Musk sfida OpenAI sul codice segreto, cresce lo scontro sulla trasparenza dell’intelligenza artificiale e sui suoi rischi

Indice dei Contenuti:
Delusione cocente per Musk, il codice di OpenAI rimane segreto
La decisione del giudice e lo stop alla discovery
Il tribunale federale del Texas, con un’ordinanza firmata dal giudice Hal R. Ray Jr., ha respinto la richiesta di X e xAI di ottenere il codice sorgente dei modelli di OpenAI. La pretesa, avanzata nell’ambito della causa antitrust contro Apple e la stessa OpenAI, è stata giudicata irrilevante rispetto alle accuse e sproporzionata rispetto alle esigenze della discovery.
Secondo il magistrato, la regola 26 del processo civile federale non obbliga alla consegna di informazioni ultra sensibili quando la parte istante non ha ancora esplorato canali di prova meno invasivi, come documentazione tecnica, deposizioni di ingegneri o test indipendenti sulle API. X e xAI, scrive il giudice, hanno “ampie opportunità” per raccogliere elementi sulla fattibilità dell’integrazione di Grok in iOS senza accedere al codice proprietario.
Il tribunale ha respinto anche il tentativo di trasformare il rifiuto di OpenAI in una sorta di ammissione implicita sulla possibile integrazione di Grok nell’ecosistema di Apple Intelligence, definendo questa impostazione un “falso dilemma” costruito per ottenere in via giudiziaria ciò che non sarebbe accessibile in sede di normale negoziazione commerciale.
Musk, Apple e la battaglia per le piattaforme
La controversia nasce nell’agosto scorso, quando Elon Musk ha accusato pubblicamente Apple di rendere di fatto impossibile a qualsiasi società di AI, diversa da OpenAI, conquistare le posizioni di vertice nell’App Store con i propri chatbot. Gli utenti di X hanno però rapidamente contestato queste affermazioni, evidenziando la presenza di numerose alternative e indebolendo fin da subito la narrativa di un blocco totale del mercato.
Nel frattempo, l’integrazione di ChatGPT nei dispositivi iOS tramite Apple Intelligence ha consolidato il vantaggio distributivo di OpenAI, che gode anche del sostegno strategico di Microsoft. X e xAI hanno reagito con una tattica processuale aggressiva, sommergendo i convenuti di richieste documentali e coinvolgendo otto società straniere che gestiscono “super app” concorrenti.
Il giudice Ray ha stigmatizzato questo approccio, ricordando che in meno di cinque mesi il fascicolo contiene oltre 135 documenti colmi di dispute sulla discovery. Una pressione giudiziaria che, secondo l’ordinanza, appare più orientata a logorare gli avversari e ottenere intelligence competitiva che a costruire una prova solida di reale condotta anticoncorrenziale.
Ripercussioni globali e scenari per il mercato AI
Il no al codice sorgente segue un’altra battuta d’arresto: il governo della Corea del Sud ha negato a X e xAI l’accesso agli atti di Kakao, citando l’ampiezza sproporzionata delle richieste. Questo doppio rifiuto segnala come autorità giudiziarie e regolatori guardino con crescente diffidenza alle istanze extralarge provenienti dall’ecosistema di Musk.
Per xAI la tempistica è delicata: la società ha raccolto capitali importanti ma si trova a competere con un player, OpenAI, che unisce un forte supporto finanziario alla penetrazione nativa nei dispositivi Apple. L’accesso preferenziale ai sistemi operativi e agli assistenti di sistema rischia di diventare il vero terreno di scontro antitrust nel prossimo ciclo dell’AI consumer.
Le contestazioni mosse da X e xAI toccano temi sensibili – controllo delle piattaforme, priorità di integrazione, lock-in degli utenti – ma, allo stato, la strategia processuale appare orientata a forzare la trasparenza del rivale più che a dimostrare, con dati e casi concreti, un effettivo danno concorrenziale. Senza un cambio di passo probatorio, la causa rischia di trasformarsi in un costoso braccio di ferro con scarsa incidenza sull’assetto reale del mercato.
FAQ
D: Perché il giudice ha negato l’accesso al codice sorgente di OpenAI?
R: L’ordinanza rileva che la richiesta non è proporzionata né strettamente rilevante alle accuse antitrust e che X e xAI non hanno prima esaurito strumenti di prova meno invasivi.
D: Il rifiuto di OpenAI può essere usato come prova contro l’azienda?
R: No, il tribunale ha escluso che il mancato accesso al codice possa valere come ammissione sulla possibilità tecnica di integrare Grok in iOS.
D: Qual è il nodo centrale della causa intentata da X e xAI?
R: Le società di Elon Musk contestano ad Apple e OpenAI un presunto abuso di posizione dominante nell’ecosistema delle app di intelligenza artificiale su iPhone.
D: Che ruolo ha l’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence?
R: Rappresenta un vantaggio competitivo chiave per OpenAI, grazie alla distribuzione diretta sui dispositivi iOS e al posizionamento privilegiato nei servizi di sistema.
D: Quali altri soggetti sono stati coinvolti nella discovery?
R: X e xAI hanno presentato ampie richieste di documenti anche a otto società straniere che operano super app, tra cui la sudcoreana Kakao.
D: Come si è espressa la Corea del Sud sulle richieste di Musk?
R: Il governo sudcoreano ha respinto la domanda di accesso ai documenti di Kakao, giudicandola eccessivamente ampia e poco mirata.
D: Qual è la posizione del giudice sulla strategia processuale di X e xAI?
R: Il giudice Hal R. Ray Jr. ha criticato l’eccessiva litigiosità e il volume di dispute sulla discovery, suggerendo un uso strumentale del processo.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della vicenda?
R: Le informazioni riportate derivano da resoconti su testate internazionali di settore e generaliste, tra cui l’analisi legale pubblicata da The Verge e altri media statunitensi specializzati in tecnologia e antitrust.




