Ringo racconta l’Hollywood di Gianni Versace e della mala milanese

Quarant’anni di Hollywood Rythmoteque, cuore della notte di Milano
Nel febbraio 2026 la storica discoteca Hollywood Rythmoteque di Milano celebra quarant’anni di attività continua – interrotta solo dalla pandemia – confermandosi uno dei pochi club capaci di attraversare mode, crisi e trasformazioni urbane restando centrale nella nightlife cittadina. Nata nel 1986 in un’epoca in cui Corso Como era tutt’altro che una via patinata, la sala di via Alessio di Tocqueville ha convogliato stilisti, modelle, calciatori, politici, protagonisti della vecchia mala e pubblico generalista, costruendo un “mito” fondato sul mix sociale prima ancora che sul glamour.
Attraverso la memoria di Ringo – DJ, socio fondatore e testimone diretto del clubbing dagli anni ’80 a oggi – si ricompone la traiettoria di un luogo che ha anticipato linguaggi musicali, tendenze di costume e dinamiche di inclusione tipiche dei grandi club internazionali.
Dal SI o SI al sogno di Corso Como
Prima dell’Hollywood, Ringo si forma nella Milano dei primi anni ’80, quando la città alterna la “Milano da bere” alle sottoculture punk, new wave, mods e rockabilly. Lavora al SI o SI, primo gay club d’Italia in zona Porta Romana, con una seconda sala – “La Saletta” – dedicata a sonorità alternative, anticipando il modello multigenere.
L’esperienza losangelina, tra il Bordello’s e altri club, rafforza la sua competenza musicale: porta con sé centinaia di vinili introvabili negli Stati Uniti, imponendosi con selezioni di rock, new wave e primi 12″ rap. Al rientro a Milano ritrova i futuri soci Giorgio Baldaccini e Roberto Galli, con cui sperimenta il progetto Synthesis in San Babila, banco di prova del format che diventerà Hollywood.
Dalla crisi dell’italo-disco alla nuova cultura del club
Quando apre l’Hollywood, nel gennaio 1986, le discoteche italiane sono in piena crisi creativa, sospese tra la fine dell’italo-disco e una house ancora embrionale. Ringo impone una programmazione radicalmente diversa: rock, new wave, primi rap di Public Enemy, Ice T, N.W.A., persino i Beastie Boys – inizialmente “svuotapista” – diventano parte di un ecosistema sonoro destinato a plasmare il gusto di una generazione urbana.
Il locale eredita gli spazi dello storico Mandala di Nino Camarrota, trasformandoli in un laboratorio sociale e musicale in cui il confine tra pista e città sfuma: l’Hollywood diventa presto un’icona, più che una semplice discoteca.
Un laboratorio sociale tra moda, mala e politica
L’identità dell’Hollywood si costruisce sulla miscela di pubblici diversi: miliardari e operai, stilisti e banditi, celebrità internazionali e “compagnie” di quartiere. In una Corso Como ancora buia e borderline, con bische sotto il metrò di Garibaldi e palazzi occupati, il club diventa un osservatorio privilegiato sul cambiamento di Milano, dalle ultime bande locali all’avanzata di nuovi poteri economici.
Questa porosità sociale – governata da una selezione all’ingresso tanto rigida quanto “artistica” – fa dell’Hollywood un caso di studio nel rapporto tra club culture, moda, politica e criminalità nella città che si avvia a diventare capitale della creatività europea.
Il ruolo decisivo della moda e di Gianni Versace
La fortuna del club passa dalla porta, presidiata da Giorgio Baldaccini, abile nel costruire un “cast” ogni sera: ricchi, poveri, creativi, malavitosi e outsider vengono miscelati come ingredienti di una ricetta.
Il legame con la moda è cruciale: Gianni Versace frequenta abitualmente il locale e, nei primi mesi, propone di ospitare il compleanno di Prince, di passaggio da Los Angeles. Quel party sancisce il salto di scala: da lì sfilano all’Hollywood Bono e gli U2, i Guns N’ Roses, i Public Enemy, mentre nel 1993 Billy Idol presenta l’album Cyberpunk. Il club milanese entra definitivamente nella mappa internazionale dei luoghi dove musica, fashion e star system si intrecciano.
Politici, mala milanese e sicurezza negli anni difficili
Accanto alle passerelle, il locale incrocia la storia oscura della città: è l’epoca di Turatello, Vallanzasca, Epaminonda, riconoscibili per Alfa Giulia e cappotto di cammello.
Le notti non sono prive di rischio: episodi con armi da fuoco fuori dall’ingresso, minacce legate a gelosie e vecchie ruggini dimostrano quanto fosse fragile l’equilibrio tra mondanità e criminalità. Nel club transitano anche politici – soprattutto socialisti vicini a Bettino Craxi e radicali legati a Marco Pannella – in un contesto in cui le élite istituzionali vivono la notte senza filtri social. Il racconto di Ringo restituisce una stagione in cui la gestione della sicurezza è artigianale ma costante, frutto di relazioni dirette con territorio e forze “parallele” dell’ordine.
