Radchenko svela le chat segrete con Corona e fa una confessione choc
La chat che incendia i social
La pubblicazione delle chat tra Ludmilla Radchenko e Fabrizio Corona ha aggiunto un nuovo capitolo allo scandalo nato dall’inchiesta video sull’ambiente televisivo italiano. Nelle storie Instagram dell’ex Letterina, lo screenshot di una conversazione in direct su Instagram mostra un contatto avviato da Corona, che le chiede un colloquio privato. La risposta dell’artista è immediatamente dura: contesta il fatto di essere stata “tirata nel calderone” mediatico, pur rivendicando di essere sempre rimasta “pulita”.
Nel botta e risposta, Radchenko sottolinea come, anche senza una citazione diretta, il solo accostamento al gruppo delle ex Letterine in un contesto di rivelazioni e allusioni rischi di compromettere l’immagine costruita negli anni. A supporto, condivide uno screenshot di un articolo che utilizza una foto collettiva delle Letterine, evidenziando il meccanismo tipico della spettacolarizzazione: il singolo nome non viene detto, ma l’ombra del sospetto cade su tutte.
La chat si chiude con la proposta di una telefonata “in pace” da parte di Corona, a conferma di come il fronte social sia ormai il primo terreno di scontro e di gestione delle crisi reputazionali per i protagonisti del mondo dello spettacolo. Un terreno dove ogni messaggio, ogni immagine e ogni silenzio diventano materia prima per la narrazione online.
La difesa di Ludmilla e il tema della reputazione
Nel video-sfogo pubblicato successivamente, Ludmilla Radchenko prende le distanze in modo netto dalle ricostruzioni legate al passato televisivo delle Letterine. Definisce “falso” ciò che viene suggerito rispetto alle dinamiche del tempo, per lo meno per quanto riguarda la sua esperienza personale, e rivendica un percorso professionale senza compromessi. L’artista spiega di aver lasciato il mondo del piccolo schermo proprio per evitare logiche che non le appartenevano, scegliendo di investire tutto sulla propria carriera artistica e sulla costruzione di una reputazione solida nel lungo periodo.
Nel suo racconto, Radchenko mette a confronto due modelli di successo: da un lato il mito mediatico costruito su scandali, rivelazioni e “scheletri degli altri”, dall’altro una crescita lenta, fatta di mostre, studio e lavoro silenzioso. Rivendica il fatto che, persino nel periodo di Vallettopoli, il suo nome non sia mai stato associato a quel sistema, non per mancanza di prove, ma perché estranea a quel tipo di dinamiche.
Al centro c’è il tema della reputazione: un capitale immateriale che nel tempo, sostiene, le avrebbe dato ragione sia come figura pubblica sia come moglie di lunga data. Per Ludmilla l’arte diventa una via di fuga e insieme uno strumento di emancipazione, un mezzo per “volare alto” lontano dalle logiche del gossip, pur consapevole che il vero riconoscimento, specie all’estero, richiede ancora tempo.
Effetto mediatico, social e ruolo delle smentite
L’esplosione del caso dimostra quanto inchieste, docuserie e contenuti digitali abbiano oggi un impatto immediato su Google News, Google Discover e sull’intera ecosfera informativa. Ogni nuovo episodio, ogni video-sfogo, ogni schermata di chat alimentano un flusso costante di contenuti, spesso polarizzati. Nel mezzo restano le persone chiamate in causa, costrette a intervenire con smentite tempestive per non lasciare che il racconto venga dettato solo dagli altri. È in questa logica che si inserisce non solo la replica di Ludmilla Radchenko, ma anche la presa di posizione di figure storiche come Gerry Scotti, la cui smentita è stata rilanciata dalla stessa artista con toni di grande rispetto.
La frase “Toccatemi tutto ma non Gerry” sottolinea il peso simbolico che alcune immagini pubbliche hanno nel dibattito collettivo: il conduttore viene descritto come “uomo d’onore”, a conferma di come, nel caos delle accuse incrociate, esistano ancora punti fermi etici percepiti dal pubblico. Allo stesso tempo, la vicenda dimostra quanto il confine tra informazione, intrattenimento e gogna digitale sia sempre più labile.
Per chi lavora nello spettacolo, nelle redazioni o nella creazione di contenuti, il caso rappresenta un monito: ogni nome, ogni foto e ogni virgolettato hanno ricadute reali sulle persone coinvolte. La centralità delle prove, il rispetto della presunzione di innocenza e la necessità di verifiche accurate restano pilastri imprescindibili per non trasformare la cronaca in un tribunale parallelo governato solo dagli algoritmi e dalle visualizzazioni.
FAQ
D: Perché le chat tra Ludmilla Radchenko e Fabrizio Corona hanno fatto discutere?
R: Perché mostrano il malessere di Ludmilla per essere stata associata alle rivelazioni sulle ex Letterine, pur non essendo citata direttamente.
D: Ludmilla Radchenko è stata nominata esplicitamente nell’inchiesta?
R: Secondo quanto riferisce lei stessa, il suo nome non è stato fatto, ma l’uso di immagini di gruppo l’ha comunque coinvolta indirettamente.
D: Qual è la principale accusa di Ludmilla verso il sistema mediatico?
R: Denuncia un meccanismo che costruisce miti e carriere sugli scandali altrui, sacrificando la reputazione delle persone.
D: Che ruolo ha avuto Vallettopoli nella sua difesa?
R: Ludmilla ricorda che il suo nome non emerse neanche durante Vallettopoli, a conferma della sua estraneità a certi ambienti.
D: Come descrive il suo percorso professionale attuale?
R: Lo definisce un cammino artistico autonomo, fatto di mostre, studio e scelte senza compromessi.
D: Cosa ha detto su Gerry Scotti?
R: Lo ha definito un grande uomo d’onore, orgogliosa di aver lavorato al suo fianco, prendendo le distanze da ogni illazione.
D: Che impatto hanno avuto i social sulla vicenda?
R: Hanno amplificato rapidamente il caso, rendendo pubbliche chat e sfoghi e influenzando il dibattito su media e motori di ricerca.
D: Qual è la fonte originale di ispirazione di questa ricostruzione?
R: La ricostruzione prende spunto da un articolo firmato da Fabiano Minacci pubblicato il 30/01/2026.




