Sanremo sorprende, primi ascolti rivelano un inaspettato ritorno al passato

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Sanremo 2026, i primi ascolti: tra ritorno agli anni ‘90 e qualche chicca dei giorni nostri
Nostalgia pop e nuovi equilibri
Le prime sessioni di ascolto negli studi Rai in corso Sempione mettono subito in chiaro una tendenza forte: la linea melodica e armonica dei festival anni ’90 e primi Duemila è tornata al centro, filtrata però da produzioni odierne e da una ricerca di suono più pulita. In questo solco si muovono le ballad di Arisa, Raf, Francesco Renga, Enrico Nigiotti, con architetture classiche, ritornelli aperti e testi che puntano su crescita personale e amori di lungo corso.
Accanto a loro diversi artisti giovani scelgono deliberatamente la via “sanremese” tradizionale: Eddie Brock rilegge la ballad romantica con chitarre anni ’80, Leo Gassmann abbraccia una scrittura estremamente lineare,
Non mancano però scritture che sfruttano il formato classico per raccontare altro: Mara Sattei lavora su un autoritratto emotivo potente e moderno, Maria Antonietta & Colombre aggirano l’enfasi con una leggerezza raffinata, Tredici Pietro e Dimartino costruiscono un brano dal respiro quasi cinematografico che, già al primo ascolto, appare tra i più compiuti e maturi del lotto.
Esperimenti, contaminazioni e scivoloni
La cornice definita da Carlo Conti come “bouquet di fiori diversi” trova conferma nelle prove che spingono di più sulla contaminazione di generi: il country ironico di J-Ax, il latin e merengue di Samurai Jay, i sapori latin-partenopei di LDA & Aka 7even, il pop-rock immediato delle Bambole di pezza. Non sempre però l’esperimento centra il bersaglio: alcune tracce, pur pensate per le radio e le playlist, rischiano il kitsch o il déjà-vu, come il brano di Sal Da Vinci o l’omaggio danzereccio firmato Elettra Lamborghini.
Sul fronte dell’elettronica, il lavoro di Malika Ayane con i producer Merk & Kremont si distingue per eleganza “french touch” e attenzione ai dettagli, mentre Ditonellapiaga affida a una base fresca e ben costruita un testo caustico che elenca idiosincrasie contemporanee, pagando qualcosa in originalità di concept. Anche Fulminacci conferma una scrittura brillante e anti-banale, con un brano che sembra cucito per il palco senza risultare artificiale.
Più complesso il capitolo “brani a tema”: Dargen D’Amico torna a usare il dance-pop come veicolo per riflessioni sull’intelligenza artificiale e sulle responsabilità individuali, mentre Ermal Meta sceglie di raccontare la guerra in chiave narrativa, ma l’intreccio di suoni e immagini rischia di apparire semplificato. Alcune prove, come quelle di Patty Pravo e Michele Bravi, sembrano affidarsi a strutture classiche senza trovare un vero scarto distintivo al primo ascolto.
Voci generazionali e potenziali sorprese
Nel quadro generale spiccano soprattutto gli artisti che riescono a mantenere intatto il proprio codice espressivo pur dentro una cornice nazional-popolare. Chiello porta una ballad intensa dal respiro alternative, addolcita rispetto agli esordi ma ancora fortemente identitaria. Nayt propone un testo oscuro e introspettivo su produzione Zef, rifiutando scorciatoie ruffiane e posizionandosi come voce generazionale che non teme di risultare “scomoda”.
Sayf firma uno dei brani più interessanti: un pop-rap che gioca con il jazz, la chanson e soluzioni melodiche impreviste, senza perdere accessibilità. Anche Mara Sattei sembra trovare una sintesi matura tra scrittura personale e vocazione mainstream, mentre Tommaso Paradiso, affiancato da Davide Petrella e Davide Simonetta, torna a quel romanticismo pop che ha segnato una stagione radiofonica intera.
In zona alto-podio potenziale si colloca il duetto tra Fedez e Marco Masini, costruito su un’alchimia riuscita tra voce ruvida e scrittura rap, con barre pensate per restare in memoria. Da tenere d’occhio anche la crescita di Mara Sattei e il possibile salto di popolarità per Tredici Pietro, se la resa live confermerà la forza dei brani ascoltati in anteprima negli studi di Milano.
FAQ
D: Qual è la tendenza dominante emersa dai primi ascolti?
R: Prevalgono strutture melodiche e armoniche che richiamano fortemente i festival degli anni ’90 e dei primi Duemila, spesso rivisitate con produzioni moderne.
D: Quali artisti hanno puntato di più sulla contaminazione di generi?
R: Hanno sperimentato soprattutto J-Ax con il country, Samurai Jay con latin e merengue, LDA & Aka 7even con sonorità latin-partenopee e le Bambole di pezza con un pop-rock immediato.
D: Quali brani appaiono più solidi già al primo ascolto?
R: Si distinguono in particolare le canzoni di Tredici Pietro, Mara Sattei, Maria Antonietta & Colombre, oltre ai pezzi di Chiello e Sayf, tutti fortemente identitari.
D: Ci sono rischi di eccesso di nostalgia?
R: Sì, alcune ballad di impianto classico tendono a ricalcare modelli sanremesi del passato senza introdurre veri elementi di novità, soprattutto nel caso di artisti più giovani.
D: Come viene trattata l’attualità nei testi?
R: Dargen D’Amico affronta l’intelligenza artificiale in chiave critica ma ballabile, mentre Ermal Meta parla di guerra con uno sguardo narrativo che a tratti rischia la semplificazione.
D: Quali voci rap sembrano più credibili sul palco dell’Ariston?
R: Luchè, Nayt e Sayf mantengono il proprio linguaggio senza compromessi e appaiono coerenti con il loro percorso artistico.
D: Quali brani puntano chiaramente alle playlist e alle radio?
R: I pezzi di Samurai Jay, Sal Da Vinci, Fedez & Marco Masini e parte della produzione più latin e dance sembrano pensati per una forte rotazione radiofonica.
D: Da quale fonte provengono i dettagli sui primi ascolti?
R: Le informazioni critiche e i giudizi sui brani derivano da una ricostruzione giornalistica basata sulle anticipazioni pubblicate dalla redazione di Rolling Stone Italia sui primi ascolti del festival.




