Sanremo 2026, Manola Moslehi: Iran al centro, Carlo apre alla sfida culturale che farà discutere
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Manola Moslehi tra origini iraniane e carriera sanremese
Manola Moslehi, conduttrice radiofonica e televisiva di madre italiana e padre iraniano, racconta la distanza forzata dall’Iran per ragioni di sicurezza personale e identità dichiarata, scegliendo di viverne la memoria attraverso la storia familiare. La sua biografia, segnata da un percorso pubblico trasparente, si intreccia con una sensibilità maturata sull’esilio e sulla libertà individuale.
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Nel 2026 approda nell’universo di Sanremo con un doppio incarico: chiamata da Carlo Conti alla conduzione del PrimaFestival e inserita nella Commissione Artistica di Sanremo Giovani per il biennio 2024-2025, ruolo che consolida il suo profilo nelle scelte musicali e nella selezione dei nuovi talenti.
La fiducia ricevuta dal direttore artistico valorizza una voce già riconoscibile nel panorama radio-televisivo, capace di unire rigore professionale e attenzione ai temi civili, con l’obiettivo di portare sul palco una narrazione contemporanea, inclusiva e ancorata alla realtà.
La memoria familiare dell’Iran e il desiderio di cambiamento
Il racconto di Manola Moslehi si radica nelle vicende del padre, costretto a lasciare l’Iran alla fine degli anni Settanta dopo la caduta dello scià e l’ascesa di Khomeini, quando la famiglia visse una brusca frattura con la diaspora tra Italia, Stati Uniti e Parigi. La conduttrice descrive un passato vissuto “all’occidentale” dal genitore, interrotto dall’irrigidirsi del regime e dalla necessità di un esilio immediato per salvaguardare dignità e libertà.
In quella memoria si riflette il rischio personale che la stessa Moslehi riconosce per sé, legato alla professione mediatica e all’identità apertamente dichiarata, motivo per cui non ha mai messo piede nel Paese d’origine. Il legame resta però vivo attraverso la testimonianza del padre, che torna con emozione a quelle scelte forzate e alle rinunce di un diciannovenne sradicato.
Oggi, il genitore osserva l’attualità con un cauto ottimismo: “potrebbe essere la volta buona”, dice, percependo un’onda di protesta con risonanza internazionale più ampia rispetto al passato. Per Moslehi, questo sentire riaccende il desiderio di cambiamento, pur nella consapevolezza delle zone d’ombra informative e della complessità geopolitica che circonda la società iraniana.
Il possibile spazio a Sanremo 2026 per un messaggio umano sull’Iran
Manola Moslehi intravede nel Festival di Sanremo 2026 un contesto capace di accogliere un segnale etico, non schierato, sulla realtà dell’Iran, in linea con la sensibilità del direttore artistico. La conduttrice sottolinea che un eventuale momento dedicato non sarebbe politico, ma centrato sulle persone, sulle libertà negate e sui percorsi di esilio che toccano migliaia di famiglie.
Il riferimento a Carlo Conti è esplicito: la sua storia professionale, attenta alla dimensione umana dei temi civili, apre la possibilità di un passaggio sobrio e misurato, coerente con il profilo del servizio pubblico. Un approccio narrativo che privilegia testimonianze e contesti, evitando semplificazioni e slogan.
In questa prospettiva, Sanremo può diventare un amplificatore di consapevolezza, legando musica e racconto senza sottrarre spazio agli artisti. Un gesto calibrato — dal palco o nei contenuti editoriali del PrimaFestival — contribuirebbe a rendere visibile una vicenda che continua a intersecare le biografie della diaspora e le aspirazioni di chi chiede diritti fondamentali.
FAQ
- Qual è l’orientamento di Manola Moslehi sul tema Iran a Sanremo?
Favorire un messaggio umano e non politico, centrato su diritti e testimonianze. - Che ruolo ha Carlo Conti in questa possibile apertura?
Come direttore artistico, potrebbe prevedere uno spazio sobrio e coerente col servizio pubblico. - In che forma potrebbe avvenire il riferimento all’Iran?
Accenni editoriali, testimonianze o segmenti brevi integrati tra musica e conduzione. - Perché il tema non verrebbe trattato politicamente?
Per rispettare il contesto del festival e focalizzarsi sulle persone e sulle libertà individuali. - Qual è il legame personale di Moslehi con la vicenda iraniana?
Storia familiare di esilio paterno e impossibilità di recarsi nel Paese per ragioni di sicurezza. - Qual è il valore aggiunto per il pubblico del festival?
Maggiore consapevolezza su diritti e dignità senza interrompere la centralità musicale. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Intervista e dichiarazioni riportate da Adnkronos.




