Policlinico rivoluziona le cure polmonari: ragazzo trasferito, ecco cosa è successo davvero
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Trasferimento al Policlinico
Uno dei dodici ragazzi feriti nella strage di Crans-Montana e ricoverati al Niguarda è stato trasferito al Policlinico di Milano nella tarda mattinata di ieri. La decisione, maturata dopo consulti clinici e aggiornamenti ufficiali, risponde all’obiettivo di garantire “la più alta qualità di cura a tutti i ragazzi coinvolti”.
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Il giovane non rientra tra i pazienti con estese ustioni cutanee, ma ha una storia clinica di asma e, dopo l’incendio di Capodanno, presenta severi esiti polmonari. Secondo l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, il quadro è di “grave insufficienza respiratoria” e richiede procedure dedicate e ad alta specializzazione.
Il trasferimento al Policlinico è motivato dal ruolo di centro coordinatore regionale per la gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e dall’expertise consolidata nelle terapie avanzate, inclusa la Ecmo, tecnica perfezionata anche durante la pandemia da Covid. L’indicazione mira a garantire un percorso di supporto intensivo mirato sulle complicanze inalatorie e le possibili sovrainfezioni correlate alle grandi ustioni.
Gestione dell’insufficienza respiratoria
La gestione clinica punta a stabilizzare la funzione respiratoria del paziente con protocolli per insufficienza acuta, monitoraggio emogasanalitico serrato e ventilazione protettiva nei casi refrattari. Il profilo asmatico pregresso, aggravato dall’inalazione di fumi tossici, aumenta il rischio di edema delle vie aeree e di complicanze infettive, imponendo terapie mirate e tempistiche rapide di intervento.
Nei casi non responsivi ai trattamenti convenzionali si valuta l’accesso a supporti extracorporei di ossigenazione, con équipe dedicate in grado di attivare percorsi ad alta complessità. Il Policlinico di Milano, centro di coordinamento regionale, applica schemi terapeutici che includono broncoscopie di toilette, gestione delle vie aeree superiori e strategie anti-infettive in pazienti ustionati con danno da inalazione.
Come sottolineato dall’assessore Guido Bertolaso, la “grave insufficienza respiratoria” richiede procedure specifiche: il supporto extracorporeo permette ai polmoni di “riposare”, mentre si controllano infiammazione, ipossiemia e comorbilità. L’approccio multidisciplinare coinvolge anestesisti-rianimatori, pneumologi e intensivisti per modulare sedazione, bilancio dei fluidi e prevenzione delle complicanze, con indicazioni stepwise fino all’ossigenazione extracorporea.
Secondo Giacomo Grasselli, direttore dell’Area Emergenza-Urgenza, queste tecniche sono riservate a pazienti resistenti ai trattamenti standard e praticate solo in centri altamente specializzati, con durata del supporto variabile in base alla risposta clinica e alla risoluzione del danno polmonare.
Ecmo e centri di riferimento in Lombardia
L’Ecmo consente di sottrarre il sangue alla circolazione, ossigenarlo all’esterno e reimmetterlo, garantendo scambio gassoso adeguato mentre i polmoni lesionati vengono messi a riposo. È considerata una terapia salvavita nei quadri di insufficienza respiratoria refrattaria, inclusi i danni da inalazione di fumi e le complicanze infettive nei pazienti ustionati.
Esistono due configurazioni principali: il supporto veno-venoso per l’insufficienza respiratoria e il veno-arterioso per insufficienza cardiaca, shock cardiogeno o arresto. Come chiarito da Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e direttore dell’Area Emergenza-Urgenza del Policlinico, si tratta di una tecnica avanzata, riservata a malati non responsivi alle terapie convenzionali e gestita solo in centri altamente specializzati, con durata variabile in base all’evoluzione clinica.
In Lombardia i reparti di Terapia Intensiva che gestiscono l’Ecmo per insufficienza respiratoria sono: il Policlinico di Milano (centro di coordinamento), il San Gerardo di Monza, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Policlinico San Matteo di Pavia e il San Raffaele di Milano. Nel decennio precedente al 2019, in Italia oltre 1.300 pazienti con insufficienza respiratoria sono stati trattati con questa metodica; in Lombardia si registrano attualmente 60–70 pazienti l’anno.
FAQ
- Che cos’è l’Ecmo?
Una tecnica di ossigenazione extracorporea che sostituisce temporaneamente la funzione respiratoria o cardiaca. - Quando si utilizza l’Ecmo?
Nei casi di insufficienza respiratoria o cardiaca refrattaria ai trattamenti convenzionali. - Quali sono i tipi di Ecmo?
Veno-venosa per il supporto respiratorio e veno-arteriosa per il supporto cardiocircolatorio. - Quali centri lombardi gestiscono l’Ecmo?
Policlinico di Milano, San Gerardo di Monza, Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Policlinico San Matteo di Pavia, San Raffaele di Milano. - Quanti pazienti sono trattati con Ecmo?
Oltre 1.300 in Italia nel decennio pre-2019; 60–70 l’anno in Lombardia. - Perché il Policlinico di Milano è riferimento?
È centro di coordinamento regionale con alta esperienza clinica maturata anche durante la pandemia. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Dichiarazioni e dati ripresi dall’assessore Guido Bertolaso e dal direttore Giacomo Grasselli, come riportato nell’articolo di riferimento.




