Palantir guida le maxi-commesse ICE, ma ora i fondi traballano

Indice dei Contenuti:
Palantir, AT&T e Deloitte: le aziende con i contratti ICE più grandi rischiano il blocco dei fondi
Contratti miliardari e rischio stop ai finanziamenti
L’agenzia federale americana per l’immigrazione, l’Immigration and Customs Enforcement, è al centro di un duro scontro politico a Washington, con la prospettiva concreta di un blocco dei finanziamenti e di uno shutdown del governo. La tensione è esplosa dopo l’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti e Renee Good da parte di agenti federali, episodio che ha riacceso le proteste contro le operazioni sul territorio e la gestione dei rimpatri. Manifestanti e parte dei legislatori chiedono di tagliare i fondi aggiuntivi all’agenzia, trasformando il voto sul budget per la sicurezza interna in un referendum politico sull’immigrazione.
Domenica diversi senatori democratici hanno minacciato di bloccare il disegno di legge di finanziamento del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. Il senatore Mark Warner, della Virginia, ha dichiarato su X di non essere disposto a sostenere nuovi fondi mentre continuano le operazioni federali considerate “violente” nelle città americane. Se il pacchetto non raggiungerà la soglia di 60 voti, il governo federale rischia la chiusura subito dopo la mezzanotte di sabato, con effetti a catena su tutta la macchina amministrativa.
Anche i mercati si stanno adeguando allo scenario di crisi: la piattaforma di previsioni Kalshi indica una probabilità di shutdown intorno al 77%, in forte aumento rispetto a pochi giorni fa, quando era inferiore al 10%. Il caso delle sparatorie di Minneapolis, contestato da analisi video indipendenti che mettono in dubbio la versione ufficiale sugli eventi che hanno portato alla morte di Pretti e Good, è diventato così la miccia di un braccio di ferro istituzionale sui poteri e sul finanziamento dell’agenzia.
Maxi appalti tecnologici sotto la lente
L’eventuale stretta sui finanziamenti non colpirebbe solo l’agenzia federale, ma anche un vasto ecosistema di grandi gruppi privati che negli ultimi anni hanno ottenuto contratti redditizi. Tra i partner più esposti spicca Palantir, che nel 2022 ha ricevuto 139,3 milioni di dollari per piattaforme software di analisi e gestione dei casi investigativi, manutenzione dei sistemi e sviluppo di funzionalità personalizzate. A ruota segue AT&T, che nel 2021 si è aggiudicata 90,7 milioni per forniture IT, infrastrutture di rete e assistenza: un accordo con scadenza ravvicinata ma con opzioni di estensione fino al 2032 che possono portare il valore complessivo a 165,2 milioni.
La consulenza ad alto contenuto tecnologico è garantita da Deloitte, titolare di più accordi pluriennali, fra cui un contratto da 24 milioni di dollari siglato nel 2023 per supportare la modernizzazione dei dati fino al 2027. Sul fronte hardware e licenze agisce Dell, che attraverso la divisione appalti governativi ha ottenuto 18,8 milioni di dollari per fornire licenze Microsoft Enterprise all’ufficio del Chief Information Officer dell’agenzia.
Sul versante delle comunicazioni operative è centrale il ruolo di Motorola Solutions, incaricata di implementare e mantenere l’infrastruttura tattica di comunicazione con un contratto da 15,6 milioni di dollari firmato nel settembre 2023. A supporto delle indagini figurano poi la difesa General Dynamics, con 9,6 milioni per servizi di background check, e L3 Harris, che nel 2022 ha sottoscritto un accordo da 4,4 milioni per apparati in grado di localizzare telefoni cellulari coinvolti in indagini su crimini e minacce.
La catena operativa viene completata da servizi logistici e media: il corriere FedEx ha in corso un contratto di consegna fino al 2027 da 2,3 milioni di dollari, mentre Comcast e Charter Communications forniscono connettività e tv via cavo in sale operative e uffici investigativi in vari Stati, con importi minori ma potenzialmente estendibili nel tempo.
