Pensioni verso il contributivo universale, l’avvertimento del presidente Inps

Come cambiano le pensioni per i giovani secondo l’Inps
Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha spiegato in un’intervista al podcast Money Talks di Money.it cosa attende le nuove generazioni in tema di pensioni.
La conversazione, diffusa nelle scorse settimane, si è concentrata sul passaggio definitivo al sistema contributivo pieno, che riguarderà tutti i lavoratori, in particolare chi ha iniziato dopo il 1996.
Fava ha ribadito che la pensione non scomparirà, ma sarà sempre più legata ai contributi effettivamente versati, in un quadro tracciato dalle riforme Dini 1995 e Fornero 2011.
Secondo il presidente dell’Inps, il nodo centrale per il futuro previdenziale non è “se” si andrà in pensione, ma “come” e “con quale importo”, alla luce di carriere spesso discontinue e di un mercato del lavoro ancora fragile per i giovani.
In sintesi:
- Il sistema pensionistico italiano sta convergendo verso il contributivo pieno per tutte le generazioni.
- Per i giovani, l’assegno dipenderà quasi solo da quanto e quanto a lungo hanno versato.
- Partecipazione al lavoro, continuità contributiva e politiche per i giovani sono decisive per la sostenibilità.
- La pensione diventa il risultato di scelte lavorative e previdenziali, non un premio automatico.
Dal retributivo al contributivo: cosa cambia davvero e quando
Il percorso verso il contributivo non nasce oggi e non dipende dall’attuale governo né dall’Inps.
La traiettoria è stata fissata con la riforma Dini del 1995, che ha introdotto il metodo contributivo, e consolidata con la riforma Fornero del 2011, che ne ha esteso l’applicazione.
Due le date cardine richiamate da Gabriele Fava. Fino al 31 dicembre 1995 resta il calcolo retributivo; per i periodi successivi vale il contributivo. Dal 31 dicembre 2011, il contributivo è stato esteso anche a chi al 1995 aveva almeno 18 anni di contributi.
Con il passare del tempo, la quota calcolata con il metodo contributivo diventa predominante, fino a un sistema quasi integralmente contributivo intorno al 2040.
Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, l’assegno sarà interamente contributivo.
Questo implica che importo e adeguatezza della pensione dipenderanno dalla quantità di contributi versati, dalla continuità della carriera, dall’età di uscita e dall’andamento del Pil, rendendo il sistema meno generoso ma più legato alla storia lavorativa individuale.
Scelte individuali e condizioni di sistema: il vero rischio per i giovani
A Money Talks, Gabriele Fava ha voluto prima rassicurare: *“Ci arriverai alla pensione, come tutti”*.
Ma ha aggiunto che il vero tema è l’importo: *“La pensione non è un premio finale, ma la somma di scelte e di continuità contributiva”*.
Per i giovani diventa cruciale entrare presto nel mercato del lavoro, evitare lunghi periodi senza contributi, monitorare la propria posizione assicurativa e integrare, se possibile, con previdenza complementare.
Fava individua tre condizioni decisive per la sostenibilità del sistema: alta partecipazione al lavoro, maggiore continuità contributiva e politiche che sostengano scelte di vita e carriere dei giovani.
Se queste leve funzionano insieme, il sistema previdenziale può reggere pur con il contributivo pieno; in caso contrario aumenterà il rischio di assegni insufficienti e diseguaglianze tra chi avrà carriere stabili e chi resterà ai margini del mercato del lavoro.
FAQ
Quando il sistema pensionistico italiano diventerà interamente contributivo?
Secondo le stime richiamate da Gabriele Fava, il passaggio sarà pressoché completo intorno al 2040, quando la quota retributiva residua diventerà marginale.
Chi avrà la pensione calcolata solo con il metodo contributivo?
Avranno una pensione totalmente contributiva tutti i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996, senza periodi retributivi pregressi.
Come può un giovane aumentare l’importo futuro della pensione?
È fondamentale iniziare presto a lavorare, mantenere continuità contributiva, evitare lunghi “buchi” e valutare forme di previdenza complementare coerenti con reddito e rischio.
Le carriere discontinue penalizzano l’assegno contributivo?
Sì, il sistema contributivo premia importo e durata dei versamenti: carriere frammentate, part-time involontari e lunghi stop riducono l’assegno finale in modo strutturale.
Quali sono le fonti di questo approfondimento sulle pensioni?
Il contenuto deriva da una elaborazione redazionale basata congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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