Parlamento Ue blocca la proroga al controllo dei contenuti privati nelle comunicazioni digitali

Stop del Parlamento Ue al chat control e scansioni di massa
Il Parlamento europeo ha respinto il rinnovo della deroga che consentiva alle big tech di scansionare i messaggi privati dei cittadini Ue per individuare materiale pedopornografico. La decisione, votata a Strasburgo il 26 marzo 2026, mette fine al quadro legale che dal 2022 autorizzava piattaforme come Meta, Google e Linkedin a monitorare in modo sistematico le comunicazioni digitali. La bocciatura arriva dopo pesanti rilievi di giuristi, aziende europee e servizi legali delle istituzioni Ue sui rischi per privacy, sicurezza informatica e diritti fondamentali. L’esito del voto segna una svolta nel dibattito tra protezione dei minori online e tutela della riservatezza, mentre Commissione, Parlamento e Consiglio continuano a negoziare un nuovo regolamento, già ribattezzato “Chat Control 2.0”, puntando su strumenti più mirati e giudizialmente controllati.
In sintesi:
- Bocciata la proroga Ue che permetteva la scansione di massa dei messaggi privati cifrati.
- Big tech statunitensi non potranno più usare strumenti generalizzati come PhotoDNA sui cittadini Ue.
- La sorveglianza resta possibile solo con sospetti concreti e previa autorizzazione giudiziaria.
- Prosegue il negoziato sul nuovo pacchetto normativo “Chat Control 2.0” a livello europeo.
Come il voto dell’Europarlamento cambia la sorveglianza digitale
Con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astensioni, gli eurodeputati hanno respinto l’estensione della deroga alla direttiva e-Privacy che dal 2022 consentiva alle piattaforme di effettuare scansioni automatizzate delle chat, incluse quelle con crittografia end-to-end.
La decisione interrompe la base giuridica che permetteva alle aziende tecnologiche statunitensi di applicare la cosiddetta “scansione hash” e l’analisi automatica di immagini, video e testi privati alla ricerca di contenuti pedopornografici.
Resta invece pienamente in vigore la possibilità per le forze dell’ordine di intervenire su comunicazioni private solo in presenza di sospetti concreti e previa autorizzazione di un giudice, oltre al controllo su contenuti pubblici e file caricati su social e cloud.
Già nel 2024 diverse aziende europee avevano avvertito, in una lettera aperta, che le proposte della Commissione europea rischiavano di avere *“un impatto negativo sulla privacy e sulla sicurezza dei minori”* e di produrre *“drammatiche conseguenze impreviste”* sulla cybersicurezza complessiva.
Pareri legali interni del Consiglio dell’Unione europea avevano inoltre sollevato dubbi di compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali, parlando di rischio di *“sorveglianza permanente di tutte le comunicazioni interpersonali”*.
Nonostante ciò, Bruxelles ha mantenuto l’obiettivo politico di un regolamento strutturale contro gli abusi online sui minori, ma con un crescente orientamento parlamentare verso misure selettive e proporzionate.
Limiti tecnologici, lobbying e scenari del futuro Chat Control 2.0
Un recente studio scientifico ha definito “inaffidabile” la tecnologia PhotoDNA, oggi usata per individuare immagini illegali: i ricercatori hanno dimostrato che i criminali possono aggirarla e che contenuti innocui possono generare falsi allarmi, esponendo cittadini innocenti a segnalazioni errate.
Secondo un rapporto della Commissione europea, solo il 36% delle segnalazioni sospette provenienti dalle big tech statunitensi deriva dalla sorveglianza di messaggi privati; risultano invece sempre più centrali social network e servizi di cloud storage nelle indagini effettivamente utili.
Il regolamento provvisorio che legittimava la scansione di massa scade il 3 aprile, chiudendo una stagione normativa segnata da forte pressione di gruppi di lobbying. Patrick Breyer, storico oppositore del Chat Control, ha accusato realtà come la statunitense Thorn di aver cercato di *“creare panico”* per orientare le scelte europee.
*“Inondare le nostre forze dell’ordine di falsi positivi e duplicati derivanti dalla sorveglianza di massa non salva un solo bambino dagli abusi. Il definitivo fallimento di Chat Control è un chiaro segnale di stop a questa mania di sorveglianza”*, ha dichiarato, chiedendo di sostituire i controlli indiscriminati con strumenti “realmente efficaci e mirati”.
Nel negoziato sul futuro “Chat Control 2.0”, l’asse del Parlamento europeo è ora spostato verso soluzioni che coniughino tutela dei minori, cifratura forte e controllo giudiziario stringente.
FAQ
Cosa cambia dopo la bocciatura del chat control da parte del Parlamento Ue?
Significa che le big tech non possono più effettuare scansioni di massa dei messaggi privati dei cittadini Ue sulla base della precedente deroga.
Le forze dell’ordine possono ancora controllare i messaggi privati online?
Sì, ma solo in presenza di sospetti concreti, con autorizzazione giudiziaria e nel rispetto delle normative Ue su privacy e diritti fondamentali.
La tecnologia PhotoDNA è ancora utilizzata dalle piattaforme digitali?
In parte sì, ma lo studio citato ne evidenzia l’inaffidabilità, spingendo le istituzioni Ue a riconsiderarne ruolo, limiti tecnici e impatto sui falsi positivi.
Cosa prevede il futuro regolamento europeo Chat Control 2.0?
Prevede un nuovo quadro permanente, ancora in negoziazione, orientato a misure mirate, controllo giudiziario e protezione della crittografia end-to-end.
Quali sono le fonti utilizzate per questa analisi sul chat control europeo?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di informazioni Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



