Procura nel mirino per autopsie mancate, cauzioni controverse e controlli fantasma: emergono crepe clamorose nel sistema

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Cauzione, autopsie negate e controlli trascurati: tutte le lacune della Procura
Indagini nel mirino
Gli avvocati delle famiglie italiane contestano alla Procura cantonale una gestione definita inadeguata, specie se confrontata con le prassi della giustizia italiana. La tragedia del rogo al locale Le Constellation di Crans Montana, costata la vita a giovani come Chiara Costanzo, ha evidenziato un approccio ritenuto troppo blando verso un fatto di rilevanza penale estrema.
L’aver concesso ampia libertà di azione alla difesa degli imputati, con interrogatori a porte aperte e possibilità di presenziare sin dalle prime fasi, viene percepito come un indebolimento strutturale della funzione inquirente. In Italia, ricordano i legali, simili garanzie difensive verrebbero bilanciate da misure cautelari molto più stringenti e da un controllo serrato sulle prime dichiarazioni rese.
La sensazione di sproporzione è alimentata dal divario normativo tra il codice penale italiano e quello elvetico, che sul piano delle cautele personali, della segretezza investigativa e della tutela delle prove adotta criteri più vicini al diritto civile d’affari che alla gestione di un crimine collettivo con molte vittime.
Cauzione e autopsie mancate
La scelta di non arrestare subito Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale, ma di attendere nove giorni, è ritenuta una svolta decisiva. Il provvedimento restrittivo basato solo sul rischio di fuga, e non sul pericolo di inquinamento probatorio, ha consentito poi la rapida concessione della libertà su cauzione, misura del tutto estranea al sistema italiano.
Decisamente più contestata è la rinuncia alle autopsie sulle vittime. Per i familiari, rappresentati dall’avvocato Vinicio Nardo, non è credibile giustificare la scelta con l’urgenza dei funerali: la priorità sarebbe stata comprendere tempi, modalità e sofferenze della morte di ciascun ragazzo, elementi chiave sia per le responsabilità penali sia per la quantificazione dei risarcimenti.
Anche sul piano economico emerge un solco netto: le tabelle italiane del danno, nate al tribunale di Milano e diffuse nel resto del Paese, prevedono importi molto più elevati rispetto al tariffario elvetico. Solo l’ipotesi di un fondo straordinario del governo svizzero potrebbe colmare almeno parzialmente questo gap.
Controlli omessi e responsabilità diffuse
Il punto più critico, agli occhi dei legali italiani, è la scelta di limitare l’indagine quasi esclusivamente ai coniugi Moretti, ignorando per ora la filiera dei controlli pubblici. Eppure, fin dal primo giorno, il sindaco di Crans Montana, Nicolas Feraud, aveva ammesso l’assenza di verifiche adeguate sulla struttura.
Questa impostazione rischia di sterilizzare gli accertamenti tecnici in corso: se emergeranno gravi irregolarità, le famiglie temono che tali prove non possano essere automaticamente utilizzate contro eventuali nuovi indagati, non essendo stati invitati a partecipare agli atti irripetibili. Il pericolo è che si cristallizzi un perimetro processuale troppo stretto, tagliando fuori possibili responsabilità amministrative e politiche.
Per i difensori delle vittime italiane, il vero “buco nero” non è solo nella gestione di singoli atti, ma in una visione dell’inchiesta che tende a personalizzare il caso sui gestori del locale, trascurando il ruolo di chi avrebbe dovuto prevenire il rischio con controlli rigorosi e tempestivi.
FAQ
D: Perché la gestione della Procura svizzera viene criticata dagli avvocati italiani?
R: Perché viene giudicata troppo permissiva, poco cautelativa sulle prove e distante dagli standard di rigore applicati in Italia nei grandi disastri con più vittime.
D: Qual è il nodo principale sulla libertà su cauzione dei coniugi Moretti?
R: La decisione di concederla rapidamente, dopo un arresto tardivo e fondato solo sul rischio di fuga, ha dato l’impressione di un forte vantaggio strategico alla difesa.
D: Per quale motivo l’assenza di autopsie è ritenuta così grave?
R: Perché impedisce di chiarire esattamente cause, tempi e sofferenze della morte, elementi essenziali per accertare responsabilità e per definire i risarcimenti.
D: In cosa differisce il sistema risarcitorio italiano da quello elvetico?
R: In Italia esistono tabelle consolidate con importi elevati, mentre in Svizzera gli indennizzi sono più contenuti e dipendono anche dai singoli cantoni.
D: Qual è il ruolo del sindaco di Crans Montana nella vicenda?
R: Nicolas Feraud ha riconosciuto pubblicamente l’assenza di controlli adeguati sul locale, evidenziando possibili responsabilità oltre ai soli gestori.
D: Perché gli avvocati temono per l’utilizzabilità delle prove verso futuri indagati?
R: Perché molti accertamenti vengono svolti senza la partecipazione di soggetti che potrebbero diventare imputati, con il rischio di non poter usare pienamente quegli esiti contro di loro.
D: Che differenze ci sono tra procedura penale italiana ed elvetica nelle indagini?
R: In Svizzera sono più frequenti indagini meno segrete, con difese presenti agli interrogatori e maggiore centralità della cauzione, mentre in Italia prevale una gestione più chiusa e cautelare.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nella ricostruzione?
R: La ricostruzione prende le mosse da un’inchiesta pubblicata su un quotidiano italiano, in cui l’avvocato Vinicio Nardo critica la gestione del caso da parte della magistratura elvetica.




