Russia blocca WhatsApp improvvisamente e colpisce oltre 100 milioni di utenti

Blocco di WhatsApp in Russia: cosa cambia per utenti e piattaforme
Da mercoledì WhatsApp non è più raggiungibile in Russia, con un’interruzione brusca delle comunicazioni per oltre 100 milioni di utenti secondo il Financial Times. La decisione si inserisce in una strategia di controllo dell’ecosistema digitale russo e apre interrogativi sulla tutela della privacy, sulla sicurezza nazionale e sul futuro dei servizi di messaggistica stranieri nel Paese.
L’app di proprietà di Meta è stata rimossa dall’elenco ufficiale dei servizi accessibili, dopo anni di tensioni normative tra Mosca e le big tech occidentali. Il blocco arriva in un contesto già segnato dalla messa al bando di Facebook e Instagram, e dal rafforzamento di alternative nazionali o filo-governative.
La posizione del Cremlino e le accuse a Meta
Il Cremlino giustifica il blocco di WhatsApp con il mancato rispetto delle leggi russe sulla comunicazione digitale. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha dichiarato: “Si tratta di una questione di conformità alle leggi russe. Se Meta si conforma, avvierà un dialogo con le autorità russe e poi ci sarà l’opportunità di raggiungere un accordo. Se continuerà ad aggrapparsi alla sua posizione intransigente e a dimostrare la sua assoluta riluttanza a rispettare le leggi russe, allora non ci saranno possibilità”.
Il messaggio è duplice: pressione politica su Meta e segnale interno di fermezza regolatoria. La vicenda conferma l’uso delle infrastrutture digitali come leva geopolitica e strumento di controllo dell’informazione.
Meta tra blocco totale e rischio per la privacy degli utenti
Meta sostiene che il governo russo abbia tentato di “bloccare completamente” WhatsApp, inquadrando la misura in una strategia a favore di un’app alternativa controllata dallo Stato. L’azienda afferma di lavorare per mantenere connessi gli utenti russi e definisce il provvedimento un passo che può ridurre la sicurezza delle comunicazioni private.
La crittografia end-to-end di WhatsApp, già oggetto di pressioni in vari Paesi, rischia di essere sostituita da piattaforme meno trasparenti, con impatti profondi su libertà di espressione, riservatezza dei dati e protezione delle fonti per giornalisti, attivisti e professionisti.
Il contesto normativo russo e il precedente di Meta
Il blocco di WhatsApp non è un episodio isolato, ma l’ultima tappa di una progressiva chiusura dell’internet russo verso i servizi stranieri. Dal 2022 Meta è classificata in Russia come “organizzazione terroristica”, con il conseguente oscuramento di Facebook e Instagram. WhatsApp era rimasta finora operativa, ma soggetta a limitazioni crescenti e a un costante confronto con le autorità.
Questa cornice normativa rafforza il controllo statale sui flussi informativi e riduce lo spazio per piattaforme percepite come politicamente o culturalmente influenti dall’estero.
Dalla classificazione di Meta ai limiti tecnici sui servizi
Nel 2022 la classificazione di Meta come “organizzazione terroristica” ha segnato una svolta giuridica, consentendo a Mosca di giustificare blocchi e restrizioni su base di sicurezza nazionale. Facebook e Instagram sono stati rapidamente resi inaccessibili, mentre WhatsApp è rimasta in una sorta di zona grigia regolatoria.
Negli ultimi mesi, rallentamenti mirati e limitazioni tecniche hanno anticipato l’attuale blocco totale. Questo approccio graduale permette di testare la resilienza degli utenti, spingerli verso alternative nazionali e ridurre l’impatto politico di misure drastiche.
Effetti sugli utenti russi e sul mercato digitale
Per gli oltre 100 milioni di utilizzatori coinvolti, la scomparsa di WhatsApp implica la perdita di uno standard globale di comunicazione, sostituito da soluzioni meno interoperabili e più controllate. Famiglie, professionisti, piccole imprese e organizzazioni civiche devono riorganizzare canali, archivi e abitudini di contatto.
Per il mercato digitale, il blocco riduce la concorrenza straniera e rafforza operatori vicini allo Stato, con rischi per innovazione, pluralismo e attrattività della Russia per investitori internazionali nel settore tech.
