Salvini frena sul Ponte dello Stretto tra fondi congelati e incertezze

Ponte sullo Stretto, stop ai fondi extra: cosa cambia davvero
La Ragioneria generale dello Stato ha modificato il decreto infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio, precisando che il Ponte sullo Stretto di Messina non potrà generare “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Questo significa che, per avviare i cantieri, la Società Stretto di Messina potrà utilizzare solo i 13,5 miliardi di euro già stanziati, senza ricorrere a ulteriori risorse statali.
La decisione, assunta a Roma nelle ultime settimane, ha acceso il confronto politico: le opposizioni parlano di stop tecnico e improvvisazione, mentre il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini smette di indicare scadenze precise per l’apertura dei lavori, pur ribadendo l’obiettivo di far partire i cantieri nel 2026.
In sintesi:
- Nessun fondo extra: il Ponte dovrà restare entro i 13,5 miliardi già previsti.
- La Ragioneria impone un vincolo tecnico di finanza pubblica al decreto infrastrutture.
- Opposizioni all’attacco: per il Pd nuovi rinvii e correzioni sul progetto del Ponte.
- Salvini rinuncia a scadenze mensili, ma conferma l’obiettivo di avvio cantieri.
Vincolo di spesa, reazioni politiche e ruolo della Ragioneria
Con la nuova formulazione del decreto, il Governo non potrà attingere ad altri capitoli di spesa per il Ponte sullo Stretto di Messina senza una revisione formale del bilancio.
La Ragioneria generale dello Stato, struttura tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, certifica la coerenza tra impegni politici e compatibilità di finanza pubblica, imponendo che l’opera resti entro l’investimento complessivo già autorizzato di 13,5 miliardi.
La scelta ha immediatamente alimentato lo scontro politico. Antonio Misani (Partito Democratico) accusa il Governo di procedere a colpi di “rinvii, correzioni e stop tecnici”, leggendo l’intervento della Ragioneria come prova di improvvisazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Sul fronte tecnico, la Società Stretto di Messina insiste invece sulla natura prudenziale della modifica: il tetto di spesa viene considerato compatibile con il cronoprogramma aggiornato e con la ripartizione annuale degli stanziamenti, già rivista dopo le osservazioni della Corte dei conti.
Le garanzie della società e la svolta di Salvini sulle scadenze
L’amministratore delegato della Società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, esclude l’ipotesi di nuovi fabbisogni finanziari per il Ponte: “Non sono previsti extracosti per il ponte sullo Stretto di Messina”.
Ciucci precisa che, a “parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro”, il decreto infrastrutture si limita a rimodulare la distribuzione delle risorse tra i vari anni di cantiere, tenendo conto dello “slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei conti”.
Sul piano politico, Matteo Salvini cambia strategia comunicativa: dopo avere più volte annunciato la partenza dei lavori – inizialmente indicata per l’estate 2024 – ora afferma di non voler più fornire “scadenze mensili”.
Il ministro lega lo slittamento a ricorsi, controricorsi, verifiche della Corte dei conti e comitati contrari all’opera, ma ribadisce come obiettivo che questo sia “l’anno dell’avvio dei cantieri” di un’infrastruttura considerata decisiva per lo sviluppo di Sicilia, Calabria e dell’intero Paese.
Quali scenari futuri per il progetto e per i conti pubblici
Il vincolo imposto dalla Ragioneria generale dello Stato introduce un test di sostenibilità concreto: eventuali ritardi, varianti progettuali o rincari dei materiali dovranno essere assorbiti entro i 13,5 miliardi, oppure richiedere una nuova decisione politica di bilancio.
Questo limita la flessibilità finanziaria ma, al tempo stesso, aumenta la pressione su monitoraggio dei costi, fasi autorizzative e gestione dei contenziosi.
Se l’iter dovesse proseguire senza ulteriori stop, il Ponte diventerebbe uno dei casi simbolo di grande opera realizzata sotto rigido vincolo di spesa; in caso contrario, il dibattito su priorità infrastrutturali e sostenibilità dei conti pubblici tornerebbe centrale nel confronto tra Governo, opposizioni e istituzioni di controllo.
FAQ
Quanti fondi sono oggi disponibili per il Ponte sullo Stretto?
Attualmente sono disponibili complessivamente 13,5 miliardi di euro, già stanziati a bilancio e confermati dal decreto infrastrutture senza ulteriori incrementi.
La decisione della Ragioneria blocca l’avvio dei cantieri del Ponte?
No, la decisione non blocca formalmente i cantieri, ma impone che tutte le attività restino entro il limite di spesa autorizzato.
Chi controlla il rispetto del tetto di 13,5 miliardi di euro?
Il rispetto del tetto è verificato dalla Ragioneria generale dello Stato, dal MEF e dagli organi di controllo come la Corte dei conti.
Cosa ha cambiato il decreto infrastrutture sui tempi del Ponte?
Il decreto ha rimodulato la distribuzione annuale delle risorse, adeguandola ai tempi slittati dopo le delibere della Corte dei conti.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sul Ponte?
L’articolo è stato redatto rielaborando congiuntamente notizie e dati provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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