Retail svizzero sorprende: resilienza inaspettata sfida la crisi economica e cambia le regole del gioco

Indice dei Contenuti:
Salari reali e occupazione sostengono i consumi
Vendite al dettaglio svizzere in tenuta grazie all’aumento dei salari reali e a un mercato del lavoro stabile. Secondo gli economisti di UBS, il miglior potere d’acquisto, sostenuto da adeguamenti retributivi e raffreddamento dell’inflazione, ha alimentato la spesa delle famiglie.
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Il rapporto UBS Retail Outlook, sviluppato con la consulenza di Fuhrer & Hotz, indica che nel 2025 la crescita nominale si attesta all’1%, mentre in termini reali raggiunge l’1,8% grazie a un calo medio dei prezzi di circa lo 0,8%.
La solidità dell’occupazione ha agito da paracadute per i consumi, limitando la prudenza delle famiglie nonostante un contesto economico sfidante e sostenendo i ricavi dei principali canali retail su base ampia.
Andamento differenziato tra non food e food
Nel comparto non food le vendite in termini reali sono avanzate del 2,6% nell’ultimo anno, trainate da maggiore capacità di spesa e da prezzi in lieve flessione.
La dinamica positiva dovrebbe proseguire anche nel 2026, con ritmo più moderato rispetto all’anno precedente, segnalando una normalizzazione dopo il rimbalzo.
Permangono tuttavia fragilità nei segmenti più esposti alla concorrenza estera, in particolare abbigliamento e calzature, dove la pressione sui margini resta elevata e la sensibilità ai prezzi conduce a spostamenti di domanda verso offerte più aggressive.
Nel food la crescita reale si attesta intorno all’1%, in linea con le medie di lungo periodo e con un profilo di domanda più stabile.
La spesa alimentare beneficia di redditi reali in aumento, ma l’elasticità contenuta limita scostamenti significativi dal trend storico.
Il mix canali rimane equilibrato: i supermercati consolidano le quote, mentre i formati di prossimità e l’online si muovono in modo selettivo, con differenze legate ai territori e alla struttura dei prezzi.
Prospettive 2026: crescita moderata e inflazione lieve
Per il 2026 gli economisti di UBS stimano un avanzamento reale del commercio al dettaglio pari a circa +0,8%, inferiore al passo dell’anno precedente ma coerente con un ciclo di normalizzazione.
Con un’inflazione attesa intorno allo 0,5%, la dinamica dei prezzi dovrebbe rimanere sotto controllo, sostenendo il potere d’acquisto senza comprimere i margini in modo significativo.
Il quadro si traduce in una crescita nominale prevista dell’1,3%, con variazioni settoriali contenute e un profilo di domanda stabile ma selettivo sulle fasce di prezzo.
La traiettoria dipende da redditi reali in lieve progresso, costi energetici stabili e condizioni del mercato del lavoro ancora solide.
La spesa delle famiglie rimane orientata al valore, favorendo assortimenti essenziali e promozioni mirate, mentre gli operatori puntano su efficienza e ottimizzazione del mix canale per preservare la redditività.
Rischi principali: riaccelerazione dei prezzi, volatilità dei tassi e maggiore competizione cross-border che potrebbe ritardare il pass-through sui listini.
Pressioni competitive e sfide per alcuni segmenti
La competizione internazionale resta il principale fattore di pressione per il retail svizzero, con particolare impatto su abbigliamento e calzature, dove i differenziali di prezzo con l’estero alimentano il turismo degli acquisti e comprimono i margini.
La sensibilità al prezzo spinge verso canali e marchi con politiche più aggressive, imponendo frequenti promozioni e una gestione più rigorosa delle scorte.
Gli operatori rispondono con ottimizzazione degli assortimenti, negoziazioni più strette con i fornitori e strategie di private label per difendere volumi e redditività.
Nel non food, la normalizzazione della domanda riduce l’effetto rimbalzo e rende cruciale il controllo dei costi logistici e della rotazione a scaffale.
Nel food, la concorrenza resta elevata ma più stabile, con differenziazioni su qualità, origine e convenienza che guidano la scelta del consumatore.
La sfida digitale prosegue: integrazione omnicanale, accuratezza dei prezzi e fulfillment efficiente sono determinanti per sostenere la conversione e limitare i resi.
Rimangono vulnerabilità legate a cambi valutari, oneri operativi e possibile risalita dell’inflazione che potrebbe erodere il potere d’acquisto.
In questo quadro, la disciplina promozionale e la focalizzazione su categorie ad alta rotazione risultano centrali per preservare quote e margini.
Le catene con scala, dati proprietari e supply chain flessibile mostrano maggiore capacità di adattamento rispetto agli operatori più piccoli e monocanale.
FAQ
- Quali fattori hanno sostenuto le vendite al dettaglio svizzere?
Salari reali in aumento, inflazione moderata e mercato del lavoro solido. - Qual è stata la performance del non food rispetto al food?
Non food in crescita reale del 2,6%; food intorno all’1%, più vicino alla media storica. - Quali sono le stime per il 2026?
Crescita reale circa +0,8%, inflazione intorno allo 0,5% e aumento nominale dell’1,3%. - Quali segmenti risultano più esposti alla concorrenza estera?
Abbigliamento e calzature, con pressione sui prezzi e sui margini. - Come stanno reagendo i retailer alle pressioni competitive?
Ottimizzazione assortimenti, private label, efficienza logistica e strategie omnicanale. - Quali rischi possono frenare la crescita?
Rialzo dei prezzi, volatilità dei tassi, cambi sfavorevoli e intensificazione della competizione cross-border.




