Pensioni anticipate chi ottiene l’uscita rapida con soli venti anni

Pensione anticipata contributiva a 64 anni nel 2026
Nel 2026 alcuni lavoratori possono ancora aggirare gli irrigidimenti della legge Fornero grazie alla pensione anticipata contributiva a 64 anni. Si tratta di un canale riservato a chi rientra pienamente nel sistema contributivo e riesce a maturare un importo minimo elevato, ma consente di evitare gli aumenti dei requisiti legati all’aspettativa di vita previsti dal 2027 in avanti.
Chi può accedere a 64 anni con soli 20 anni di contributi
La pensione anticipata contributiva a 64 anni spetta a chi ha il primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995 e quindi rientra nel sistema interamente contributivo.
Servono almeno 20 anni di contributi effettivi e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale calcolato dall’INPS alla data di uscita.
Questa soglia garantisce la sostenibilità dell’uscita anticipata e riduce il rischio di pensioni troppo basse già nei primi anni di quiescenza.
Rispetto alla vecchiaia ordinaria, oggi fissata a 67 anni e destinata a crescere fino a 67 anni e 6 mesi nel 2029, la finestra a 64 anni rappresenta un anticipo rilevante per chi ha carriere continue e retribuzioni medio‑alte.
Vantaggi specifici per le lavoratrici con figli
Per le lavoratrici madri, la normativa prevede un abbassamento della soglia di importo minimo richiesta per la pensione anticipata contributiva.
Con due o più figli, il requisito scende a 2,6 volte l’assegno sociale; con un solo figlio la soglia è pari a 2,8 volte l’assegno sociale, rendendo più accessibile l’uscita a 64 anni.
Si tratta di un correttivo pensato per riconoscere le carriere perlopiù discontinue delle donne, spesso segnate da maternità e periodi di part‑time, che riducono la contribuzione complessiva.
Per molte lavoratrici che nel 2025 o 2026 raggiungono i 20 anni di contributi e un’età compresa tra 62 e 64 anni, questa strada diventa l’unica alternativa concreta dopo la chiusura di Opzione donna e delle vecchie formule di pensione anticipata dedicate.
Ape sociale 2026 e lavori gravosi
Nel 2026 l’Ape sociale rimane uno strumento centrale per chi svolge lavori gravosi o si trova in condizioni di particolare fragilità lavorativa e personale. Pur non essendo una pensione in senso stretto, consente di lasciare il lavoro prima della vecchiaia ordinaria, attenuando gli effetti della legge Fornero e dei futuri adeguamenti alla speranza di vita.
Requisiti per disoccupati, invalidi e caregiver
L’Ape sociale è accessibile a disoccupati di lungo periodo, invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa almeno al 74% e caregiver che assistono da tempo un familiare con grave disabilità riconosciuta.
Per queste categorie servono almeno 30 anni di contributi e un’età minima di 63 anni e 5 mesi nel 2026, con domanda da presentare all’INPS entro le scadenze fissate annualmente.
L’assegno viene erogato fino al perfezionamento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, senza tredicesima e con importo massimo mensile prefissato, ma permette l’uscita immediata dal lavoro.
Anticipare l’uscita tramite Ape sociale evita di subire l’aumento dei requisiti anagrafici dal 2027, che potrebbe allungare la permanenza in attività anche di diversi mesi.
Lavori gravosi e contribuzione richiesta nel 2026
Per gli addetti a lavori gravosi, l’Ape sociale prevede condizioni leggermente diverse rispetto alle altre categorie.
Resta invariata l’età minima di 63 anni e 5 mesi, ma il requisito contributivo sale a 36 anni, da maturare entro il 2026 per non essere travolti dagli incrementi successivi legati alla speranza di vita.
L’elenco dei lavori gravosi, definito dai decreti collegati alle riforme previdenziali, comprende mansioni logoranti sul piano fisico e psichico, come edilizia pesante, assistenza alla persona, trasporto, facchinaggio, addetti alle pulizie industriali e altre attività similari.
