Sanremo rivoluziona il palco di Conti con un cast che spiazza tutti

Indice dei Contenuti:
Conti, ‘a Sanremo 2026 un bouquet variegatissimo per parlare a tutti i pubblici’
Un mosaico musicale per il 2026
Carlo Conti punta per il Festival di Sanremo 2026 su un mix sonoro pensato per parlare a pubblici diversissimi, dai giovanissimi ai telespettatori più adulti. L’obiettivo è costruire un cartellone capace di tenere insieme urban pop, rap, indie, cantautorato, country e rock, con una varietà più ampia rispetto alle precedenti edizioni. Il lavoro parte dal pre-ascolto delle canzoni, fase che il direttore artistico considera la più delicata, perché da quella scelta dipende l’identità complessiva dello show.
Secondo il conduttore, le proposte seguono andamenti ciclici: sono gli artisti a bussare alla porta del festival, e non il contrario. Da qui l’idea del “mercato dei fiori”, metafora attraverso cui il curatore seleziona brani differenti per timbro, stile, linguaggio, come se componesse un insieme di colori e profumi senza sovrapposizioni. Dentro questo schema, ogni genere trova spazio se possiede autenticità, qualità di scrittura e capacità di parlare al presente.
Il risultato ricercato è un equilibrio tra sperimentazione e familiarità, con qualche sorpresa destinata a diventare “fiore imprevisto” della competizione. L’attenzione alla riconoscibilità dei ritornelli convive con l’apertura a strutture meno tradizionali, in linea con le piattaforme digitali e le abitudini di ascolto on demand.
Generazioni, linguaggi e platea televisiva
La sfida principale è intercettare contemporaneamente più generazioni, senza appiattire il tono editoriale del festival. Conti richiama spesso l’esempio di giovani artisti come Olly, conosciutissimi dai ragazzi ma quasi ignoti a parte del pubblico adulto, affiancati a interpreti storici come Marcella, familiare ai telespettatori più maturi ma lontana dal lessico musicale di molti ventenni. Questa convivenza diventa la cifra identitaria della kermesse.
L’obiettivo dichiarato è allargare la “forbice” della platea televisiva: soddisfare i fan del rap come gli amanti della tradizione melodica, offrire spazio a chi porta produzioni moderne e a chi custodisce la memoria del pop italiano. La direzione artistica lavora perché nessuna fascia di pubblico si senta esclusa, puntando su narrazioni capaci di parlare di sentimenti, quotidianità e temi sociali con linguaggi diversi ma ugualmente accessibili.
In questo quadro, la costruzione delle serate e l’ordine di esibizione diventano strumenti editoriali a tutti gli effetti: alternare veterani e debuttanti, grandi hit potenziali e proposte di ricerca permette di mantenere attenzione alta e scoprire gradualmente i brani, lasciando al pubblico il tempo di affezionarsi e di condividere le canzoni su social e piattaforme.
Responsabilità, memoria recente e nuovi equilibri
Il curatore sottolinea il peso della responsabilità nella scelta del cast, soprattutto dopo un’edizione definita “particolarmente fortunata”, con exploit difficilmente replicabili. L’approccio per il nuovo ciclo parte proprio dall’archiviazione simbolica del passato recente: nessun tentativo di clonare formule vincenti, ma volontà di costruire un equilibrio diverso, coerente con le proposte arrivate e con l’evoluzione del mercato discografico italiano.
La centralità della musica resta prioritaria rispetto all’aspetto puramente televisivo, pur riconoscendo che lo show deve restare competitivo in prime time e sui social. Il festival diventa così un osservatorio sullo stato dell’industria: dagli emergenti spinti dalle piattaforme streaming alle firme autoriali già consolidate, fino ai ritorni di artisti storici che cercano una nuova stagione di visibilità.
Dietro ogni scelta c’è l’idea di preservare il ruolo della manifestazione come vetrina nazionale e internazionale, capace di influenzare classifiche, tour e strategie delle etichette. Per questo la selezione dei brani mira non solo al successo immediato, ma anche alla tenuta nel tempo, con attenzione alla qualità delle produzioni, alla credibilità degli interpreti e al potenziale editoriale sui canali digitali e sulle radio.
FAQ
D: Qual è il criterio principale adottato per la scelta delle canzoni?
R: La priorità è la qualità dei brani, unita alla capacità di rappresentare generi e linguaggi diversi, così da offrire un quadro il più possibile completo della scena italiana contemporanea.
D: In che modo vengono bilanciati artisti giovani e nomi storici?
R: La direzione artistica mixa nuove voci e interpreti di lungo corso per garantire riconoscibilità al grande pubblico e, insieme, spazio alle nuove generazioni.
D: Perché si parla di maggiore varietà rispetto allo scorso anno?
R: Le proposte arrivate coprono più generi, con sonorità che vanno dall’urban al cantautorato, dal country al rock, offrendo una gamma più ampia di stili.
D: Quanto pesa l’aspetto televisivo nelle scelte?
R: Lo show televisivo è importante, ma viene costruito a partire dalla musica: la selezione dei brani resta il fulcro, il resto si adatta a questo nucleo centrale.
D: Come si cerca di parlare a pubblici così diversi?
R: Si lavora su una combinazione di generi, età degli artisti e temi trattati, per includere sensibilità e abitudini di ascolto differenti, dalla TV generalista alle piattaforme digitali.
D: Che ruolo hanno i social e lo streaming nelle strategie?
R: Sono considerati fondamentali per misurare l’impatto dei brani e per supportare la scoperta degli artisti emergenti, senza però dettare da soli la linea editoriale.
D: L’edizione precedente influenza le scelte per il nuovo festival?
R: Viene presa come riferimento ma non come modello da replicare; si preferisce ogni volta ridefinire l’equilibrio in base alle nuove proposte ricevute.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le dichiarazioni di Carlo Conti e i dettagli sulle scelte musicali provengono da un lancio dell’agenzia di stampa ANSA, riprodotto con diritti riservati.




