Ranucci e Boccia, chat sulla lobby gay scuote il caso Giletti

La chat tra Ranucci e Boccia e il nodo etico per il servizio pubblico
Lo scambio di messaggi tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia, reso pubblico da Massimo Giletti su Raitre, apre un fronte delicato per il giornalismo del servizio pubblico: non solo per i toni utilizzati, ma per le implicazioni sul tema delle lobby, delle reti di influenza e del rispetto delle persone citate. ROMA diventa ancora una volta il centro di una vicenda che intreccia media, politica e apparati di sicurezza, con ricadute dirette sulla percezione di affidabilità dell’informazione.
Contenuto dei messaggi e protagonisti coinvolti
Nella chat del 17 settembre, Sigfrido Ranucci scrive a Maria Rosaria Boccia di aver visto Tommaso Cerno a “L’Aria che Tira”, definendolo “un altro del giro”.
La Boccia precisa: “Amico di Marco Mancini. Giro gay”. Massimo Giletti, in studio, ricorda che Marco Mancini è “un uomo molto importante dei servizi segreti”.
Lo scambio prosegue con il termine “Perivolosissimo”, scritto da Ranucci, e con il paragone della Boccia: “Come Signorini”. Il conduttore di Report conferma: “Sì”. Seguono il riferimento al “signor B” e, a chiusura, lo stesso Ranucci che aggiunge: “E Giletti”.
Significato di “giro gay” e rilievo mediatico
L’espressione “giro gay” usata nella chat assume una valenza che va oltre la sfera privata, perché inserita in un discorso di potere e relazioni opache che coinvolgono figure come Marco Mancini e Alfonso Signorini.
Il collegamento tra orientamento sessuale, lobby e apparati di sicurezza rischia di alimentare narrazioni stigmatizzanti e poco trasparenti.
La decisione di Massimo Giletti di mostrare in chiaro i messaggi, in prima serata, amplifica l’impatto reputazionale sui soggetti nominati e trasforma uno scambio privato in un caso politico-mediatico con potenziali conseguenze sulla fiducia verso il giornalismo d’inchiesta della tv pubblica.
La reazione di Giletti e il richiamo alla responsabilità professionale
Nella puntata de “Lo Stato delle cose”, Massimo Giletti non si limita a diffondere la chat: costruisce un atto d’accusa verso Sigfrido Ranucci, ponendo il tema della coerenza etica di chi guida una trasmissione come Report. Il passaggio dal piano personale a quello professionale è netto e viene reso esplicito in diretta, rivolgendosi direttamente al collega della stessa azienda.
“Una delusione umana profonda”: il j’accuse in diretta
Dopo aver ricapitolato i nomi del presunto “giro gay” – Marco Mancini, Alfonso Signorini, Massimo Giletti, il “signor B” e probabilmente Tommaso Cerno – il conduttore parla apertamente di “lobby”.
Giletti scandisce in studio: “La libertà di informazione non è un venticello, un gossip, una battuta, è coraggio, andare contro la trasparenza e i palazzi, batterti contro chi non ce l’ha e tu lo sai, Sigfrido, ecco perché faccio fatica a non essere deluso, è una delusione umana profonda”.
Il discorso sposta il baricentro dal pettegolezzo alla responsabilità di chi indaga sugli altri, ma viene colto anche come un regolamento di conti interno alla Rai, con inevitabili riverberi sulla credibilità complessiva del servizio pubblico.
Orientamento sessuale, lobby e potere: il confine da non superare
Massimo Giletti chiarisce in studio: “Non me ne frega niente del gay o dell’omossessuale… nel 2026 non ci si può offendere perché viene definito omosessuale, ma la lobby no, perché lobby significa potere e io il potere l’ho sempre contrastato”.
La distinzione tra identità personale e sistema di potere è centrale: il problema non è l’orientamento sessuale, ma l’idea di una rete chiusa che influenzerebbe informazione e istituzioni.
Questo passaggio chiama in causa i criteri deontologici: il rischio è che, nel denunciare presunte lobby, si finisca per rafforzare stereotipi e per utilizzare la vita privata come arma nel confronto politico-mediatico.
Implicazioni per Rai, giornalismo investigativo e opinione pubblica
Lo scontro tra Massimo Giletti e Sigfrido Ranucci arriva in un momento di forte esposizione della Rai su temi di governance, indipendenza editoriale e gestione dei casi sensibili, dal “sistema Signorini” sollevato da Fabrizio Corona al caso che ha coinvolto l’ex ministro Giuliano Sangiuliano tramite l’ex compagna Maria Rosaria Boccia. L’opinione pubblica assiste a una frattura interna che mette sotto la lente l’intero ecosistema dell’informazione pubblica.