Proteste interne alle big tech e precedenti illustri
La contestazione verso la collaborazione con l’agenzia federale non arriva solo dalle piazze ma anche dall’interno delle grandi aziende tecnologiche. Oltre 250 dipendenti di colossi come Amazon, Palantir, Spotify, Google e Tesla hanno firmato un appello per chiedere ai vertici aziendali di prendere posizione pubblicamente contro le operazioni sul territorio e di interrompere eventuali rapporti commerciali con l’agenzia, invitando anche la Casa Bianca a ritirare gli agenti dalle città.
Non sarebbe la prima rottura: nel 2018 la società di consulenza McKinsey & Company ha annunciato di aver chiuso ogni rapporto con l’agenzia federale dopo la rivelazione di incarichi di consulenza per circa 20 milioni di dollari, innescando forti proteste interne legate alle politiche migratorie dell’amministrazione dell’allora presidente Donald Trump. Nello stesso periodo, anche in Microsoft si aprì un fronte di contestazione su un contratto da 19,4 milioni di dollari: l’amministratore delegato Satya Nadella definì “crudeli e abusive” alcune misure sui migranti, pur confermando il supporto cloud all’agenzia.
L’uso degli appalti pubblici nel settore tecnologico solleva inoltre interrogativi sulla tutela dei dati sensibili. Il Dipartimento del Tesoro, guidato da Scott Bessent, ha appena cancellato tutti i contratti con la società di consulenza Booz Allen Hamilton (circa 4,8 milioni di dollari l’anno), citando le carenze di sicurezza emerse dopo la condanna dell’ex collaboratore Charles Littlejohn, che aveva diffuso le dichiarazioni dei redditi di Trump. In un clima già segnato da violenze, dubbi sulle versioni ufficiali e timori per un possibile shutdown, le relazioni tra apparato di sicurezza e grandi contractor privati diventano così un fronte cruciale di conflitto politico e reputazionale.
FAQ
D: Quali aziende hanno i contratti dal valore più alto con l’agenzia federale?
R: I maggiori importi riguardano soprattutto Palantir, AT&T e Deloitte, con accordi che spaziano dall’analisi dati alle infrastrutture di rete e alla consulenza tecnologica avanzata.
D: Perché si parla di possibile blocco dei fondi?
R: Una parte del Senato minaccia di non approvare il disegno di legge sul finanziamento della sicurezza interna, in segno di protesta contro la gestione delle operazioni migratorie e le recenti uccisioni a Minneapolis.
D: In che modo uno shutdown del governo influenzerebbe questi contratti?
R: Uno shutdown potrebbe ritardare pagamenti, rinnovi ed esecuzione di alcuni servizi, generando incertezza per i bilanci di aziende come Palantir, AT&T e i principali contractor tecnologici.
D: Che tipo di servizi fornisce Palantir all’agenzia?
R: Palantir offre piattaforme di analisi, software investigativi e strumenti di gestione dei casi, elementi centrali per le attività di intelligence e tracciamento.
D: Qual è il ruolo di AT&T nei rapporti con l’agenzia?
R: AT&T fornisce prodotti IT, connettività e supporto di rete che consentono il funzionamento quotidiano di infrastrutture critiche, con un contratto potenzialmente esteso fino al 2032.
D: Come reagiscono i lavoratori delle big tech a questi appalti?
R: Gruppi di dipendenti di Amazon, Google, Palantir, Spotify e Tesla chiedono ai vertici aziendali di condannare apertamente le operazioni contestate e di recidere ogni legame commerciale con l’agenzia.
D: Esistono precedenti di aziende che hanno interrotto le collaborazioni?
R: Sì, nel 2018 McKinsey & Company ha dichiarato che non avrebbe più lavorato con l’agenzia, dopo rivelazioni su contratti per 20 milioni di dollari e proteste interne contro le politiche migratorie di Donald Trump.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria delle informazioni economiche sui contratti?
R: I dati sugli importi degli appalti e sui singoli contractor provengono da un’inchiesta economico-finanziaria pubblicata dalla stampa statunitense specializzata, in particolare da un approfondimento di Forbes sui rapporti tra grandi aziende e l’agenzia federale.




