Risparmiatori scoprono vecchio libretto al portatore e valutano se incassare una somma oggi molto più alta

Libretto al portatore del 1963 può valere oggi fino a 50mila euro
Un uomo di Pieve del Grappa, Umberto Libassi, ha ritrovato in casa un libretto di risparmio al portatore aperto dai genitori nel 1963 con un deposito iniziale di appena 1.000 lire.
Sessant’anni dopo, grazie alla consulenza di un’associazione a tutela dei risparmiatori, quello che sembrava un vecchio ricordo familiare è stato stimato in un valore potenziale vicino ai 50.000 euro.
Il caso, emerso oggi in Veneto, dimostra come la combinazione di interessi composti, capitalizzazione periodica e totale assenza di prelievi possa trasformare un piccolo risparmio in una somma rilevante, sollevando interrogativi giuridici e fiscali su libretti al portatore ormai vietati ma ancora esigibili.
In sintesi:
- Nel 1963 i genitori di Umberto Libassi aprono un libretto al portatore con 1.000 lire.
- Oggi il valore potenziale stimato, tra interessi e capitalizzazioni, sfiora i 50.000 euro.
- I libretti al portatore sono vietati dal 2017 e andavano estinti entro fine 2018.
- Conti e libretti dormienti dopo 10 anni finiscono nel Fondo rapporti dormienti.
Come un libretto di 1.000 lire può arrivare a 50mila euro
Il libretto ritrovato da Umberto Libassi è stato aperto nel pieno boom economico italiano, quando i tassi d’interesse sui depositi a risparmio erano sensibilmente più elevati di oggi.
Nel corso di oltre sessant’anni, la combinazione di maturazione costante degli interessi, capitalizzazione periodica e assoluta assenza di prelievi ha generato un effetto “palla di neve” tipico del risparmio di lunghissimo periodo.
La stima tecnica di circa 50.000 euro deriva dall’applicazione dei tassi vigenti nel 1963 alle condizioni di un libretto “al portatore”, che all’epoca garantiva anonimato e trasferibilità, ma oggi è sottoposto a stringenti vincoli normativi.
Per arrivare a un importo definitivo sarà indispensabile reperire gli estratti conto storici o una documentazione equivalente presso la banca e completare un’istruttoria formale, che dovrà tenere conto di eventuali prescrizioni, normative antiriciclaggio e disciplina dei rapporti dormienti.
Il caso riaccende l’attenzione sui vecchi titoli di risparmio dimenticati nei cassetti: non si tratta di oggetti da collezione, ma di veri rapporti giuridici per i quali resta possibile – in presenza dei requisiti – avanzare richiesta di rimborso.
Rischi, opportunità e cosa fare con vecchi libretti dormienti
Il libretto di Umberto Libassi è “al portatore”, quindi non intestato nominativamente. La legge ha però messo al bando questi strumenti: dal 4 luglio 2017 non è più possibile aprirne di nuovi e quelli già esistenti dovevano essere estinti o convertiti entro il 31 dicembre 2018.
Chi non ha rispettato le scadenze può incorrere in sanzioni amministrative e deve seguire procedure legali precise, spesso con l’assistenza di associazioni specializzate o legali esperti in diritto bancario, per far valere il proprio credito residuale.
In parallelo, la disciplina dei rapporti dormienti prevede che conti correnti e libretti con saldo superiore a 100 euro, inattivi per 10 anni consecutivi, siano chiusi dopo ulteriori 180 giorni di preavviso e le somme trasferite al Fondo rapporti dormienti presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
FAQ
Come verificare se un vecchio libretto al portatore è ancora rimborsabile?
È possibile verificarlo rivolgendosi alla banca originaria, chiedendo la ricerca negli archivi storici e l’eventuale segnalazione al Fondo rapporti dormienti.
Cosa succede se il libretto al portatore non è stato estinto entro il 2018?
È necessario rivolgersi all’intermediario, che valuterà sanzioni e procedure sananti, spesso con coinvolgimento dell’Unità di Informazione Finanziaria.
Come si controlla se un rapporto è stato trasferito al Fondo rapporti dormienti?
È possibile controllare online sul sito del MEF o di Consap, inserendo dati identificativi e seguendo le istruzioni per l’eventuale rimborso.
Conviene conservare vecchi documenti bancari e libretti inattivi?
Sì, conviene conservarli perché costituiscono prova del rapporto. Possono permettere ricostruzioni storiche utili per rivendicare somme dimenticate.
Qual è la fonte delle informazioni riportate su questo caso di libretto al portatore?
Le informazioni derivano da un’elaborazione congiunta di fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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