NATO in crisi: nuovo allarme su fragilità e sfide interne aumentano preoccupazioni sulla difesa comune

Indice dei Contenuti:
“La NATO non è mai stata così debole”
Equilibri militari in rapido mutamento
L’architettura di difesa occidentale appare sempre più esposta di fronte alla pressione congiunta di **Russia**, **Cina** e potenze regionali assertive. I conflitti in **Ucraina** e in **Medio Oriente** hanno evidenziato lacune di munizionamento, logistica e capacità industriale dei Paesi membri, con scorte missilistiche e di artiglieria giudicate insufficienti da numerosi analisti.
Le divergenze su spesa militare e ripartizione degli oneri tra **Stati Uniti**, **Germania**, **Francia**, **Italia** e gli alleati dell’Est alimentano la percezione di un’Alleanza sbilanciata, dipendente dalla volontà politica di **Washington**. La prospettiva di cambi di rotta alla Casa Bianca, con possibili ridimensionamenti dell’impegno in **Europa**, rende fragili le garanzie di sicurezza percepite sul fianco orientale.
Sul piano navale e aerospaziale, il potenziamento di flotte e arsenali di **Mosca** e **Pechino** riduce il margine di superiorità tecnologica accumulato in decenni. I ritardi in nuovi sistemi d’arma congiunti, i costi lievitati dei programmi F-35 e difesa antimissile, e il nodo della standardizzazione dei mezzi ostacolano la piena interoperabilità tra gli alleati.
Fratture politiche interne all’Alleanza
Le tensioni tra governi sovranisti e leadership centriste in **Polonia**, **Ungheria**, **Turchia** e negli stessi **Stati Uniti** minano l’immagine di compattezza strategica. I veti incrociati sui dossier di allargamento e sulle sanzioni alla **Russia** hanno rallentato decisioni cruciali, esponendo la struttura politico-militare a ricatti interni.
La gestione delle adesioni di **Svezia** e **Finlandia**, frenata a lungo da **Ankara** e **Budapest**, ha mostrato come la regola dell’unanimità possa trasformarsi in arma negoziale contro l’interesse collettivo. Allo stesso tempo, le opinioni pubbliche in **Europa occidentale** risultano divise su aumento delle spese militari, invio di armi e presenza di basi straniere.
Sul versante energetico, la dipendenza pregressa da gas e petrolio russi continua a incidere sulle scelte strategiche di **Berlino**, **Roma** e di diverse capitali dell’Europa centrale. Questa eredità condiziona le politiche di deterrenza, rendendo più complessa la definizione di linee rosse credibili di fronte alle ambizioni revisioniste del Cremlino.
Diritto internazionale e zone grigie di sicurezza
L’uso strumentale del diritto internazionale da parte delle potenze rivali mette alla prova la narrativa occidentale fondata su sovranità, integrità territoriale e autodeterminazione. I precedenti in **Kosovo**, in **Libia** e in altri teatri sono spesso citati da **Mosca** e **Pechino** per delegittimare le prese di posizione dell’Occidente, incrinando il consenso globale.
Le “zone grigie” – dalla **Groenlandia** all’**Artico**, fino ai fondali ricchi di risorse del Mar Nero e del Mediterraneo orientale – diventano terreni di scontro tra rivendicazioni nazionali, nuovi corridoi commerciali e competizione militare. In questo quadro, la posizione di piccoli e medi Stati, come richiamato dal **Dipartimento federale degli affari esteri** svizzero sul caso groenlandese, si ancora esplicitamente al rispetto del “diritto internazionale” come unico argine credibile alle mire espansionistiche.
La difficoltà dell’Alleanza nel definire risposte rapide ad attacchi ibridi, cyber e informativi, che restano sotto la soglia dell’articolo 5, mette in luce un vuoto normativo e operativo. L’assenza di protocolli vincolanti e condivisi su sabotaggi energetici, interferenze elettorali e campagne di disinformazione riduce l’effetto deterrente complessivo.
FAQ
D: Perché oggi l’Alleanza viene percepita come indebolita?
R: Per la combinazione di carenze industriali, divergenze politiche interne e crescente assertività di **Russia** e **Cina**.
D: Quanto pesa la dipendenza dagli Stati Uniti?
R: La superiorità militare di **Washington** resta decisiva e rende molti alleati vulnerabili a eventuali cambi di linea politica americana.
D: Gli alleati europei stanno aumentando la spesa per la difesa?
R: Molti Paesi di **NATO Europa** hanno avviato piani di rialzo verso il 2% del PIL, ma i tempi di implementazione restano lenti.
D: La guerra in Ucraina ha cambiato l’equilibrio interno?
R: Ha rafforzato il ruolo degli Stati dell’Est, spingendo **Varsavia** e le capitali baltiche a chiedere posture più aggressive verso **Mosca**.
D: Qual è il ruolo del diritto internazionale nel dibattito?
R: Viene richiamato come base per contestare annessioni e pretese territoriali, come ricordato dal **DFAE** svizzero nel caso della **Groenlandia**.
D: Cosa sono le “zone grigie” di sicurezza?
R: Ambiti in cui la minaccia non supera la soglia di guerra aperta, ma logora infrastrutture, istituzioni e opinioni pubbliche con mezzi ibridi.
D: Le opinioni pubbliche europee sostengono ancora l’Alleanza?
R: Il sostegno resta maggioritario, ma la durata dei conflitti e l’impatto economico alimentano correnti scettiche in diversi Paesi.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Il riferimento è a una dichiarazione del **Dipartimento federale degli affari esteri** sulla **Groenlandia**, riportata dalla stampa svizzera secondo le cronache internazionali.