Effetti su credibilità di Report e su “Lo Stato delle cose”
Per Report e per la figura di Sigfrido Ranucci, la pubblicazione di una chat smentita in precedenza pone un problema di affidabilità personale, in un contesto dove la fiducia è il capitale principale di chi fa inchieste.
Parallelamente, anche Massimo Giletti viene esposto al giudizio sul metodo: usare in prima serata materiale privato, legato a un collega della stessa azienda, può essere letto come atto di trasparenza o come spettacolarizzazione del conflitto.
Entrambe le trasmissioni, “Report” e “Lo Stato delle cose”, sono ora chiamate a dimostrare capacità di verifica rigorosa, equilibrio nel trattamento dei soggetti coinvolti e netta separazione tra inchiesta giornalistica e dinamiche personali.
Trasparenza, privacy e standard EEAT nel giornalismo tv
La vicenda impone di ripensare gli standard di responsabilità per i programmi di approfondimento: verifica delle fonti, contestualizzazione delle chat, tutela della dignità di chi viene citato, distinzione tra interesse pubblico e curiosità morbosa.
Nell’ottica dei criteri EEAT – esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità – chi fa informazione deve mostrare non solo cosa sa, ma come lo sa e perché decide di pubblicarlo.
Nel caso specifico, la gestione di nomi come Marco Mancini, Alfonso Signorini, Tommaso Cerno, il “signor B” e lo stesso Giletti diventa banco di prova: la credibilità del racconto dipende dalla capacità di separare i fatti dalle insinuazioni, e le responsabilità individuali dalle generalizzazioni su presunte “lobby gay”.
FAQ
Chi sono i protagonisti principali della chat resa pubblica?
I protagonisti sono il giornalista Sigfrido Ranucci, l’ex compagna di Giuliano Sangiuliano Maria Rosaria Boccia e il conduttore Massimo Giletti, che ha mostrato i messaggi nella trasmissione “Lo Stato delle cose” su Raitre.
Cosa si intende per “giro gay” nei messaggi tra Ranucci e Boccia?
Nei messaggi, “giro gay” viene usato da Maria Rosaria Boccia per indicare una presunta cerchia di persone legate tra loro, tra cui Marco Mancini, Tommaso Cerno, Alfonso Signorini e lo stesso Massimo Giletti, in un contesto di possibili relazioni di potere.
Perché Massimo Giletti parla di “delusione umana profonda” verso Ranucci?
Giletti si dice deluso perché, a suo dire, Sigfrido Ranucci gli aveva negato l’esistenza di quelle chat, poi mostrate in tv, e perché ritiene che un giornalista d’inchiesta non dovrebbe alimentare gossip o allusioni su presunte lobby.
Qual è il ruolo di Marco Mancini nella vicenda?
Marco Mancini, descritto da Giletti come “uomo molto importante dei servizi segreti”, viene indicato nella chat come figura centrale del presunto “giro gay”, suggerendo un intreccio tra apparati di sicurezza, media e reti di relazione riservate.
Come viene citato Alfonso Signorini nei messaggi?
Alfonso Signorini compare quando Maria Rosaria Boccia scrive “Come Signorini” dopo la parola “Perivolosissimo”; Ranucci risponde “Sì”, alludendo a presunte abitudini note del conduttore del Grande Fratello.
Qual è la posizione pubblica di Giletti sull’omosessualità?
Massimo Giletti afferma in trasmissione: “Non me ne frega niente del gay o dell’omossessuale… nel 2026 non ci si può offendere perché viene definito omosessuale, ma la lobby no, perché lobby significa potere”, distinguendo identità personale e sistemi di potere.
Che impatto ha il caso sulla credibilità della Rai?
Lo scontro pubblico tra due volti di punta come Ranucci e Giletti indebolisce l’immagine di compattezza e imparzialità della Rai, alimenta dubbi sulle dinamiche interne e costringe l’azienda a confrontarsi con standard più stringenti di trasparenza e deontologia.
Qual è la fonte originale delle informazioni analizzate?
Le informazioni derivano dalla puntata di “Lo Stato delle cose” su Raitre condotta da Massimo Giletti e dall’articolo pubblicato dall’agenzia Dire, da cui è tratto il materiale testuale e il riferimento all’immagine di Giletti e Ranucci.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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