Presidente della Repubblica davanti al bivio: eutanasia e due grazia, la firma che può cambiare tutto

Indice dei Contenuti:
Decisione sulla legge sull’eutanasia
Toni Servillo interpreta un Capo dello Stato negli ultimi mesi di mandato, chiamato a pronunciarsi sulla legge che regolamenta l’eutanasia. Sul tavolo, il dossier è stato vagliato più volte dall’assistente e figlia, Dorotea (Anna Ferzetti), che ne ha evidenziato implicazioni etiche e istituzionali. Il provvedimento, nodo centrale del film di Paolo Sorrentino, obbliga il Presidente a bilanciare libertà individuale, tutela della dignità e responsabilità costituzionale.
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In uno svolgimento per quadri autonomi, il percorso verso la firma si costruisce per contrappunti: il diritto a scegliere la fine, il dovere di garantire la vita, il peso del precedente giuridico. Ogni scena aggiunge un grado di consapevolezza, evitando facili scorciatoie e rinunciando a effetti compiaciuti.
La decisione non viene spettacolarizzata: il ritmo è asciutto, lo sguardo è rigoroso, la parola misurata. L’assenza di retorica diventa stile e metodo, mentre il Presidente misura il confine tra compassione e norma, tra pietas e legalità, consapevole che la firma non è un gesto privato ma un atto che orienta il senso collettivo della giustizia.
Dilemmi di grazia presidenziale
Due richieste di clemenza attendono sul tavolo del Presidente, specchio di un potere solitario che misura ogni dettaglio. Il vaglio di Dorotea (Anna Ferzetti) è minuzioso: profili giudiziari, condotte in carcere, pentimento, impatto sociale. Ogni elemento viene scomposto per evitare derive emotive e scorciatoie narrative.
La grazia non è soluzione ma domanda: se l’errore merita perdono o se la sanzione, per compiersi, debba restare integra. Il Capo dello Stato, interpretato da Toni Servillo, rifiuta i gesti plateali, preferendo ascolti brevi, interrogativi secchi, silenzi operosi.
Le due istanze procedono in parallelo, senza gerarchie morali: storie distinte, stesso peso costituzionale. Il film di Paolo Sorrentino evita l’allegoria e punta al rigore, affidando alla selezione delle parole il discrimine tra misericordia e norma.
La decisione si costruisce per sottrazione: nessuna sentenza morale, solo responsabilità. Ogni scena è chiusa, autonoma, eppure si incastra alla successiva delineando un percorso di valutazione che non concede all’applauso.
Il potere di grazia resta un atto eccezionale, non un correttivo. Il Presidente lo maneggia come ultimo strumento di giustizia, ricordando che la clemenza, quando concessa, è sempre una firma che pesa su tutta la comunità.
La linea è sottile: impedire l’arbitrio, evitare l’indifferenza. Qui si gioca l’etica istituzionale del Colle, tra memoria delle colpe e possibilità del riscatto.
Sguardo morale tra pubblico e privato
Nel respiro frammentato delle scene, il Capo dello Stato di Toni Servillo incrocia il proprio passato con l’onere della carica. Il lutto per la moglie, e la ferita antica del tradimento, diventano sostrato emotivo che non invade, ma orienta la misura dei gesti. La distanza tra uomo e istituzione si riduce senza confondersi: la scrivania del Quirinale è anche luogo di memoria.
Il film di Paolo Sorrentino sottrae enfasi al privato e lo restituisce come bussola silenziosa. Le scelte su eutanasia e grazia non trovano risposta nell’intimità, ma passano attraverso di essa, come prova di rigore. I silenzi, più delle parole, indicano il metodo: ponderazione, controllo, rifiuto del compiacimento estetico.
Dorotea (Anna Ferzetti) presidia il varco tra affetto e procedura: filtra documenti, ordina priorità, protegge il padre dall’eco del dolore. Nella relazione tra i due, il confine etico si chiarisce per sottrazione. Il privato non legittima scorciatoie, il pubblico non cancella l’umano: è in questa frizione che il Presidente prova la tenuta della norma.
FAQ
- Qual è il ruolo del Presidente interpretato da Toni Servillo? Un Capo dello Stato negli ultimi sei mesi di mandato, chiamato a decidere su eutanasia e due grazie.
- Come incide il vissuto personale del Presidente sulle decisioni? Funziona da sfondo emotivo, senza determinare scorciatoie o cedimenti alla retorica.
- Chi è Dorotea e cosa fa? È la figlia-assistente (Anna Ferzetti): analizza dossier, struttura il vaglio, tutela il rigore della procedura.
- Qual è l’approccio registico di Paolo Sorrentino? Costruzione per scene autonome, stile sobrio, eliminazione degli effetti compiaciuti.
- Il film prende posizione su eutanasia e grazia? Evita sentenze morali; mostra il processo di responsabilità e il peso istituzionale della firma.
- In che modo pubblico e privato si intrecciano? Il privato orienta la misura etica, il pubblico impone regole; convivono senza sovrapporsi.
- Fonte giornalistica citata? Riferimento e ispirazione: iO Donna (RIPRODUZIONE RISERVATA).




