Paolo Ruggeri e Filippo Giabbani: Invest in Tuscany: attrazione capitali esteri, un caso di investimento industriale resiliente

Giani: Toscana piattaforma strategica per capitali esteri e industria avanzata
La Toscana si conferma una delle aree più solide e strutturate in Italia per l’attrazione di investimenti esteri, con un modello che va oltre le logiche tradizionali basate su incentivi fiscali o costo del lavoro.
Nel periodo 2019-2025 la regione ha registrato 303 operazioni di investimento estero, per un valore complessivo superiore a 12 miliardi di euro e circa 15 mila nuovi posti di lavoro generati.
Un dato che, letto in chiave finanziaria, segnala non solo attrattività ma capacità di execution, ossia la trasformazione concreta dell’interesse degli investitori in asset produttivi e occupazione.
Secondo Eugenio Giani, “Ci siamo dotati di una struttura specifica… è la riprova della bontà dell’esistenza di questa struttura ad hoc”. Ma la vera leva competitiva emerge dal sistema industriale: Filippo Giabbani, responsabile di Invest in Tuscany e dirigente della Regione Toscana, evidenzia che “la molteplicità del saper fare… non è fungibile”, mentre Paolo Ruggeri di Confindustria Toscana richiama il tema del radicamento produttivo e della continuità delle competenze.

Modello di attrazione: governance pubblica e qualità dell’execution
La Toscana non compete sui capitali con una strategia basata esclusivamente su fiscalità o incentivi.
Il modello regionale si fonda su un’integrazione tra regia istituzionale e qualità industriale, che consente di ridurre il rischio operativo per l’investitore.
Struttura pubblica e accompagnamento degli investitori
La presenza di Invest in Tuscany consente di gestire l’intero ciclo dell’investimento, dall’analisi preliminare fino all’insediamento e alla crescita.
Questo approccio riduce tempi, complessità amministrativa e incertezza regolatoria, fattori che incidono direttamente sulla redditività attesa.
Investimenti place-based vs industriali
Come sottolinea Filippo Giabbani, esistono due logiche distinte: gli investimenti legati al territorio, tipici del turismo e dell’hospitality, e quelli industriali.
Nel primo caso il valore è nella location, nel secondo nella disponibilità di competenze e filiere produttive.
Capitale umano e filiere: il vero asset competitivo
Il principale fattore di attrazione della Toscana è rappresentato dal capitale umano e dalla qualità delle filiere industriali.
Si tratta di un vantaggio strutturale che incide direttamente sul rendimento degli investimenti.
Competenze ibride tra industria e artigianato
La regione offre competenze che combinano precisione industriale e manualità artigianale avanzata.
Questo consente di mantenere standard qualitativi elevati anche in produzioni complesse, difficili da replicare in contesti a basso costo.
Distretti produttivi e riduzione del rischio
Distretti come Scandicci rappresentano ecosistemi industriali completi, con fornitori, tecnici e competenze già operative.
Per un investitore questo significa minori tempi di avvio, maggiore efficienza e riduzione del rischio di execution.
Moda e manifattura: dove il capitale segue la competenza
Il settore moda rappresenta uno dei principali esempi di attrazione di capitali esteri in Toscana.
La presenza di grandi gruppi internazionali conferma la centralità del territorio nelle catene globali del valore.
Investimenti dei gruppi internazionali
Gruppi come Kering e LVMH hanno investito in Toscana per accedere a competenze produttive uniche.
La scelta non è guidata dalla fiscalità, ma dalla qualità del sistema manifatturiero.
Mercato del lavoro e domanda di competenze
In aree come Scandicci il mercato del lavoro ha mostrato dinamiche di forte tensione, con alta domanda di lavoratori qualificati.
Questo indica una concentrazione industriale elevata e un sistema produttivo in espansione.
Casi concreti: investimenti e radicamento territoriale
L’attrattività della Toscana emerge anche da casi concreti di investimento internazionale.
Si tratta di operazioni che evidenziano la capacità del territorio di attrarre capitali anche fuori dai distretti tradizionali.
Il caso Casentino e capitale internazionale
Un gruppo industriale turco ha avviato un nuovo stabilimento nel Casentino, raggiungendo circa 85 addetti.
La scelta è stata guidata dalla disponibilità di competenze locali, non facilmente replicabili altrove.
Radicamento e continuità produttiva
Secondo Paolo Ruggeri, molte aziende a capitale estero si sviluppano su basi produttive storiche locali.
Questo radicamento garantisce continuità e riduce il rischio industriale nel lungo periodo.

Innovazione, ricerca e tecnologia
La Toscana non è solo manifattura tradizionale, ma un sistema che integra ricerca, sviluppo e tecnologia avanzata.
Questo amplia il perimetro degli investimenti possibili.
Ricerca e università come leva competitiva
La presenza di università e centri di ricerca consente alle imprese di sviluppare innovazione direttamente sul territorio.
Questo rafforza la capacità di attrarre investimenti in settori ad alta tecnologia.
Energia e ingegneria avanzata
Come evidenziato da Paolo Ruggeri, la regione ospita competenze di eccellenza in ambito energetico e ingegneristico.
Il costo competitivo rispetto ad altri Paesi europei aumenta l’attrattività per investimenti industriali complessi.
Nuove filiere e contaminazione industriale
Uno dei punti di forza della Toscana è la capacità di creare sinergie tra settori diversi.
Questo genera nuove opportunità di investimento e innovazione.
Camperistica e riconversione industriale
Il settore della camperistica rappresenta un esempio di contaminazione tra arredo e manifattura.
Le competenze tradizionali vengono riutilizzate in nuovi contesti produttivi.
Nautica di lusso e posizionamento globale
La Toscana produce circa il 30% dei mega yacht mondiali, posizionandosi come leader globale nel segmento premium.
Il valore elevato dei prodotti riflette la qualità delle competenze e della produzione.
Rischi e criticità del modello
Nonostante i risultati positivi, il sistema presenta alcune criticità strutturali.
Questi fattori devono essere gestiti per garantire continuità agli investimenti.
Mismatch di competenze
La difficoltà nel reperire personale qualificato rappresenta un limite alla crescita industriale.
In alcuni distretti la domanda supera l’offerta di lavoro disponibile.
Competizione internazionale
Paesi come Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi offrono condizioni fiscali più favorevoli.
La Toscana deve quindi continuare a puntare su qualità e competenze per mantenere la competitività.
Prospettive: un modello difendibile nel lungo periodo
Il principale punto di forza della Toscana è la difficoltà di replicare il suo modello industriale.
Le competenze, le filiere e il capitale umano rappresentano asset che richiedono decenni per essere costruiti.
Per gli investitori questo significa maggiore stabilità e minore rischio di delocalizzazione.
In un contesto globale incerto, la Toscana si posiziona quindi come una destinazione capace di offrire rendimenti sostenibili e continuità industriale.
FAQ
Quanto capitale estero è stato investito in Toscana?
Oltre 12 miliardi di euro tra il 2019 e il 2025.
Qual è il ruolo di Invest in Tuscany?
Supporta e accompagna gli investitori lungo tutto il ciclo dell’investimento.
Chi è Filippo Giabbani?
Responsabile di Invest in Tuscany e dirigente della Regione Toscana, focalizzato sull’attrazione di capitali esteri.
Qual è il principale vantaggio competitivo della Toscana?
Il capitale umano e le filiere produttive integrate.
Quali settori sono più attrattivi?
Moda, manifattura avanzata, energia, nautica e tecnologia.
Qual è la fonte dei dati?
Annual Meeting Invest in Tuscany e analisi della Regione Toscana
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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