Moretti, sequestrati i cellulari dopo otto giorni: gli inquirenti puntano sui messaggi nascosti per svolta decisiva

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I cellulari dei Moretti sequestrati dopo 8 giorni. L’esperto: «I messaggi possono essere decisivi»
Otto giorni dopo
I telefoni cellulari dei fratelli Moretti sono stati sequestrati dagli inquirenti otto giorni dopo la tragedia, in una fase in cui le prime ricostruzioni dei fatti erano già consolidate. Gli investigatori intendono ora scandagliare in profondità il contenuto digitale dei dispositivi, con particolare attenzione alle comunicazioni intercorse nelle ore e nei giorni precedenti l’incendio. Non è in discussione la presenza dei gestori sul posto, già ammessa e documentata, ma il livello di consapevolezza del rischio.
Secondo gli esperti, non saranno tanto i dati di localizzazione a orientare l’indagine, quanto le conversazioni private: messaggi, chat di gruppo, note vocali, scambi su app di messaggistica istantanea. È lì che potrebbero emergere eventuali allarmi ignorati, segnalazioni di criticità o ammissioni di responsabilità. Gli inquirenti puntano a stabilire se qualcuno fosse cosciente di un pericolo concreto e imminente e, soprattutto, se tale percezione sia stata minimizzata o taciuta. La memoria digitale può così trasformarsi in una prova chiave, capace di confermare o smentire le versioni rese finora.
I messaggi sotto la lente
L’esperto forense Spichiger sottolinea che il cuore dell’indagine non è capire dove si trovassero i Moretti, ma se fossero pienamente consapevoli del rischio di incendio e quando questa consapevolezza sarebbe maturata. Le tracce più preziose, osserva, si rintracciano spesso nei messaggi personali: SMS, chat criptate, conversazioni su applicazioni diffuse, oltre a eventuali e-mail inviate in fretta per segnalare anomalie. Persino le bozze mai spedite o le note interne possono restituire il clima delle ore precedenti.
Gli inquirenti cercheranno indicatori di allarme: riferimenti a cavi difettosi, impianti sovraccarichi, segnalazioni di fumo o odore di bruciato, suggerimenti di intervenire subito o, al contrario, inviti a rimandare per non fermare l’attività. Una singola frase può rovesciare la prospettiva investigativa, mostrando che il pericolo era noto e che esisteva la possibilità concreta di agire. Questo tipo di materiale, incrociato con testimonianze e documenti tecnici, potrà rafforzare imputazioni per negligenza, mancata prevenzione o omissione di misure di sicurezza obbligatorie.
La falsa sicurezza delle cancellazioni
Molti utenti ritengono che l’eliminazione di un messaggio equivalga alla sua scomparsa definitiva, ma l’informatica forense dimostra il contrario. Come ricorda Spichiger, una parte rilevante dei dati non è custodita esclusivamente sul telefono, ma è duplicata presso i provider di telefonia o sincronizzata con servizi cloud, spesso all’estero. Log di accesso, backup automatici, copie temporanee su server e dispositivi collegati possono restituire un quadro sorprendentemente completo delle comunicazioni.
Cancellare senza lasciare traccia è molto più difficile di quanto immagini la maggior parte delle persone. Restano residui di file, metadati, cronologie parziali, registri di connessione, tutti elementi che gli specialisti possono recuperare con strumenti dedicati. Gli inquirenti possono inoltre richiedere, tramite rogatorie e ordini giudiziari, i dati conservati da operatori e piattaforme digitali. In questo scenario, ogni tentativo improvvisato di “ripulire” chat e SMS rischia di essere non solo inefficace, ma di trasformarsi in indizio di volontà di occultamento, aggravando la posizione di chi lo ha messo in atto.
FAQ
D: Perché il sequestro dei telefoni è avvenuto dopo otto giorni?
R: Gli inquirenti hanno atteso le prime ricostruzioni tecniche e testimoniali, poi hanno ritenuto necessario acquisire i dispositivi per approfondire la dimensione digitale dei fatti.
D: Che cosa cercano esattamente gli investigatori nei cellulari?
R: Principalmente messaggi, chat e note che possano mostrare se qualcuno fosse consapevole del rischio di incendio e in quale momento questa consapevolezza sia emersa.
D: I dati di geolocalizzazione avranno un ruolo centrale?
R: No, la presenza dei Moretti sul luogo della tragedia è nota e non contestata; l’attenzione è rivolta allo stato mentale e alle decisioni prese prima dell’evento.
D: È possibile recuperare messaggi cancellati dai telefoni?
R: In molti casi sì, grazie alle copie presenti nei backup, nei server dei provider e nei servizi cloud collegati agli account degli utenti.
D: Che cosa dice l’esperto Spichiger sul valore delle chat?
R: Sostiene che proprio le comunicazioni personali possono contenere indizi decisivi sulla consapevolezza del pericolo e sulle eventuali omissioni.
D: Quali prove digitali, oltre ai messaggi, risultano utili?
R: Log di accesso, cronologie, allegati, note vocali, bozze non inviate e metadati che indicano tempi, dispositivi e interlocutori coinvolti.
D: La cancellazione volontaria dei dati può avere rilievo penale?
R: Può essere valutata come tentativo di inquinamento probatorio, soprattutto se emergono altre tracce che dimostrano l’esistenza originaria dei contenuti eliminati.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per queste ricostruzioni?
R: La ricostruzione si ispira a un’analisi apparsa su Corriere della Sera, in cui vengono riportate le valutazioni dell’esperto forense Spichiger sul ruolo dei messaggi nei telefoni dei Moretti.




