Poste italiane, svolta sorprendente sui pacchi dalla Cina: cosa cambia davvero con l’addio alla tassa sulle consegne

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Il pacco dalla Cina all’Italia: niente tassa di 2 euro per consegne estere
Effetti immediati sul traffico dei piccoli pacchi
Il previsto prelievo di 2 euro su ogni spedizione fino a 150 euro in arrivo da Paesi extra-UE ha già modificato le rotte dei colli diretti verso l’Italia, pur non essendo ancora operativo. Nei primi 15 giorni dell’anno i voli cargo dedicati alle piccole spedizioni verso il nostro Paese risultano in forte calo, con una contrazione stimata intorno al 40% da Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica.
Il rallentamento si concentra sulle merci a basso valore, in gran parte originate dalla Cina, che rappresentano circa il 90% dei 4,7 miliardi di pacchi di piccole dimensioni immessi nel mercato dell’Unione Europea nel 2024. In assenza di nuovi dazi europei già in vigore, la sola prospettiva del prelievo italiano ha spinto molti operatori a riprogettare gli hub di sdoganamento.
La tassa, formalmente a carico del consumatore ma anticipata dai marketplace e dai grandi operatori dell’e-commerce, altera in modo rilevante il margine su ordini da pochi euro, dove l’onere fisso può arrivare a pesare oltre un terzo del prezzo finale, rendendo poco attraente lo sdoganamento diretto nei porti e negli aeroporti italiani.
Strategie dei venditori e fuga della logistica
I grandi player dell’e-commerce hanno individuato subito una soluzione per ridurre l’impatto del prelievo nazionale: spostare lo sdoganamento dei colli in altri Stati membri dell’UE, per poi redistribuirli liberamente sul mercato unico. In questo modo, i pacchi continuano a raggiungere i clienti italiani, ma transitando da piattaforme logistiche e doganali di Paesi confinanti.
La manovra sfrutta il principio cardine della libera circolazione delle merci: una volta assolti gli obblighi doganali in un Paese UE, l’Italia non può applicare ulteriori imposizioni all’ingresso dal resto dell’Unione. Il risultato è paradossale: il prelievo non viene riscosso, i colli arrivano ugualmente e il gettito dell’IVA si sposta presso lo Stato in cui avviene lo sdoganamento iniziale.
Per il sistema logistico italiano questo significa minori volumi, riduzione delle frequenze cargo, perdita di competitività degli hub nazionali e pressione sui margini di operatori, spedizionieri e corrieri che avevano investito in infrastrutture dedicate ai flussi dall’Asia verso l’Italia.
Rischi per gettito, imprese e consumatori
Le stime del governo, che ipotizzavano un gettito di circa 122 milioni di euro già nel primo anno di applicazione, appaiono oggi sempre più difficili da centrare. Con il traffico che si sposta altrove, il saldo tra entrate fiscali e perdita di base imponibile potrebbe rivelarsi negativo, trasformando il prelievo in un boomerang per i conti pubblici e per la filiera logistica nazionale.
La misura nasceva con un doppio obiettivo: scoraggiare i consumi iper-frammentati a lungo raggio, poco sostenibili dal punto di vista ambientale, e proteggere il tessuto produttivo europeo, in particolare il comparto tessile, dalla concorrenza aggressiva dei colli low cost provenienti da piattaforme asiatiche. La scelta di anticipare le future riforme UE con un’imposta autonoma, tuttavia, ha aperto un fronte di attrito con le competenze comunitarie in materia di dazi.
Alla luce delle criticità emerse, in maggioranza crescono le pressioni per un rinvio strutturale o persino per lo stralcio definitivo della norma, come sollecitato dalle forze politiche più sensibili agli interessi di operatori logistici e PMI italiane, preoccupati per un ulteriore freno competitivo sui mercati digitali.
FAQ
D: La tassa di 2 euro sui piccoli pacchi è già in vigore?
R: No, l’entrata in vigore è stata rinviata e la decorrenza prevista al 15 marzo è oggetto di ulteriore revisione politica.
D: Chi dovrebbe pagare concretamente il prelievo sulle spedizioni?
R: L’onere ricade formalmente sul consumatore finale, ma è il venditore o la piattaforma a doverlo anticipare in fase di sdoganamento.
D: Per quali spedizioni è previsto l’importo fisso di 2 euro?
R: Per i pacchi fino a 150 euro di valore dichiarato, provenienti da Paesi extra-UE e destinati a clienti ubicati in Italia.
D: Perché i venditori stanno cambiando gli hub di sdoganamento?
R: Per evitare il prelievo nazionale, sdoganano in altri Stati UE e poi spediscono in Italia sfruttando la libera circolazione delle merci.
D: Qual è l’impatto stimato sul traffico cargo verso l’Italia?
R: Confetra segnala un calo fino al 40% dei voli cargo per piccole spedizioni nei primi 15 giorni dell’anno.
D: Che effetti ha la misura sulla logistica italiana?
R: Riduce volumi e frequenze di voli, sposta IVA e margini all’estero e mette in difficoltà operatori, corrieri e hub nazionali.
D: Esistono richieste politiche per bloccare o cambiare la tassa?
R: Sì, parte della maggioranza, inclusa Forza Italia, spinge per un ulteriore rinvio o per la cancellazione della norma.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha analizzato questa vicenda?
R: L’analisi è stata approfondita da Giuseppe Timpone su InvestireOggi.it, con focus specifico sugli effetti fiscali e logistici della misura.




