Pensioni, nuova riforma anticipa l’uscita a 64 anni e rafforza tutele

Pensioni 2027: cosa cambierà davvero per i lavoratori italiani
Dal 2027 il sistema pensionistico italiano entrerà in una fase decisiva: l’adeguamento automatico alla speranza di vita farà crescere gradualmente i requisiti di età e contributi, rendendo le pensioni di vecchiaia e anticipate sempre più lontane. Le opposizioni accusano il governo di aver tradito le promesse sul superamento della riforma Fornero, mentre lo stesso centrosinistra, che in passato la difendeva, oggi propone correttivi strutturali. Sul tavolo tre direttrici: rafforzare l’Ape sociale, ampliare l’uscita a 64 anni nel sistema contributivo e ripristinare una forma di Opzione Donna. La posta in gioco riguarda milioni di lavoratori, soprattutto fragili, con carriere discontinue o gravose, che rischiano di restare più a lungo senza reddito e senza pensione.
In sintesi:
- Dal 2027 scattano aumenti progressivi dei requisiti di età e contributi per la pensione.
- Serve una riforma strutturale per evitare pensioni vicine ai 70 anni entro il 2050.
- Ape sociale strutturale, anticipo contributivo a 64 anni e Opzione Donna sono le leve principali.
- Fragili, disoccupati, invalidi e lavoratori gravosi restano i gruppi più esposti al rischio.
Il quadro che emerge dagli studi della Ragioneria Generale dello Stato è un progressivo irrigidimento dell’uscita dal lavoro. Dal 2027 i requisiti cresceranno di un mese, nel 2028 di altri due e, dal 2029, potrebbe aggiungersi un ulteriore scatto di tre mesi, innescando un percorso che, a normativa invariata, potrebbe portare l’età di vecchiaia vicino ai 70 anni entro il 2050.
Il paradosso politico è evidente: la forza che prometteva di cancellare la Fornero governa oggi senza averne toccato l’impianto, anzi accentuandone gli effetti; chi la difendeva, in particolare l’area di centrosinistra, chiede ora misure di maggiore flessibilità che ricordano storicamente la Lega di Matteo Salvini e strumenti come Quota 100 o Quota 41.
L’urgenza è evitare un sistema in cui i lavoratori restino più a lungo occupati o, peggio, sospesi tra perdita del lavoro e impossibilità di accedere alla pensione, con un vuoto reddituale crescente per le generazioni più deboli.
Requisiti in aumento e misure per rendere sostenibile l’uscita
Nel dettaglio, dal 2027 la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e un mese, mentre la pensione anticipata ordinaria richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi. Nel 2028 le soglie saliranno a 67 anni e 3 mesi per la vecchiaia e 43 anni e un mese per l’anticipata. Dal 2029 sono previsti 67 anni e 6 mesi e 43 anni e 4 mesi, con un trend destinato a proseguire se l’aspettativa di vita continuerà a crescere.
In questo contesto diventa decisivo rafforzare le tutele per invalidi, caregiver, disoccupati e chi svolge lavori gravosi o usuranti. L’Ape sociale, oggi misura sperimentale in scadenza il 31 dicembre 2026, rappresenta il principale strumento di uscita differenziata per condizioni personali e lavorative, ma richiede requisiti contributivi elevati: 30 anni per invalidi, caregiver e disoccupati, 36 anni per i lavoratori gravosi.
Con carriere sempre più intermittenti e frammentate, tali soglie non bastano a coprire chi ha buchi contributivi estesi. Per questo si discute di rendere strutturale l’Ape sociale a 63 anni e 5 mesi, ampliando l’elenco delle mansioni gravose e integrandola con canali alternativi.
Una delle ipotesi tecnicamente più realistiche è l’estensione della pensione anticipata contributiva a 64 anni, con requisiti tra 20 e 25 anni di contributi, consentendo anche l’uso della previdenza complementare per raggiungere un importo adeguato. Questo canale offrirebbe uno sbocco a chi non riuscirà mai a centrare le rigide soglie dell’anticipata ordinaria.
Resta poi centrale il tema delle lavoratrici. La chiusura di Opzione Donna nel 2026 ha lasciato scoperta una platea con pensioni più basse, interruzioni frequenti e maggiore difficoltà a maturare i requisiti ordinari. Ripristinare uno scivolo strutturale per tutte le donne, con almeno 35 anni di contributi e un’età di 58‑59 anni, sarebbe un correttivo mirato a una disparità consolidata nel mercato del lavoro italiano.
Prospettive future e nodi politici ancora irrisolti


Se il legislatore non interverrà entro il 2026, il combinato disposto tra automatismi Fornero e invecchiamento demografico produrrà pensioni sempre più tardive, con una fascia crescente di over 60 senza lavoro stabile né diritto alla prestazione. Una riforma centrata su Ape sociale strutturale, anticipo contributivo a 64 anni e nuova Opzione Donna potrebbe diventare il compromesso realisticamente sostenibile tra sostenibilità dei conti e tutela sociale.
Il nodo politico resta l’assunzione di responsabilità: governo e opposizioni dovranno misurarsi con scelte impopolari ma inevitabili, mentre lavoratori e imprese hanno bisogno di regole certe prima del 2027 per pianificare carriere, investimenti e adesioni alla previdenza complementare.
FAQ
Da quando aumenteranno i requisiti per la pensione di vecchiaia?
Gli incrementi scatteranno dal 2027: 67 anni e un mese, con ulteriori aumenti nel 2028 e dal 2029 secondo l’aspettativa di vita.
Chi potrà accedere all’Ape sociale dopo il 2026?
Se resa strutturale, l’Ape sociale resterà rivolta a invalidi, caregiver, disoccupati e lavoratori gravosi, con requisiti tra 30 e 36 anni di contributi.
È possibile andare in pensione a 64 anni con il sistema contributivo?
Sì, un’estensione della pensione anticipata contributiva a 64 anni con 20‑25 anni di versamenti è tecnicamente praticabile, soprattutto integrando la previdenza complementare.
Cosa cambierà per le lavoratrici dopo la chiusura di Opzione Donna?
Senza riforma, dal 2027 le donne avranno solo canali ordinari; il ripristino di uno scivolo con 35 anni di contributi è ritenuto essenziale.
Qual è la fonte delle previsioni sui requisiti pensionistici futuri?
Le proiezioni sui futuri aumenti dei requisiti derivano dagli studi della Ragioneria Generale dello Stato citati nell’analisi originale.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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