Max e la centralizzazione delle piattaforme digitali russe
Il riferimento principale nel nuovo assetto è Max, una “super-app” promossa dal governo russo e modellata sull’ecosistema di WeChat in Cina. Oltre alla messaggistica, integra servizi pubblici, funzioni bancarie e strumenti documentali, diventando un nodo centrale per la vita digitale dei cittadini.
Dall’inizio di settembre, Max è preinstallata su smartphone, tablet e smart TV venduti in Russia, favorendone la diffusione di massa e consolidando la dipendenza da un’unica infrastruttura sotto forte influenza statale.
Come funziona Max e perché è strategica per Mosca
Max unifica in un solo ambiente chat, servizi governativi online, archiviazione di documenti personali, operazioni bancarie e accesso a programmi pubblici e commerciali. Questa integrazione offre convenienza all’utente ma aumenta la concentrazione di dati sensibili in mani controllabili dalle autorità.
Per il governo russo, Max è uno strumento strategico: riduce la rilevanza di piattaforme straniere, facilita la sorveglianza dei flussi digitali, permette interventi rapidi su pagamenti, identità digitale e contenuti, e rende più difficile l’uso di servizi esteri senza tracciabilità.
Telegram, altre piattaforme e la prospettiva di un blocco permanente
Parallelamente a WhatsApp, anche Telegram è stata oggetto di restrizioni, confermando il trend verso un ecosistema chiuso e maggiormente nazionalizzato. Sebbene Telegram sia ampiamente usata in Russia, il suo status di piattaforma straniera la rende vulnerabile a ulteriori strette regolatorie.
Resta incerto se il blocco di WhatsApp diventerà permanente o se maturerà un compromesso normativo. Tuttavia, la direzione è chiara: centralizzazione su piattaforme sostenute dallo Stato e marginalizzazione dei servizi non allineati alle richieste di accesso ai dati e controllo dei contenuti.
FAQ
Perché WhatsApp è stata bloccata in Russia?
Le autorità russe sostengono che WhatsApp non rispetti le leggi nazionali sulla comunicazione digitale e richiamano la necessità di conformità normativa, lasciando intendere richieste di maggiore controllo e accesso ai dati.
Quanti utenti russi sono coinvolti nel blocco di WhatsApp?
Secondo stime citate dal Financial Times, oltre 100 milioni di persone in Russia utilizzavano WhatsApp, rendendo il blocco uno dei più rilevanti interventi su un’app di messaggistica nella storia recente del Paese.
Cosa ha detto Dmitry Peskov sul caso WhatsApp?
Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha dichiarato che è “una questione di conformità alle leggi russe” e che solo un adeguamento di Meta alle norme locali può riaprire il dialogo, escludendo compromessi senza pieno allineamento.
Qual è la posizione ufficiale di Meta sul blocco in Russia?
Meta sostiene che il governo russo stia tentando di “bloccare completamente” WhatsApp per favorire un’app alternativa controllata dallo Stato e avverte che questo riduce la sicurezza e la riservatezza delle comunicazioni private.
Cosa cambia per Facebook e Instagram dopo il blocco di WhatsApp?
Facebook e Instagram risultano già bloccati in Russia dal 2022, dopo la classificazione di Meta come “organizzazione terroristica”. Il blocco di WhatsApp completa di fatto l’esclusione del gruppo dall’ecosistema digitale russo.
Che cos’è Max e che ruolo ha nel digitale russo?
Max è una super-app promossa dal governo russo, modellata su WeChat, che integra messaggistica, servizi pubblici, funzioni bancarie e archiviazione documentale, diventando il fulcro dei servizi digitali nazionali.
Telegram rischia un blocco simile a quello di WhatsApp?
Telegram ha già subito restrizioni in Russia e, in quanto piattaforma straniera, rimane esposta a ulteriori interventi, soprattutto se percepita come non pienamente controllabile o allineata alle richieste delle autorità.
Qual è la fonte principale sulle dimensioni del blocco di WhatsApp?
Le stime sugli oltre 100 milioni di utenti russi coinvolti e il quadro internazionale del blocco di WhatsApp sono stati riportati dal Financial Times, fonte centrale per l’analisi del caso.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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