MIKA dalla paura degli incubi alla rinascita con la musica che svela desiderio, sesso ed erotismo

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MIKA dalla paura degli incubi alla rinascita con la musica che svela desiderio, sesso ed erotismo
Incubi, paura e fuga nel buio
Da bambino MIKA viveva notti spezzate da “terrori di notte” che lo spingevano a uscire dal letto, dall’appartamento di Parigi e a camminare per strada urlando nel sonno. I vicini lo riconsegnavano ai genitori, a volte intervenivano persino i poliziotti, mentre lui faticava a riemergere da un incubo ancora addosso. La paura della morte, della fine del proprio mondo, della guerra e dei conflitti che distruggono le vite degli altri ha continuato a perseguitarlo anche da adulto.
Con il nuovo album “Hyperlove”, l’artista scava nel legame tra quelle notti e la persona che è oggi, riportando a galla fragilità, desiderio e sogni infantili. L’idea che le paure non dette possano trasformarsi in mostri interiori attraversa brani come “Dreams”, dove i sogni diventano incubi se non vengono condivisi. In un’epoca di iper-comunicazione che rende tutti iper-comparabili e iper-manipolabili, l’apertura dell’anima diventa per lui un atto rischioso ma necessario, l’unico modo per non soccombere al buio.
Il punto di svolta arriva quando comprende che il silenzio sulle proprie angosce alimenta soltanto l’isolamento. Quel bambino in fuga notturna sopravvive nell’adulto che oggi cerca di nominare le proprie paure per renderle meno assolute, meno totalizzanti, meno definitive.
La musica come autoanalisi del desiderio
Con “Hyperlove” il cantautore torna al pianoforte e al pop luminoso degli inizi, ma con una scrittura più fisica, esplicita e senza pudore. In brani come “Bells” o “Nicotine” il linguaggio erotico è crudo e poetico insieme: il corpo diventa strumento narrativo per parlare di identità, anima e relazioni. Il sesso non è edulcorato, è trattato come un esercizio di stile e verità, giocato su ritmo, colore, doppi sensi e immagini sensoriali.
L’artista, spesso percepito come “bravo ragazzo”, ribalta l’etichetta e la integra: resterà sempre gentile, dice, ma nel contesto giusto sa essere feroce, istintivo, fisico. L’Eros entra nelle canzoni non per scioccare, ma per mostrare il lato meno controllato dell’intimità, dove il piacere si intreccia alla vulnerabilità. La stessa nudità emotiva che lo spaventa quando parla di morte o incubi lo espone qui su un piano carnale. Il corpo diventa un’estensione del discorso sull’anima, un territorio dove la vergogna viene sospesa e sostituita da curiosità radicale.
Ogni brano è pensato come un capitolo di autoanalisi: amore, frustrazione, dipendenza affettiva e paura di non essere “abbastanza bravi” vengono rovesciati in testo pop iper-melodico, capace di filtrare pulsioni oscure dentro una luce sonora quasi teatrale.
Identità, società drag e rinascita sul palco
Negli interludi di “Hyperlove” emerge un manifesto estetico e politico: “La società è drag, quindi perché non ostentarla?”. Per MIKA l’esibizione di sé non è vanità, ma difesa dell’autonomia di spirito in un’epoca che impone modelli omologati via smartphone e social. Vestirsi come si vuole, scegliere il proprio linguaggio, giocare con il genere e con i codici pop sono gesti che gettano luce anziché favorire la scomparsa nell’ansia collettiva.
In questo quadro il tour “Spinning Out Tour”, con date allo Zenith di Amiens e in Italia all’Unipol Arena di Bologna e alle OGR di Torino, diventa rito di rinascita: il palco come luogo dove le paure infantili, il timore della guerra e del futuro, la sessualità esposta e l’identità queer si congiungono in un’unica messa pop. Lo show è costoso e ambizioso, e proprio questa dichiarata “esagerazione” scenica è parte del messaggio.
Mentre i muri tornano ad alzarsi e i conflitti aumentano, il cantautore sceglie di non arretrare: fa un resoconto di chi è, giura di non perdere mai la propria anima, e chiede al pubblico di fare altrettanto. Invece di rimuovere la paura, prova a trasformarla in spettacolo consapevole, in energia condivisa, in comunità temporanea che esiste finché una canzone dura.
FAQ
D: Di cosa parlano gli incubi d’infanzia di MIKA?
R: Di “terrori di notte” che lo spingevano a uscire di casa nel sonno, urlando, fino all’intervento di vicini e polizia.
D: Come la musica ha influito sui suoi disturbi notturni?
R: Più lavorava e componeva, più i terrori notturni diminuivano, fino quasi a sparire con la pubertà.
D: Perché in “Hyperlove” la sessualità è così esplicita?
R: Perché l’artista vuole trattare desiderio ed erotismo come materia poetica, senza ipocrisie, intrecciando corpo e anima.
D: Che ruolo hanno brani come “Bells” e “Nicotine”?
R: Mettono a nudo un lato meno pudico, più intimo e fisico delle relazioni, usando un linguaggio erotico e simbolico.
D: Cosa significa per lui la frase “La società è drag”?
R: È un invito a ostentare la propria identità, a usare il corpo e lo stile come atti di autonomia spirituale.
D: Come vive l’iper-comparazione sui social?
R: La considera una trappola che rende tutti iper-manipolabili e spezza il senso di comunità reale.
D: Quali sono le sue paure principali oggi?
R: La guerra, la fine del proprio mondo e delle persone amate, in un contesto globale sempre più instabile.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni riportate?
R: Le citazioni e i contenuti derivano da un’intervista rilasciata da MIKA e pubblicata dalla stampa italiana di spettacolo e musica.




