Parlamento europeo valuta estensione obbligo verifica dell’età anche agli utenti che navigano tramite VPN
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Verifica dell’età online e boom delle Vpn: il nuovo dilemma europeo
Dal 2025 l’Unione europea ha introdotto obblighi stringenti di verifica dell’età per accedere ai contenuti per adulti e, progressivamente, ai social network. In Paesi come Regno Unito, Francia e Italia le nuove regole hanno generato un effetto inatteso: un’esplosione nell’uso delle Vpn, che permettono di aggirare i blocchi fingendo di navigare da altri Paesi.
Ora il Parlamento europeo, attraverso una nota del proprio Servizio di Ricerca firmata da Mar Negreiro, valuta se estendere i controlli anche alle Vpn, nell’ambito della revisione del Cybersecurity Act.
Lo scontro politico e tecnico è aperto: da un lato chi invoca la chiusura della “scappatoia” per tutelare i minori, dall’altro chi difende le Vpn come strumenti essenziali per privacy, giornalismo e dissenso politico.
In sintesi:
- Verifica obbligatoria dell’età sui siti per adulti, esplode l’uso di Vpn in Europa.
- Il Parlamento europeo valuta se sottoporre le Vpn a nuovi controlli o restrizioni.
- Organizzazioni digital rights avvertono: limitare le Vpn mina anonimato e internet aperta.
- L’UE costruisce una “maggiore età digitale”, ma resta divisa su privacy e controlli.
Numeri, attori e conflitto tra tutela dei minori e privacy
Il caso più eclatante arriva dal Regno Unito, dove l’Online Safety Act ha reso obbligatori dal 25 luglio 2025 rigidi controlli d’età sui contenuti vietati ai minori.
La risposta degli utenti è stata immediata: Proton Vpn ha registrato un aumento dei nuovi abbonamenti del 1.800%, NordVpn del 1.000%, mentre secondo Ofcom gli utenti giornalieri di app Vpn sono temporaneamente raddoppiati fino a 1,5 milioni. Cinque delle prime dieci app gratuite negli store britannici sono diventate Vpn.
In Francia, dopo l’auto-oscuramento di Pornhub a seguito del modello “double-blind”, la domanda di Vpn è cresciuta dell’874% (dati vpnMentor), con Proton che segnala un +1.000% di iscrizioni nei 30 minuti successivi al blocco.
Un portavoce della società svizzera ha sintetizzato l’effetto boomerang: “Avevamo costruito Proton Vpn per aiutare le persone nei paesi autoritari a bypassare la censura. Trasformarsi in un cancello d’accesso al porno non era nei nostri piani”.
“Ma questo dimostra chiaramente che gli adulti sono preoccupati dell’impatto che le leggi di verifica universale dell’età avranno sulla loro privacy”.
Intanto, l’app europea di verifica dell’età, lodata da Ursula von der Leyen come modello di privacy, è finita sotto accusa: il ricercatore Paul Moore ha dimostrato nel 2026 che conservava immagini facciali in chiaro e che l’autenticazione biometrica poteva essere aggirata modificando un singolo parametro.
Sul fronte politico, la commissaria inglese per l’infanzia Dame Rachel de Souza definisce l’accesso libero dei minori alle Vpn una scappatoia da “chiudere assolutamente”.
A Bruxelles, la vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica Henna Virkkunen ha confermato che “una parte importante dei prossimi passi consisterà nel garantire che il sistema non venga aggirato”.
In netto contrasto, una coalizione di 19 organizzazioni – tra cui Mozilla, Mullvad, Proton, Tor Project, Electronic Frontier Foundation, ExpressVpn, Tuta, Internet Society, Open Rights Group – il 5 maggio 2026 ha chiesto ai legislatori britannici di non minare l’internet aperta, ricordando che le Vpn sono vitali per giornalisti, attivisti e dissidenti.
Andy Yen, fondatore e Ceo di Proton, avverte: “La verifica dell’età come viene proposta in paese dopo paese significherebbe la morte dell’anonimato online”.
Nel frattempo l’UE procede verso una “maggiore età digitale” armonizzata.
Con la Dichiarazione dello Jutland del 10 ottobre 2025, la maggior parte degli Stati membri, più Norvegia e Islanda, ha appoggiato limiti più severi all’accesso ai social. Nello stesso giorno sono partiti i primi procedimenti del Digital Services Act contro Snapchat, YouTube, Apple App Store e Google Play.