L’eredità nel clubbing italiano e le sfide di oggi
Quarant’anni dopo, l’Hollywood resta un riferimento per comprendere come il clubbing abbia formato gusti musicali, carriere artistiche e abitudini sociali in Italia. Il locale ha contribuito a lanciare DJ e artisti poi diventati mainstream, trasformando la console in un luogo di scouting e contaminazione.
Parallelamente, la chiusura di spazi storici come il Plastic apre interrogativi sul futuro delle discoteche tradizionali, messe in crisi da bar e pub che improvvisano dancefloor senza gli stessi standard strutturali e di sicurezza. L’analisi di Ringo offre una prospettiva esperta su cosa serve oggi per mantenere viva una cultura del club responsabile, creativa e sostenibile.
Dalle notti con Tupac a Jovanotti e Articolo 31
La parabola dell’Hollywood è anche una mappa di talenti. In console passano i fratelli Prezioso, pionieri di house e scratch, e cresce un giovanissimo Jovanotti.
Una sera Ringo fa salire in regia due ragazzi appassionati di rap americano: sono gli Articolo 31. L’Hollywood diventa uno dei pochi club italiani dove il rap viene programmato con continuità e competenza, al punto che nel 1996 Tupac viene invitato in serata: dopo aver condiviso gli scratch con lui, il rapper gli dice “Not bad for a white guy”. Questi episodi certificano il ruolo del club come ponte tra scena internazionale e nascente hip hop italiano.
Crisi dei club, caso Plastic e questione sicurezza
Per Ringo, la chiusura del Plastic – dove impara da Nicola Guiducci (Weetabix) l’arte di miscelare generi senza svuotare la pista – segna la fine di un’epoca. Oggi vede un “cimitero” di club storici, erosi da locali generalisti che propongono musica da ballo senza adeguata progettazione.
Eventi tragici come quello di Crans-Montana mostrano i rischi di spazi non pensati come discoteche: vie di fuga inadeguate, security impreparata, impianti non certificati. In contrapposizione, la club culture anni ’80 e ’90 – da Piccola Broadway a Hollywood – richiedeva preparazione, ritualità del look, costruzione di comunità e un forte investimento in sicurezza, pur in un contesto urbano molto più duro dell’attuale.
FAQ
Quando ha aperto l’Hollywood Rythmoteque di Milano?
L’Hollywood Rythmoteque apre il 15 gennaio 1986 negli spazi dell’ex Mandala in zona Corso Como, mantenendo da allora una programmazione quasi ininterrotta, fermandosi solo durante la pandemia di Covid-19.
Chi è Ringo e quale ruolo ha avuto nell’Hollywood?
Ringo è DJ, socio fondatore e storico resident dell’Hollywood. Porta nel club l’esperienza maturata a Los Angeles, introducendo rock, new wave e rap quando la scena italiana era ancora dominata dai residui dell’italo-disco.
Perché l’Hollywood è considerato un club iconico?
L’Hollywood è iconico perché ha saputo unire moda, musica e mix sociale unico: stilisti, calciatori, artisti, banditi e pubblico generalista hanno condiviso la stessa pista, trasformando il locale in simbolo della nightlife di Milano.
Qual è stato il legame tra Hollywood e il mondo della moda?
La presenza costante di figure come Gianni Versace e le feste di star internazionali – da Prince a Billy Idol – hanno reso l’Hollywood un’estensione notturna delle passerelle milanesi, con forte influenza su immaginario e tendenze.
Quali artisti internazionali hanno frequentato l’Hollywood?
Tra gli ospiti si ricordano Prince, Bono e gli U2, i Guns N’ Roses, i Public Enemy, Billy Idol, Tupac e, negli anni Duemila, personaggi come Marilyn Manson, confermando la centralità del club sulla scena globale.
Che rapporto aveva l’Hollywood con la scena politica e la mala milanese?
Negli anni ’80 e ’90 il locale viene frequentato da esponenti socialisti vicini a Bettino Craxi e da radicali legati a Marco Pannella, ma anche da figure della “vecchia mala” come gli ambienti di Turatello e Vallanzasca, riflettendo la complessità della città.
Come si inserisce l’Hollywood nello sviluppo del rap italiano?
L’Hollywood è tra i primi club a programmare sistematicamente rap americano. Qui crescono Jovanotti, i fratelli Prezioso, gli Articolo 31 e si tengono serate con Tupac, contribuendo alla diffusione della cultura hip hop in Italia.
Qual è la fonte principale di queste testimonianze sull’Hollywood?
Le informazioni e le citazioni riportate provengono da un’intervista approfondita a Ringo pubblicata da Billboard Italia, in occasione dei quarant’anni dell’Hollywood di Milano.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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