Pensioni, cambia il cedolino: chi ottiene davvero 33,85 euro mensili in più e perché

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Rivalutazione e IRPEF: perché il cedolino cambia
Nel cedolino di inizio anno molti pensionati hanno visto crescere l’importo per effetto della rivalutazione legata all’inflazione, con adeguamenti percentuali diversi a seconda dell’ammontare del trattamento. In diversi casi, però, gli aumenti di gennaio sono stati attenuati dai conguagli fiscali, rendendo più evidente il beneficio solo da febbraio in poi.
Oltre all’indicizzazione, nel 2026 entra a regime un secondo motore di crescita: la rimodulazione dell’IRPEF voluta dal governo su fasce di reddito mirate. Le pensioni, essendo redditi imponibili, vengono tassate secondo gli stessi scaglioni e aliquote previste per lavoratori dipendenti e autonomi, perciò ogni intervento sull’imposta personale si riflette direttamente sul netto in pagamento.
La combinazione tra adeguamento al costo della vita e taglio del secondo scaglione genera incrementi che, per una platea ristretta di beneficiari, arrivano fino a 33,85 euro mensili sul cedolino, mentre per molti altri l’effetto è modesto o nullo.
Dal 2025 al 2026: come cambiano gli scaglioni
Nel 2025 la riforma ha ridisegnato la struttura dell’IRPEF passando da quattro a tre scaglioni, con l’estensione dell’aliquota del 23% ai redditi fino a 28.000 euro, prima tassati in parte al 25%. Questa scelta ha prodotto un risparmio massimo di 260 euro l’anno sulla fascia 15.000–28.000 euro, pienamente sfruttato solo da chi percepiva almeno 28.000 euro di pensione lorda annua.
Nel 2026 l’intervento si sposta sul segmento successivo, quello dei redditi medio-alti: la porzione compresa tra 28.000 e 50.000 euro non è più tassata al 35%, ma al 33%. Il taglio di due punti percentuali, applicato su un massimo di 22.000 euro, genera uno sconto d’imposta fino a 440 euro lordi all’anno, che in termini di rate mensili corrisponde a circa 33,85 euro sul cedolino.
La riduzione dell’aliquota riguarda esclusivamente la parte di reddito che supera i 28.000 euro, senza modificare il trattamento fiscale degli importi inferiori a questa soglia.
Chi prende davvero 33,85 euro in più al mese
Il beneficio pieno di 440 euro annui spetta solo ai pensionati il cui reddito lordo da pensione raggiunge o supera i 50.000 euro, perché solo in questo caso l’intero intervallo 28.000–50.000 euro viene tassato al nuovo 33%. Per questa platea l’aumento netto sul cedolino arriva a circa 33,85 euro al mese, dopo l’applicazione delle trattenute e dei conguagli.
Chi percepisce una pensione lorda annua intermedia, ad esempio 30.000 euro, sfrutta il taglio d’aliquota solo sui 2.000 euro che oltrepassano i 28.000, ottenendo un vantaggio limitato a circa 40 euro l’anno, poco più di 3 euro mensili. Più ci si allontana verso il basso da quota 50.000 euro, più il guadagno si riduce in modo proporzionale.
Per i titolari di trattamenti fino a 28.000 euro lordi annui, l’IRPEF 2026 non porta alcuna variazione, perché tutta la pensione ricade nella fascia già agevolata dall’intervento del 2025; gli eventuali incrementi riscontrati nel cedolino restano quindi legati unicamente alla rivalutazione per inflazione e alle detrazioni personali.
FAQ
D: Chi ottiene l’aumento massimo di 33,85 euro mensili?
R: Solo chi ha una pensione lorda annua pari o superiore a 50.000 euro, così da coprire interamente la fascia 28.000–50.000 euro al nuovo 33%.
D: Cosa cambia per le pensioni sotto i 28.000 euro lordi?
R: Non cambia nulla sul fronte IRPEF 2026; il cedolino cresce, se cresce, solo per rivalutazione e detrazioni, non per il taglio del secondo scaglione.
D: Perché l’aumento massimo annuo è pari a 440 euro?
R: Perché la riduzione di due punti percentuali si applica a una fascia massima di 22.000 euro (dal 35% al 33%), generando un risparmio di 0,02 x 22.000.
D: Gli aumenti di gennaio e febbraio sono tutti strutturali?
R: La quota legata alla rivalutazione e al nuovo scaglione IRPEF è strutturale; eventuali conguagli fiscali positivi o negativi sono invece occasionali.
D: Un pensionato con 30.000 euro lordi quanto guadagna in più?
R: Su 2.000 euro compresi tra 28.000 e 30.000, il 2% in meno di IRPEF vale circa 40 euro l’anno, cioè poco più di 3 euro al mese.
D: La riforma IRPEF riguarda anche le pensioni di reversibilità?
R: Sì, tutte le prestazioni imponibili seguono gli stessi scaglioni IRPEF, inclusi assegni di reversibilità e indirette.
D: Da quando si vedono gli effetti della nuova aliquota sul cedolino?
R: Gli effetti decorrono dal cedolino di gennaio 2026, ma possono emergere chiaramente solo a febbraio per via dei conguagli.
D: Dove posso verificare questi dati sulla riforma IRPEF e le pensioni?
R: Le informazioni sono state riportate da testate come Il Sole 24 Ore e da documenti ufficiali del MEF, ad esempio l’analisi pubblicata su https://www.ilsole24ore.com.