Il 26 novembre 2025 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che sostiene un limite digitale comune di 16 anni per i social.
A livello nazionale, Francia, Portogallo e Danimarca hanno già approvato divieti di social per under 15 o 16, mentre la Spagna prepara una soglia a 16 anni con responsabilità penale personale per i Ceo delle piattaforme.
Italia è stata tra le prime a introdurre verifiche d’età obbligatorie sui siti per adulti, basandosi sul Decreto Caivano (DL 123/2023) e sulla delibera Agcom 96/25/CONS dell’aprile 2025, concordata con il Garante per la privacy.
Dal 12 novembre 2025 i siti per adulti con sede in Italia o extra-Ue devono verificare la maggiore età; dal 1° febbraio 2026 l’obbligo si estende anche alle piattaforme con sede in altri Stati membri, nonostante una sospensione procedurale del Tar del Lazio su ricorso di Aylo.
La lista Agcom include oggi 48 piattaforme, tra cui OnlyFans, con sanzioni fino a 250mila euro. Il modello adottato è quello del “doppio anonimato”, con verifica delegata a terzi certificati come la britannica Yoti.
Spid e Cie sono stati esclusi perché ritenuti non compatibili con tale impostazione, mentre in prospettiva il fulcro dovrebbe diventare IT-Wallet.
In parallelo, le ricerche del termine “Vpn” in Italia risultano raddoppiate su Google Trends già dal 31 ottobre 2025, giorno di pubblicazione della lista Agcom. Sui social però il quadro rimane fermo: il disegno di legge 1136, a prima firma Tiziana Drago Mennuni (FdI) e sottoscritto anche da esponenti Pd, giace in Commissione al Senato dall’ottobre 2025, prevedendo divieto di profili sotto i 15 anni, mini-portafoglio nazionale e innalzamento a 16 anni per il consenso autonomo al trattamento dati.
Il bivio regolatorio: quale modello di internet vuole l’Europa
L’esperienza degli ultimi mesi mostra che la verifica dell’età agisce come un potente polarizzatore di traffico: riduce gli accessi diretti ai grandi portali per adulti e spinge milioni di utenti verso le Vpn.
Per i sostenitori della linea dura, questo dimostra che la misura funziona e che occorre estendere i controlli alla “porta di servizio”, limitando o regolando in modo più stringente l’uso delle Vpn, soprattutto da parte dei minori.
Per le organizzazioni per i diritti digitali, invece, ogni irrigidimento normativo produce solo nuove vie di fuga tecnologiche, erodendo progressivamente privacy, anonimato e fiducia nelle istituzioni. Il rischio, sostengono, è di trasformare strumenti nati per proteggere giornalisti e dissidenti in bersagli regolatori generalizzati.
Le prossime tappe europee saranno decisive.
La revisione del Cybersecurity Act e i lavori sul Digital Fairness Act definiranno i margini di manovra per eventuali limiti alle Vpn, mentre l’app di verifica dell’età e i casi di data breach ne metteranno alla prova la credibilità tecnica.
In gioco non c’è solo la protezione dei minori, ma il modello stesso di cittadinanza digitale in Europa: un ecosistema centrato sul controllo ex ante degli accessi, oppure una rete che tutela l’anonimato come requisito per libertà di informazione, ricerca e dissenso politico.
FAQ
Cosa sono le Vpn e perché crescono dopo la verifica dell’età?
Le Vpn sono reti private virtuali che cifrano il traffico e mascherano l’indirizzo IP, permettendo di aggirare blocchi geografici o contenutistici. La loro crescita segue l’introduzione di controlli d’età più rigidi.
Le Vpn sono legali in Europa per gli utenti adulti?
Sì, allo stato attuale le Vpn sono legali nella maggior parte dei Paesi europei per uso personale, inclusa la tutela della privacy e dell’anonimato online.
Cosa rischiano i minori che usano Vpn per accedere a contenuti vietati?
Attualmente rischiano principalmente esposizione a contenuti inappropriati e possibili violazioni di termini di servizio, più che sanzioni dirette, ma i legislatori valutano norme più stringenti.
Come possono i genitori limitare l’uso di Vpn da parte dei figli?
Possono intervenire configurando controlli parentali su router e dispositivi, usando profili limitati e monitorando app installate, spiegando al contempo rischi legali e di sicurezza.
Quali sono le fonti originali delle informazioni su questa vicenda?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