Chi riesce a centrare i 36 anni di contribuzione nel 2026 può sfruttare l’Ape sociale come vero scudo “anti‑Fornero”, evitando di dover prolungare l’attività in mansioni usuranti oltre una soglia considerata già critica.
Quota 41 precoci e pensione anticipata ordinaria
Accanto all’Ape sociale, nel 2026 resta determinante la quota 41 precoci per i lavoratori con lunghe carriere iniziate in giovane età. Questa misura, insieme alla pensione anticipata ordinaria, rappresenta il principale fronte di riferimento per chi ha accumulato molti anni di contributi e vuole uscire prima della vecchiaia pur senza canali sperimentali come quota 103.
Chi rientra nella quota 41 per lavoratori precoci
La quota 41 è riservata a chi può vantare almeno un anno di contributi effettivi prima dei 19 anni e appartiene a una delle categorie già ammesse all’Ape sociale: disoccupati, invalidi, caregiver, addetti a lavori gravosi o usuranti.
Nel 2026 basta maturare 41 anni di contributi complessivi per lasciare il lavoro senza limiti anagrafici, anticipando l’uscita rispetto alla pensione anticipata ordinaria.
La finestra temporale è cruciale perché dal 2027 scatteranno incrementi fino a tre mesi sui requisiti contributivi, che potrebbero spostare in avanti la decorrenza per chi non riesce a centrare i 41 anni entro il 31 dicembre 2026.
Per molti lavoratori con carriere iniziate nell’adolescenza, la quota 41 resta l’unico vero paracadute contro l’irrigidimento strutturale del sistema.
Pensione anticipata ordinaria e aumenti dal 2027
La pensione anticipata ordinaria continua a restare svincolata da qualsiasi requisito di età anagrafica, ma richiede nel 2026 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Dal 2027 si prevede un aumento di un mese dei requisiti, che salirà a due mesi nel 2028 e a tre mesi nel 2029, allineando di fatto questa prestazione alla dinamica dell’aspettativa di vita.
Chi è vicino al traguardo nel 2026 ha dunque un forte incentivo a completare per tempo la contribuzione, evitando di dover restare al lavoro da uno a sei mesi in più rispetto al piano iniziale.
In molti casi, una valutazione accurata con un patronato o un consulente previdenziale può evidenziare la convenienza a puntare sulla quota 41 precoci, se accessibile, rispetto alla sola anticipata ordinaria.
FAQ
Chi può andare in pensione nel 2026 con soli 20 anni di contributi?
Nel 2026 può uscire con 20 anni di contributi chi rientra nel sistema contributivo puro, cioè con primo contributo dopo il 31 dicembre 1995, ha almeno 64 anni e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale calcolato dall’INPS.
Quali agevolazioni sono previste per le lavoratrici madri nel 2026?
Per la pensione anticipata contributiva a 64 anni la soglia minima d’importo scende a 2,6 volte l’assegno sociale per chi ha due o più figli e a 2,8 volte per chi ha un solo figlio, facilitando l’accesso per molte lavoratrici.
Come funziona l’Ape sociale per chi perde il lavoro?
I disoccupati di lungo periodo con almeno 30 anni di contributi e 63 anni e 5 mesi nel 2026 possono ottenere l’Ape sociale, un sussidio ponte erogato dall’INPS fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Qual è la differenza principale tra Ape sociale e quota 41 precoci?
L’Ape sociale è un’indennità temporanea che accompagna alla vecchiaia, mentre la quota 41 precoci è una vera pensione anticipata a vita, riservata però a chi ha carriere lunghe e almeno un anno di contributi prima dei 19 anni.
La pensione anticipata ordinaria sarà più difficile da ottenere dopo il 2026?
Sì, dal 2027 i requisiti contributivi aumenteranno progressivamente di uno, due e poi tre mesi, costringendo molti lavoratori a prolungare la permanenza in servizio rispetto alle attuali soglie del 2026.
Qual è la fonte normativa e informativa di riferimento per queste regole?
Le regole descritte derivano principalmente dalla legge Fornero, dalle successive leggi di bilancio e dalle circolari applicative dell’INPS, che rappresentano la fonte ufficiale da consultare per ogni verifica puntuale.




