Pensioni al ribasso: chi subisce le maggiori riduzioni e come gli assegni vengono influenzati negativamente

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Tagli alle pensioni, importi in calo, ecco i penalizzati con assegni sempre più bassi
Importi in discesa dal 2027
Dal 2027 gli assegni previdenziali saranno più leggeri per chi lascerà il lavoro, con effetti marcati sui nuovi trattamenti rispetto al biennio 2025-2026. Il meccanismo chiave è l’adeguamento automatico dei coefficienti di trasformazione alla maggiore longevità registrata dalla popolazione, che costringe a spalmare lo stesso montante contributivo su un numero più alto di anni.
L’aumento dell’aspettativa di vita determina quindi un doppio impatto: servirà lavorare più a lungo per maturare il diritto all’uscita e, nello stesso tempo, il tasso applicato al montante contributivo sarà meno favorevole. Per i futuri pensionati dei bienni 2027-2028 questo significa un taglio strutturale, non temporaneo, rispetto a chi ha cessato l’attività prima.
Le stime demografiche mostrano una crescita netta della speranza di vita di tre mesi, dopo il recupero dei quattro mesi di calo post-pandemico. Proprio questo scarto porta all’innalzamento progressivo dei requisiti e alla revisione peggiorativa dei coefficienti. A farne le spese saranno in particolare i lavoratori con carriere discontinue, redditi medio-bassi e lunghe pause contributive, che dispongono di montanti già fragili.
Come funzionano i nuovi coefficienti
Il calcolo contributivo parte dal montante, cioè la somma dei contributi rivalutati anno per anno, da moltiplicare per coefficienti che aumentano con l’età di uscita. Più si rimane al lavoro, più cresce il moltiplicatore; tuttavia, ogni aggiornamento biennale legato alla longevità può ridurne il valore, come accadrà dal 2027.
Dopo la fase segnata dal Covid, i coefficienti erano temporaneamente più generosi, senza che i requisiti anagrafici e contributivi venissero ridotti. Ora il sistema recupera i mesi “congelati” e aggiunge la nuova crescita della speranza di vita, determinando un quadro meno favorevole per chi maturerà il diritto nei prossimi anni.
Con l’adeguamento 2027-2028 i nuovi pensionati otterranno un assegno più basso a parità di contributi versati e di età rispetto a chi ha smesso di lavorare entro il 2026. La forbice si allargherà soprattutto per chi ha iniziato a lavorare tardi, ha cambiato spesso contratto o ha trascorso lunghi periodi nel lavoro autonomo con versamenti irregolari.
Chi perde di più tra misto e contributivo
I più penalizzati saranno i lavoratori nel sistema contributivo puro, quindi chi ha iniziato a versare dopo il 1995 e vedrà l’intero importo agganciato ai nuovi coefficienti. Per costoro, ogni scatto di aspettativa di vita si traduce in un taglio immediato dell’assegno, senza “zone franche” tutelate dal vecchio retributivo.
Chi rientra nel sistema misto, grazie a una quota maturata prima del 31 dicembre 1995 (o del 31 dicembre 2011 per chi vantava almeno 18 anni di contributi alla fine del 1995), subirà l’impatto solo sulla parte contributiva. La quota retributiva resterà infatti agganciata alle retribuzioni storiche, attenuando ma non annullando la perdita finale.
Per i nati nel 1960 e per chi raggiungerà i nuovi requisiti nel 2027, l’effetto combinato è chiaro: servirà restare al lavoro più a lungo per colmare solo in parte la riduzione. Le generazioni più giovani, che avranno carriere interamente contributive e spesso intermittenti, rischiano invece assegni strutturalmente più bassi e sempre meno adeguati al costo della vita.
FAQ
D: Perché le pensioni dal 2027 saranno più basse?
R: Per l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione legati all’aumento dell’aspettativa di vita, che riduce il moltiplicatore applicato al montante contributivo.
D: Chi subirà i tagli più pesanti?
R: I lavoratori nel regime contributivo puro, cioè chi non ha quote retributive e vedrà tutta la pensione calcolata con i nuovi coefficienti.
D: Cosa cambia per chi è nel sistema misto?
R: La quota retributiva resta invariata, mentre solo la parte contributiva sarà ridotta dai nuovi coefficienti, con un taglio più contenuto ma comunque presente.
D: L’innalzamento dei requisiti è collegato ai tagli?
R: Sì, entrambi dipendono dalla maggiore longevità: si alzano età e contributi richiesti e, insieme, calano i coefficienti di trasformazione.
D: Conviene andare in pensione prima del 2027?
R: Per chi è vicino ai requisiti, l’uscita entro il 2026 può mitigare l’impatto dei nuovi coefficienti, ma dipende da carriera, età e importo atteso.
D: Che ruolo ha avuto il Covid nei conteggi?
R: Il calo temporaneo della speranza di vita ha reso i coefficienti più favorevoli, ma i mesi “risparmiati” vengono ora recuperati con i nuovi adeguamenti.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: L’analisi riprende i contenuti divulgati dalla testata economica italiana Money.it sul tema dei tagli agli assegni previdenziali dal 2027.
D: È possibile compensare i futuri tagli?
R: Si può solo attenuare l’effetto, prolungando la permanenza al lavoro, incrementando i versamenti volontari o integrando con forme di previdenza complementare.




