Prosciutto cotto sotto accusa: cosa nasconde davvero il legame con i tumori che il web ripropone incessantemente

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Prosciutto cotto e tumori: perché la «notizia» che gira sul web non è affatto nuova
Perché l’allarme online non è una novità
Le notizie che circolano sul web su un presunto «nuovo» allarme legato al prosciutto cotto ignorano un dato essenziale: la classificazione delle carni lavorate come cancerogene è stata formalizzata nel 2015. Fu allora che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inserì salumi, affettati e insaccati nel gruppo 1 dei cancerogeni certi per l’uomo.
La decisione arrivò dopo l’analisi sistematica di oltre 800 studi epidemiologici condotti in vari Paesi, con decine di migliaia di casi di tumore osservati. Da quasi dieci anni, dunque, il quadro scientifico è stabile e condiviso dalla comunità oncologica internazionale.
Il problema non riguarda un singolo marchio o un prodotto italiano in particolare, ma l’intera categoria delle carni trasformate, incluse molte specialità diffuse in Europa, Stati Uniti e in Asia. Gli allarmi virali, decontestualizzati, rischiano solo di generare panico e sfiducia senza aggiungere informazioni utili per la salute.
Cosa dice davvero la scienza sul rischio
Gli esperti della IARC hanno concluso che salumi, wurstel, bacon, carni affumicate o trattate con nitriti aumentano il rischio di tumore del colon-retto e, in misura minore, dello stomaco. La carne rossa non lavorata è stata invece inserita nel gruppo 2A, quello dei «probabili» cancerogeni, con un livello di evidenza inferiore rispetto ai prodotti trasformati.
Il rischio collegato alle carni lavorate è dose-dipendente: ogni 50 grammi consumati quotidianamente fanno crescere la probabilità di tumore del colon di circa il 18%. Per la carne rossa fresca, 100 grammi al giorno comportano un aumento del 17%. Numeri che vanno confrontati con il fumo di sigaretta, dove l’incremento di rischio per vari tumori supera il 400%.
Le linee guida internazionali, come quelle del World Cancer Research Fund, suggeriscono di non oltrepassare i 500 grammi a settimana di carne rossa e di limitare al minimo salumi e insaccati. Si parla di moderazione, non di demonizzazione: il consumo occasionale, all’interno di una dieta equilibrata, incide poco sul rischio individuale.
Come ridurre il pericolo a tavola
Gli oncologi di centri come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e lo European Institute of Oncology ricordano che il principale fattore modificabile è lo stile di vita complessivo. Peso corporeo, sedentarietà, abuso di alcol e tabacco pesano molto più di una singola fetta di prosciutto. La vera strategia di prevenzione punta su dieta mediterranea, attività fisica regolare e controllo delle porzioni.
In pratica, è consigliabile limitare la presenza di salumi nella routine settimanale, preferendo legumi, pesce e carni bianche, e riempire il piatto con verdura, frutta e cereali integrali ricchi di fibre protettive per l’intestino. Anche la tecnica di cottura è importante: griglia, barbecue e frittura ad alte temperature aumentano la formazione di composti potenzialmente nocivi.
La comunicazione scientifica sottolinea che non esistono cibi «velenosi» o «miracolosi» in senso assoluto. Il rischio si costruisce nel tempo, con abitudini ripetute. Un panino con prosciutto in un contesto alimentare sano non ha lo stesso impatto di un consumo quotidiano e abbondante di carni lavorate.
FAQ
D: Il prosciutto cotto è ufficialmente considerato cancerogeno?
R: Rientra nella categoria generale delle carni lavorate, inserite dal 2015 dalla IARC–OMS nel gruppo 1 dei cancerogeni certi per l’uomo.
D: Questa classificazione è una scoperta recente?
R: No, è basata su un rapporto pubblicato nel 2015 dalla IARC e rilanciato da numerosi media, tra cui il quotidiano italiano Corriere della Sera.
D: Tutti i salumi hanno lo stesso livello di rischio?
R: Tutte le carni trasformate sono incluse nella stessa categoria, ma il rischio individuale varia in base a quantità, frequenza e stile di vita generale.
D: Quanto aumenta il rischio con il consumo quotidiano?
R: Circa 50 grammi al giorno di carne lavorata sono associati a un aumento medio del 18% del rischio di tumore del colon-retto.
D: È più pericoloso mangiare salumi o fumare?
R: Il fumo di sigaretta comporta un incremento di rischio per vari tumori di oltre il 400%, molto più elevato rispetto ai salumi.
D: Posso continuare a mangiare prosciutto cotto?
R: Sì, se il consumo è moderato e inserito in una dieta ricca di vegetali, fibre e con pochi alimenti ultra-processati.
D: Le linee guida indicano un limite preciso?
R: Le raccomandazioni internazionali suggeriscono di non superare i 500 grammi settimanali di carne rossa e di ridurre il più possibile i salumi.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha rilanciato il tema?
R: La discussione recente in Italia è stata ripresa, tra gli altri, da Corriere della Sera, che ha ricordato le conclusioni del rapporto IARC del 2015.




