Nino Frassica sorprende col Questionario di Proust: Sicilia, amore e carriera svelano la sua felicità

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Felicità e radici siciliane
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Nino Frassica definisce la felicità come la conquista di ciò che si desidera, con un approccio misurato: chiedere poco semplifica il risultato. Il livello minimo di infelicità coincide con quei momenti in cui tutto va storto senza motivo. Quando pensa alla serenità ideale, immagina una fine impercettibile, magari la notte di Capodanno dell’anno 4000.
La sua isola è bussola emotiva e rifugio: è felice ogni volta che si trova in Sicilia con le persone che ama. Oggi vive bene a Roma, ma il ritorno a sud è il progetto per quando chiuderà la fase lavorativa. Il viaggio preferito resta essenziale e quotidiano: lavoro-casa, casa-lavoro.
Nella dimensione privata privilegia l’autenticità degli affetti e la semplicità dei ritmi, mentre il suo stato d’animo attuale è “riposato e in cerca di altro riposo”. Tra i desideri, il talento di suonare il pianoforte; tra i tratti più riconoscibili, la capacità di scherzare su tutto, trasformando osservazioni minime in potenziale comico.
Valori, paure e rimpianti
Il bene più prezioso per Nino Frassica è la fantasia, motore creativo e filtro con cui osserva il mondo. Tra i valori, pretende sincerità dagli amici e stima chi opera nel volontariato senza secondi fini. La sua ammirazione va a Renzo Arbore, riferimento professionale e umano.
Sul fronte personale riconosce pigrizia e poca pazienza, mentre negli altri non tollera l’incompetenza, soprattutto quando occupa spazi che spetterebbero a chi ha merito. Detesta presunzione e ignoranza combinate, e rivendica un motto netto: non danneggiare nessuno e vivere di ciò che si sa fare.
Le paure sono concrete: malattie che possano colpire lui o i suoi cari. Davanti alla verità sceglie un paradosso ironico sulla menzogna, specchio del suo stile. Il lessico quotidiano ha una cifra ricorrente: “Minchia”, parola jolly in positivo e in negativo.
Nelle abitudini ammette spese superflue, come magliette vistose destinate forse all’armadio. I rimpianti sono pragmatici: non aver studiato inglese e aver trascurato lo sport. Le rughe sono l’aspetto che apprezza meno, con un lampo di autoironia anagrafica: aggiornerebbe la carta d’identità al 1980.
FAQ
- Qual è il valore centrale per Nino Frassica? La fantasia, considerata il suo bene più prezioso.
- Chi ammira di più? Renzo Arbore, per carisma e influenza professionale.
- Qual è la sua più grande paura? Le malattie che possano colpire lui o i suoi familiari.
- Quali difetti riconosce in sé? Pigrizia e scarsa pazienza.
- Cosa non sopporta negli altri? L’incompetenza, soprattutto quando sottrae spazio al merito.
- Quali rimpianti cita? Non aver imparato l’inglese e aver fatto poco sport.
- Qual è la fonte giornalistica di riferimento? Intervista ispirata al questionario di Proust, pubblicata dalla stampa italiana; fonte: Corriere della Sera.
Successi, ispirazioni e motto di vita
Nino Frassica sintetizza le sue conquiste in due pilastri: il matrimonio e un percorso artistico costruito con costanza fino al riconoscimento pubblico. Gli eroi del quotidiano, per lui, sono coloro che fanno volontariato con onestà, senza tornaconti, esempio concreto di impegno civile.
Nel pantheon personale spicca Renzo Arbore, figura cardine per stile e visione, mentre tra le letture predilige Stefano Benni e Michele Serra, riferimenti di ironia e critica sociale. Sul versante narrativo, l’icona resta il personaggio interpretato da Renato Pozzetto in “Bravo 7+”, modello di comicità surreale.
Se potesse rinascere sceglierebbe i panni di un atleta, segnale di disciplina e spirito di competizione. La sua pratica creativa è metodica: annotare ciò che fa ridere e lavorarci fino a ottenere l’effetto comico. A guidarlo, un principio netto: non danneggiare gli altri e vivere di ciò che si sa fare.
FAQ
- Quali sono le principali conquiste di Nino Frassica? Il matrimonio e l’affermazione professionale.
- Chi è la sua ispirazione più forte? Renzo Arbore.
- Quali scrittori predilige? Stefano Benni e Michele Serra.
- Qual è l’eroe narrativo di riferimento? Il personaggio di Renato Pozzetto in “Bravo 7+”.
- Chi sono i suoi eroi nella realtà? I volontari che operano senza interessi personali.
- In che cosa vorrebbe reincarnarsi? In un bravo atleta.
- Qual è il suo motto? Non danneggiare gli altri e vivere di ciò che si sa fare. Fonte: Corriere della Sera.




