Niguarda strage Crans-Montana: 13mila cmq di pelle in una settimana, come opera la Banca dei Tessuti

Indice dei Contenuti:
Impatto clinico e volumi straordinari
Milano, emergenza senza precedenti: in sette giorni al Niguarda sono stati impiegati circa 13.000 cmq di pelle per trattare quattro pazienti gravemente ustionati della strage di Crans-Montana. Il dato, confermato dalla biologa Marta Tosca, fotografa uno sforzo operativo eccezionale.
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Per un’ustione del 10-15% della superficie corporea servono mediamente 500-1.000 cmq di cute lavorata, quantità moltiplicate in emergenze multiple come questa. In una sola settimana, i volumi sono stati quasi triplicati rispetto alla routine della struttura.
La Banca dei Tessuti del Niguarda è tra le poche realtà italiane in grado di sostenere carichi così elevati per rapidità, tracciabilità e standard di qualità, integrando logistica clinica e lavorazione avanzata del tessuto.
Le forniture vengono attivate su richiesta urgente delle sale operatorie e impattano direttamente su stabilizzazione, copertura delle ferite e prevenzione delle infezioni, fattori critici nelle prime fasi post-ustione. L’impiego intensivo di innesti cutanei ha consentito interventi tempestivi su pazienti ad altissima complessità, riducendo il rischio di complicanze sistemiche e migliorando la finestra terapeutica.
Tecnologie di lavorazione e crioconservazione
Alla Banca dei Tessuti del Niguarda la cute donata viene sottoposta a processi di pulizia, decontaminazione e standardizzazione che la trasformano in un presidio clinico pronto all’uso. I protocolli, spiegano i responsabili, prevedono fasi controllate di preparazione per eliminare cariche microbiche e componenti potenzialmente immunogene.
Il tessuto, una volta lavorato, è confezionato in lotti tracciati e idonei a procedure d’urgenza, così da essere disponibile in tempi immediati per la sala operatoria. La catena del freddo è continua e verificata, con controlli di qualità su ogni step per garantire sicurezza e prestazioni costanti.
La conservazione avviene in criobanche dedicate: grandi frigoriferi a -80°C che mantengono la cute stabile fino a due anni. Quando arriva la richiesta clinica, il materiale viene scongelato con procedure rapide e trasferito direttamente al team chirurgico, minimizzando i tempi tra prelievo dal freezer e trapianto.
Assenza di rigetto e uso universale dei tessuti
Secondo il responsabile Giovanni Sesana, la cute trattata diventa un innesto a impiego estensivo, senza necessità di matching tra donatore e ricevente. Le lavorazioni rimuovono gli elementi che attivano la risposta immunitaria, permettendo un’applicazione immediata su pazienti diversi.
Questa caratteristica elimina i tempi per la verifica di compatibilità e consente di intervenire in regime d’urgenza, fattore decisivo nelle grandi ustioni. La cute funge da copertura biologica temporanea, stabilizza il letto della ferita e crea una barriera contro contaminazioni esterne.
L’uso universale si integra con protocolli di sala operatoria che prevedono scongelamento, controllo finale e trapianto in sequenza rapida, riducendo complicanze e garantendo continuità terapeutica durante tutto il percorso clinico.
Donazione post-mortem e valore sociale
Tutta la cute utilizzata per i feriti di Crans-Montana proviene da donazioni post-mortem autorizzate dai familiari, un atto che rende possibile affrontare emergenze con fabbisogni elevati e immediati. Le procedure di prelievo seguono protocolli rigorosi di tracciabilità e consenso, garantendo sicurezza e rispetto del donatore.
Secondo Giovanni Sesana e Marta Tosca, la donazione da vivente non è praticabile: i quantitativi sarebbero insufficienti e causerebbero danni a chi dona. La via post-mortem è quindi l’unica in grado di assicurare scorte adeguate per coprire vaste aree ustionate.
Il contributo dei donatori rende disponibili lotti standardizzati che possono essere lavorati, crioconservati e impiegati in tempi rapidi, trasformando un gesto individuale in un beneficio collettivo. Ogni unità entra in una filiera clinica controllata, dalla selezione alla sala operatoria, con impatto diretto sulla sopravvivenza e sulla riduzione delle complicanze.
FAQ
- Da dove proviene la pelle impiegata al Niguarda? Dalle donazioni post-mortem autorizzate dai familiari, registrate e tracciate.
- Perché non si utilizza pelle da donatori viventi? Le quantità sarebbero minime e il prelievo provocherebbe lesioni al donatore.
- Chi coordina la gestione dei tessuti cutanei? La Banca dei Tessuti del Niguarda, con responsabilità cliniche e logistiche su lavorazione e distribuzione.
- Quanto dura la conservazione della cute donata? Fino a due anni in criobanche a -80°C, con controllo qualità su ogni lotto.
- Serve compatibilità tra donatore e ricevente? No, i trattamenti rendono la cute utilizzabile su pazienti diversi senza test di matching.
- Qual è l’impatto clinico principale degli innesti? Copertura temporanea, stabilizzazione delle ferite e riduzione del rischio di infezioni nelle grandi ustioni.




