Oro ai massimi storici inattesi, perché gli investitori non si fermano

Indice dei Contenuti:
L’oro ha battuto l’ennesimo record che sembrava insuperabile
Corsa senza precedenti
Il metallo giallo ha superato per la prima volta i 5mila dollari per oncia troy, portando il costo a circa 138 euro per grammo e stracciando in poche settimane i massimi toccati a 4mila dollari. Nell’ultimo anno il valore è balzato di oltre l’80 per cento, e di oltre il 170 per cento rispetto a cinque anni fa, un’accelerazione che gli analisti considerano storica per il mercato dei metalli preziosi.
La curva delle quotazioni, sempre più ripida, segnala una domanda in crescita verticale e un livello di incertezza globale che non accenna a rientrare. Pandemie, conflitti in Ucraina e a Gaza, tensioni commerciali e l’elezione di **Donald Trump** alla presidenza degli **Stati Uniti** hanno moltiplicato gli scenari di rischio per i capitali internazionali. In questo contesto, ogni valutazione su azioni o obbligazioni incorpora oggi variabili geopolitiche, sanitarie e regolatorie difficilmente prevedibili.
Il metallo prezioso torna così al centro dei portafogli come bene rifugio “puro”: un asset reale, senza rischio di default, percepito come scudo contro shock improvvisi, inflazione persistente e instabilità monetaria. Il risultato è una spirale in cui flussi crescenti di denaro cercano protezione nella stessa asset class, alimentando ulteriori rialzi di prezzo.
Fattori macro e ruolo delle banche centrali
Oltre al clima di paura sui mercati, a sostenere le quotazioni intervengono fattori tecnici potenti. Il progressivo indebolimento del dollaro statunitense rende meno oneroso l’acquisto in euro, amplificando la domanda europea e asiatica. Parallelamente, il calo dei tassi di interesse reali riduce l’attrattiva dei titoli obbligazionari tradizionali e spinge i gestori a cercare valore dove il rendimento non dipende da cedole, ma da sicurezza e scarsità.
Decisivo l’attivismo delle banche centrali. In questi anni gli istituti monetari hanno incrementato in modo aggressivo le riserve auree, sottraendo al mercato volumi enormi e irrigidendo ulteriormente l’offerta. **Banca d’Italia**, ad esempio, è oggi la terza detentrice mondiale di oro fisico dopo la **Federal Reserve** statunitense e la **Bundesbank** tedesca, con 2.452 tonnellate per un valore di circa 338 miliardi di euro ai prezzi correnti.
Per le autorità monetarie il metallo prezioso resta un pilastro di stabilità: funge da garanzia di ultima istanza per difendere la valuta nazionale in caso di crisi, sostenere interventi straordinari sui mercati e rassicurare gli investitori internazionali sulla solidità dei conti pubblici. Non sorprende quindi che, complessivamente, le banche centrali detengano circa un quinto di tutto l’oro estratto nella storia.
Effetti su risparmi, industria e altri metalli
La corsa delle quotazioni non impatta solo gli operatori finanziari. Il prezzo di riferimento in borsa condiziona direttamente il costo del metallo fisico per gioiellieri e dettaglianti, costretti a ritoccare i listini e a ripensare modelli e pesi dei prodotti destinati al pubblico. Per i risparmiatori, invece, l’accesso passa sempre più attraverso strumenti finanziari: ETF, ETC e fondi indicizzati che replicano l’andamento del metallo, evitando i problemi logistici di lingotti e monete.
Il rincaro colpisce anche l’industria tecnologica, dove il metallo giallo è utilizzato in connettori e circuiti per la sua conducibilità e resistenza all’ossidazione. Aumentano così i costi di produzione per smartphone, componenti elettronici e dispositivi ad alta precisione, con possibili riflessi sui prezzi al consumo. A catena, la rinnovata attenzione degli investitori si è estesa ad altri metalli: argento, platino, rame e nichel hanno registrato a loro volta forti tensioni rialziste.
Questo “effetto contagio” si trasferisce sull’intera filiera industriale, dall’energia alla mobilità elettrica, fino alle infrastrutture digitali, dove rame e nichel sono materiali chiave. Nel medio periodo, imprese e consumatori dovranno fare i conti con listini più volatili e margini compressi, mentre i governi saranno chiamati a bilanciare sicurezza degli approvvigionamenti, transizione verde e difesa del potere d’acquisto delle famiglie.
FAQ
D: Perché il metallo prezioso è salito oltre 5mila dollari l’oncia?
A: L’aumento deriva dalla domanda di bene rifugio in un contesto di guerre, incertezza politica e tassi reali bassi, unita agli acquisti record delle banche centrali.
D: Quanto è cresciuto il prezzo nell’ultimo anno?
A: Le quotazioni sono salite di circa l’82 per cento in dodici mesi e di oltre il 170 per cento in cinque anni, secondo i dati di mercato più recenti.
D: Che ruolo hanno le banche centrali?
A: Accumulano grandi riserve per rafforzare la fiducia nella valuta e potersi difendere da crisi finanziarie e valutarie, incidendo in modo diretto sui prezzi.
D: Quanta riserva detiene Banca d’Italia?
A: **Banca d’Italia** possiede 2.452 tonnellate di oro fisico, terza al mondo dopo **Stati Uniti** e **Germania**, per un valore di circa 338 miliardi di euro.
D: Come possono investire i piccoli risparmiatori?
A: Possono utilizzare strumenti quotati in borsa come ETF ed ETC, oppure acquistare monete e lingotti tramite intermediari autorizzati.
D: Quali settori industriali risentono di più del rialzo?
A: Gioielleria, elettronica di consumo, semiconduttori e componentistica ad alta precisione, oltre alle filiere che usano rame, nichel e altri metalli collegati.
D: In che modo il dollaro influisce sul prezzo?
A: Poiché le quotazioni sono espresse in dollari, il deprezzamento della valuta rende gli acquisti più convenienti per chi compra in euro o in altre valute forti.
D: Qual è la fonte giornalistica dell’analisi originale?
A: L’elaborazione qui proposta si basa su una rielaborazione giornalistica dei dati e dei contenuti pubblicati in origine dal **Post** italiano.




