Pensioni INPS da restituire, svolta clamorosa in tribunale: le situazioni insospettabili in cui il pensionato è salvo

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Pensioni da restituire, non sempre l’INPS ha ragione, ecco quando il pensionato si salva
Pensioni anticipate e divieto di cumulo
Le misure di pensionamento anticipato come quota 100, quota 102, quota 103 e Ape sociale prevedono un rigido divieto di cumulare redditi da lavoro e assegno previdenziale. La norma è chiara: chi beneficia di queste deroghe ai requisiti ordinari non può svolgere attività retribuite, salvo rarissime eccezioni previste dalla legge.
Quando il divieto viene violato, l’INPS può bloccare l’erogazione e pretendere la restituzione delle somme ritenute “indebitamente percepite”. Nella pratica, l’istituto arriva spesso a chiedere l’intera annualità di pensione, anche se il lavoro è durato pochi giorni o ha generato compensi minimi.
Questa impostazione rigida ha prodotto casi al limite dell’assurdo: comparse cinematografiche pagate 70 euro, o micro-impieghi familiari di due o tre giorni, che hanno fatto scattare richieste di rimborso per migliaia di euro. Il nodo centrale è la proporzionalità tra la violazione commessa e la somma da restituire.
Quando i giudici fermano le richieste INPS
La giurisprudenza più recente sta intervenendo proprio su questo squilibrio. I tribunali riconoscono la validità del divieto di cumulo, ma stanno censurando richieste di restituzione considerate esorbitanti rispetto al reddito effettivamente prodotto dal pensionato. Il principio che emerge è di adeguatezza e ragionevolezza della sanzione.
In diverse decisioni, i giudici hanno limitato il recupero ai soli mesi in cui il pensionato ha lavorato, escludendo l’intera annualità. Così, se l’attività dura pochi giorni, la restituzione viene confinata a uno o due ratei di pensione, non a dodici. Questo orientamento riduce l’impatto devastante di richieste da decine di migliaia di euro per poche decine o centinaia di euro di guadagno.
La linea interpretativa tutela chi ha commesso un’irregolarità formale o occasionale, senza trarne un reale vantaggio economico significativo. Resta però intatto l’obbligo di informarsi prima di accettare qualunque lavoro retribuito.
Il caso emblematico dell’Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna un titolare di quota 100, in pensione dal 2019, ha svolto tre giorni di lavoro come bracciante agricolo nel 2020, ricavando circa 180 euro. L’INPS gli ha chiesto di restituire oltre 20.000 euro, pari a tutte le mensilità di pensione di quell’anno, oltre al blocco dei ratei di novembre e dicembre.
Il giudice ha riconosciuto la violazione del divieto di cumulo, ma ha ritenuto sproporzionata la pretesa dell’istituto. È stato così disposto il rimborso soltanto di due mensilità, corrispondenti al periodo in cui l’attività lavorativa è stata effettivamente svolta, con ordine di riaccredito delle pensioni illegittimamente sospese.
Questa pronuncia rafforza un orientamento favorevole al pensionato “occasionale”, che non fa del lavoro una fonte stabile di reddito, ma si limita a prestazioni episodiche di importo ridotto. Per chi è uscito con misure anticipate, il messaggio resta però netto: qualsiasi incarico retribuito, anche minimo, può innescare un contenzioso delicato.
FAQ
D: L’INPS può sempre chiedere indietro tutta la pensione annuale?
R: Può farlo, ma i giudici stanno limitando la restituzione ai soli mesi in cui è stato svolto il lavoro.
D: Il divieto di cumulo vale per tutte le pensioni?
R: No, riguarda in particolare misure anticipate come quota 100, quota 102, quota 103 e Ape sociale.
D: Un piccolo lavoro occasionale può creare problemi?
R: Sì, anche compensi minimi possono far scattare richieste di recupero da parte dell’INPS.
D: Come si valuta la sproporzione tra reddito e somme richieste?
R: I giudici confrontano il guadagno effettivo con l’importo della pensione che l’istituto pretende di recuperare.
D: Cosa ha deciso il tribunale nel caso dell’Emilia-Romagna?
R: Ha ridotto il recupero a due mensilità e ordinato il ripristino dei ratei sospesi.
D: È utile fare ricorso contro le richieste di rimborso?
R: Può esserlo quando l’importo appare palesemente eccessivo rispetto al reddito da lavoro prodotto.
D: Come posso evitare di incorrere in queste sanzioni?
R: Prima di accettare un impiego, va verificata con l’INPS o con un consulente la compatibilità con la propria misura di pensione.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha riportato il caso citato?
R: Il caso dell’Emilia-Romagna è stato diffuso da varie agenzie di stampa e media locali, ripreso da testate online specializzate in previdenza.




