. Dargen D’Amico usa il doppio senso “AI / ai ai” per leggere l’epoca dell’intelligenza artificiale: ritornello calibrato per restare in testa, verso chiave («certe cose non puoi ancora farle con l’AI») e un commento sociale agile, perfetto per la macchina televisiva.
Fedez e Marco Masini costruiscono un dialogo quasi teatrale: crepe di coppia, autobiografia esposta, paragoni estremi, con contrasti tra strofe trattenute e ritornello urlato. L’effetto è da grande momento televisivo più che da classico pop destinato a durare. J-Ax riprende il proprio marchio tra country-pop, cori da stadio e luoghi comuni sull’Italia: la satira è leggera, il mestiere si sente, ma la scrittura resta in superficie.
Sul versante del divertissement, Samurai Jay propone un reggaeton da aperitivo, con inserti in spagnolo e invito al ballo slow: perfetto per il dopofestival, meno per segnare un’epoca. Maria Antonietta e Colombre firmano una marcetta pop elettronica anni Ottanta, ironica e rétro, con punchline («facciamo insieme una rapina / per riprenderci tutta la nostra vita») che ha tutto per diventare tormentone.
Nello spazio rap-pop più melodico, Nayt conferma un tono “conscious” misurato, mentre Tredici Pietro offre una vulnerabilità maschile credibile, con produzione affine al mondo di Olly. In area indie-pop, Fulminacci emerge come uno dei pochi a tenere insieme scrittura d’autore e formato famiglia, con frasi quotidiane trasformate in coro potenziale da Arena.
FAQ
D: Le valutazioni sulle canzoni sono definitive?
R: No, sono pagelle in anteprima basate sugli ascolti studio e potranno cambiare dopo le esibizioni live.
D: Quali artisti puntano maggiormente sulla scrittura d’autore?
R: In particolare Levante, Fulminacci, Ermal Meta e il duo Maria Antonietta & Colombre lavorano su testi centrati e riconoscibili.
D: Chi può diventare il brano «giovane» di riferimento?
R: I pezzi di Tredici Pietro e Nayt hanno le caratteristiche per parlare alla Gen Z senza risultare costruiti.
D: Quali sono i potenziali tormentoni da radio?
R: Il brano di Dargen D’Amico, la marcetta pop di Maria Antonietta & Colombre e il pop quotidiano di Fulminacci sembrano i più adatti.
D: C’è spazio per la critica sociale nel cast?
R: Sì, tra il commento sull’AI di Dargen D’Amico, la satira di J-Ax e i temi di guerra e infanzia ripresi da Ermal Meta.
D: Quali brani puntano soprattutto sull’emozione pura?
R: Le ballad di Serena Brancale, Arisa, Michele Bravi ed Eddie Brock cercano l’impatto emotivo diretto e il grande climax.
D: Da dove provengono in origine queste analisi sulle canzoni?
R: Le prime valutazioni circolate in rete fanno riferimento a un’anteprima critica pubblicata dal quotidiano Corriere della Sera, rielaborata qui in chiave sintetica e informativa.
D: Quanto contano le performance dal vivo sul giudizio finale?
R: Moltissimo: arrangiamento, presenza scenica e resa vocale possono ribaltare percezioni nate solo dagli ascolti in studio.




