Payback sanitario, esplode il caso nazionale: imprese mediche travolte dai rimborsi e ospedali temono effetti devastanti permanenti

Indice dei Contenuti:
Payback sanitario, scatta l’allarme: “Centinaia di aziende sotto esproprio, sanità pubblica a rischio”
Espropri alle imprese medtech
Le Regioni stanno inviando in queste ore comunicazioni di esproprio a centinaia di imprese che forniscono dispositivi medici agli ospedali pubblici, applicando il meccanismo del cosiddetto payback sui dispositivi. Le richieste economiche arrivano in forma retroattiva e, in molti casi, superano gli utili complessivi maturati in dieci anni di attività, colpendo soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese.
A denunciarlo è Conflavoro Pmi Sanità, che parla di cartelle esattive recapitante a fornitori storici del Servizio sanitario nazionale, in particolare nelle regioni più esposte agli sforamenti di spesa. Secondo l’associazione, la stretta rischia di trasformarsi in una vera procedura di “esproprio di fatto”, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di intere filiere produttive e logistiche.
Il presidente Gennaro Broya de Lucia definisce la misura «un attacco diretto all’imprenditoria italiana», con un impatto immediato sulla liquidità aziendale e sulla capacità di garantire continuità nelle consegne di dispositivi salvavita, apparecchiature e materiali essenziali per i reparti ospedalieri.
La grana da 350 milioni per il governo
Il payback sui dispositivi medici obbliga le imprese a ripianare parte degli sforamenti dei tetti di spesa sanitaria regionale, con una scadenza di pagamento scattata il 9 settembre. Le associazioni di categoria avevano chiesto al governo uno stop immediato e correttivi urgenti, denunciando l’assenza di una franchigia minima che mette le Pmi con le spalle al muro.
Secondo le stime, la partita vale almeno 350 milioni di euro, cifra che potrebbe rivelarsi persino insufficiente a coprire il fabbisogno reale delle Regioni. Per Conflavoro Pmi Sanità il modello adottato scarica sugli operatori economici inefficienze storiche della programmazione sanitaria, trasformando i fornitori in bancomat delle amministrazioni locali.
De Lucia avverte che, se non verrà modificata la norma, il comparto medtech rischia una crisi sistemica: oltre 100mila posti di lavoro sarebbero esposti a rischio concreto, con fallimenti a catena, fusioni forzate e una drastica riduzione del numero di player in grado di partecipare alle gare pubbliche.
Effetto valanga sulla sanità pubblica
Le aziende segnalano già i primi segnali di tensione: rallentamento nelle forniture, difficoltà a partecipare a nuove gare, revisione al rialzo dei prezzi nelle procedure in corso. In uno scenario di bilanci ospedalieri rigidi e liste d’attesa in crescita, la prospettiva è quella di un ulteriore indebolimento del sistema sanitario pubblico.
L’associazione avverte che un’ondata di contenziosi, ricorsi amministrativi e blocchi contrattuali potrebbe tradursi in ritardi su visite, screening e interventi chirurgici programmati, con il rischio di sospensioni temporanee di alcune prestazioni e aumento della migrazione sanitaria verso il privato o verso altre regioni.
Per questo Conflavoro Pmi Sanità chiama in causa direttamente l’esecutivo nazionale, denunciando una «responsabilità politica evidente» e chiedendo lo stop immediato alle procedure di riscossione, la revisione dell’impianto del payback e l’introduzione di tutele specifiche per le imprese strategiche nella catena di approvvigionamento della sanità pubblica italiana.
FAQ
D: Che cos’è il payback sui dispositivi medici?
R: È un meccanismo che obbliga le imprese fornitrici a restituire alle Regioni parte degli sforamenti dei tetti di spesa sanitaria stabiliti annualmente.
D: Chi denuncia il rischio esproprio per le aziende?
R: La denuncia arriva da Conflavoro Pmi Sanità, che rappresenta numerose imprese del settore medtech attive nelle forniture ospedaliere.
D: Perché le richieste economiche sono considerate insostenibili?
R: In molti casi gli importi richiesti superano gli utili maturati in dieci anni, erodendo capitale, riserve e possibilità di investimento futuro.
D: Quanti posti di lavoro sarebbero potenzialmente a rischio?
R: Le stime diffuse dall’associazione parlano di oltre 100mila lavoratori coinvolti tra produzione, logistica e servizi collegati.
D: Quali sono i possibili effetti sugli ospedali pubblici?
R: Si temono riduzioni o ritardi nelle forniture di dispositivi, con ripercussioni su visite, esami diagnostici e interventi chirurgici.
D: Che cosa chiedono le imprese al governo?
R: Chiedono la sospensione delle procedure di riscossione, la revisione della norma e l’introduzione di franchigie e correttivi a tutela delle Pmi.
D: Qual è l’ordine di grandezza economico del contenzioso?
R: Le cifre circolate indicano una “grana” per l’esecutivo di almeno 350 milioni di euro, che potrebbero non coprire l’intero fabbisogno.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della denuncia?
R: Le informazioni riprendono la segnalazione pubblica di Conflavoro Pmi Sanità riportata da testate di settore e cronaca economica che hanno rilanciato l’allarme sul payback sanitario.




