Pacifico svela la formula nascosta del pop italiano: quattro accordi che dominano ogni canzone

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Pacifico: “Nella canzone italiana ci sono quattro accordi che si sfidano a duello”
Quattro accordi in duello
Nella canzone d’autore italiana agiscono poche cellule armoniche, ma spremute fino all’estremo, come se quattro accordi si sfidassero costantemente a duello per trovare combinazioni sempre nuove. Questa tensione affonda nelle radici della tradizione partenopea e dell’opera lirica, che hanno educato l’orecchio nazionale a modulazioni imprevedibili e a un pathos melodico quasi teatrale.
In Francia, dove vive **Luigi “Gino” De Crescenzo**, alias Pacifico, la cosiddetta “variété” resta più compatta, con progressioni armoniche chiuse e meno propense a divagare, anche nei grandi successi popolari. Basta confrontare brani di artisti come Marco Mengoni o Giorgia con le hit d’Oltralpe per cogliere immediatamente il surplus di irrequietezza armonica italiana.
Anche il Festival di Sanremo è passato da fortezza conservatrice ad arena porosa: l’urban ha sfondato i portoni, le strutture si sono asciugate, eppure resiste un nocciolo “sanremese” fatto di slancio emotivo, vocalità ampia, crescendo armonici generosi. All’Ariston, quei quattro accordi continuano a misurarsi, tra classicità e contaminazione, spingendo ogni volta un po’ più in là il perimetro della canzone.
Autori nell’ombra, voci in prima linea
Nel sistema italiano l’interprete resta in vetrina mentre l’autore abita il retroscena, anche quando firma pagine cruciali della discografia. L’esperienza di Pacifico con Ornella Vanoni, da “Un sorriso dentro al pianto” all’autobiografia “Vincente o perdente”, racconta un’intimità creativa in cui la voce trasforma la scrittura in mito, attraverso pronuncia, emissione, micro-tempi impossibili da prevedere in partitura.
Sul palco sanremese, l’artista milanese ha toccato con mano lo scarto tra fragilità e potenza: con Bungaro e **Vanoni** nel 2018 l’orchestra diventa un organismo vivo, capace di esaltare o travolgere. Lui stesso ricorda il debutto del 2004 come un attraversamento quasi traumatico, mentre la successiva esperienza a tre voci all’Ariston si è rivelata un gioco pericoloso ma esaltante, con Ornella imprevedibile come un Johnny Rotten della canzone italiana.
In Francia, al contrario, la Sacem celebra in prima serata tv autori, compositori ed editori: un riconoscimento che in Italia resta episodico. **Pacifico** si è abituato a questa asimmetria, consapevole che all’Arena di Verona salgono i volti, non le penne, ma la regia profonda delle canzoni rimane nelle mani di chi le scrive.
Sanremo, collaborazioni e sogni in pellicola
La partecipazione all’edizione 2026 con **Enrico Nigiotti** e “Ogni volta che non so volare” conferma il ruolo di **Pacifico** come autore di frontiera, capace di intrecciare tradizione melodica e sensibilità contemporanea. Tra i nomi che osserva con maggiore curiosità figurano rapper, cantautori come Fulminacci, voci raffinate come Malika Ayane e icone imprevedibili quali Patty Pravo, in un cast talmente affollato da rendere complesso orientarsi.
Nel suo percorso spicca il sodalizio ventennale con Gianna Nannini, inaugurato da “Sei nell’anima”, e la scrittura condivisa con Francesco Gabbani, dove il nucleo iniziale dei brani viene rielaborato fino a trovare l’alchimia fra autore, interprete e arrangiamento. Ogni volta il salto decisivo avviene quando la canzone passa di bocca in bocca, assumendo fonemi, accenti e biografie differenti.
Nel “parcheggio dei sogni” descritto da Paolo Conte, oltre alla canzone, trovano posto libri, teatro, l’operina elettroacustica “Turbo-Lento” al Volvo Studio e soprattutto il cinema. Le firme condivise con Ennio Morricone per Andrea Bocelli, l’ammirazione per Nino Rota e per la colonna sonora di “Arrival” di Denis Villeneuve rivelano una vocazione alle immagini, con affinità elettive che vanno da Federico Fellini ad Aki Kaurismäki, fino ai contemporanei Paolo Sorrentino e Matteo Garrone.
FAQ
D: Chi è Pacifico?
R: È il nome d’arte di Luigi “Gino” De Crescenzo, cantautore, autore e scrittore italiano attivo tra musica, editoria e cinema.
D: Cosa intende Pacifico per “quattro accordi che si sfidano a duello”?
R: Una metafora della ricchezza armonica italiana, dove pochi accordi vengono continuamente combinati in modo creativo, specie nella canzone d’autore.
D: Qual è il suo ruolo a Sanremo 2026?
R: Firma il brano “Ogni volta che non so volare” per il cantautore toscano Enrico Nigiotti, che torna così sul palco dell’Ariston.
D: Perché cita spesso la Francia?
R: Perché vive tra Italia e Francia e confronta la “variété” francese, più armonicamente chiusa, con la canzone italiana, più modulata e lirica.
D: Qual è la collaborazione più intensa con Ornella Vanoni?
R: Oltre alla canzone “Un sorriso dentro al pianto”, spicca la scrittura a quattro mani dell’autobiografia “Vincente o perdente”.
D: Come viene trattata la figura dell’autore in Italia?
R: Rimane spesso nell’ombra rispetto all’interprete, a differenza della Francia dove la Sacem celebra apertamente autori e compositori.
D: Che rapporto ha con il cinema?
R: Ha firmato pagine con Ennio Morricone, ammira Nino Rota e sogna di lavorare di più su colonne sonore, ispirato anche da film come “Arrival”.
D: Qual è la fonte giornalistica originale dell’intervista citata?
R: Le dichiarazioni di Pacifico sono tratte da un’intervista rilasciata al format musicale SoundCheck, pubblicata sul sito e sui canali social del relativo giornale.




