Meta nel mirino per presunte censure pro ICE mentre Apple tace

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Filtri ombra e accuse di censura mirata
Le segnalazioni di contenuti limitati quando criticano l’ICE e l’ex presidente Donald Trump non riguardano più solo TikTok, ma iniziano a investire anche l’ecosistema di Meta, alimentando il sospetto di una “censura pro-ICE” su più piattaforme. Dopo la vendita di TikTok a un gruppo imprenditoriale vicino a Trump, l’ufficio del governatore della California ha dichiarato di aver «indipendentemente confermato» casi di contenuti anti-ICE e anti-Trump declassati dagli algoritmi di raccomandazione.
Il governatore democratico Gavin Newsom ha annunciato un’indagine per verificare eventuali violazioni delle leggi statali sulla libertà di espressione digitale, mentre il giornalista David Leavitt ha pubblicato screenshot di video relativi alle operazioni dell’ICE marcati come «non idonei alla raccomandazione». TikTok parla di «problemi tecnici», ma la coincidenza temporale con l’acquisizione forzata decisa da Trump alimenta letture politiche delle scelte algoritmiche.
Il nodo centrale, per gli esperti di diritti civili digitali, è la trasformazione dei filtri di raccomandazione in strumenti di controllo del dibattito pubblico: se i contenuti che documentano presunti abusi dell’ICE vengono resi invisibili proprio sulle piattaforme dove nascono, la testimonianza dal basso rischia di essere neutralizzata senza che vi sia una censura esplicita, ma tramite una gestione opaca della visibilità.
Il caso ICE List e le responsabilità di Meta
Nel mirino finisce ora anche Meta, accusata da media statunitensi di impedire o limitare la condivisione di link a ICE List, portale che archivia eventi e presunti abusi legati a Immigration and Customs Enforcement e alla Border Patrol. All’interno del sito opera anche StopICE.net, un sistema di alert per smartphone che avvisa in tempo reale sui raid dell’ICE in determinate aree, uno strumento particolarmente sensibile per migranti, famiglie miste e associazioni di advocacy.
ICE List include inoltre un database di nomi e profili degli agenti, costruito – secondo un’inchiesta di Wired – incrociando fonti aperte come LinkedIn con tool di scraping e algoritmi di intelligenza artificiale. I sostenitori dell’ICE denunciano rischi per la sicurezza degli agenti e paragonano il sito a una nuova WikiLeaks, mentre i difensori della trasparenza ricordano che l’accesso e l’uso di dati pubblici rientrano nel perimetro del giornalismo investigativo e dell’OSINT.
Per Mark Zuckerberg, già sotto pressione per le precedenti polemiche sulla moderazione dei contenuti relativi a Covid-19 e disinformazione politica, l’ipotesi di un blocco sistematico di link verso ICE List pone un problema di coerenza: se l’elenco degli agenti deriva da dati che loro stessi pubblicano online, oscurarne la circolazione su Facebook e Instagram potrebbe apparire come una protezione selettiva di un corpo statale controverso.
Silenzio strategico di Apple e frattura nell’immagine tech
Mentre Meta viene accusata apertamente, il silenzio di Apple alimenta un’altra narrazione: quella delle Big Tech che evitano di esporsi per non perdere il favore politico di Donald Trump e della sua base. Il coinvolgimento di figure come Tim Cook, Andy Jassy e Lisa Su a eventi mondani legati alla Casa Bianca – inclusa la proiezione privata del documentario su Melania Trump nel giorno dell’esecuzione di Alex Pretti – ha provocato forti reazioni nell’opinione pubblica e tra i dipendenti delle stesse aziende.
La mail interna con cui Tim Cook esprime «dolore» e richiama gli ideali di dignità e rispetto, ricordando di aver condiviso direttamente con Trump le proprie preoccupazioni, è apparsa a molti osservatori un tentativo tardivo di bilanciare la percezione di vicinanza alla Casa Bianca. Il contrasto con il 2020, quando CEO come Zuckerberg e lo stesso Cook denunciarono con forza la morte di George Floyd, è diventato elemento centrale di analisi nelle cronache economico-politiche.
In questo clima, la posizione del settore AI non è meno ambigua: secondo indiscrezioni, il numero uno di OpenAI, Sam Altman, si sarebbe limitato a dire che l’ICE «sta esagerando», senza prendere una linea pubblica netta. Il risultato è una frattura crescente tra immagine progressista della Silicon Valley e pratiche reali di lobbying, donazioni milionarie e prudenza estrema nel criticare il potere esecutivo quando in gioco ci sono regolamentazioni e contratti governativi cruciali.
FAQ
D: Perché Meta è accusata di censura pro-ICE?
R: Perché diversi utenti e media segnalano blocchi o limiti alla condivisione di contenuti e link critici verso l’ICE, in particolare quelli collegati a ICE List e StopICE.net.
D: Che cos’è ICE List?
R: È un sito che documenta operazioni e presunti abusi dell’Immigration and Customs Enforcement, includendo anche un database di agenti e un servizio di allerta sui raid.
D: Qual è il ruolo del governatore Gavin Newsom?
R: Il governatore della California ha annunciato un’indagine formale sui possibili casi di soppressione di contenuti critici verso Trump e l’ICE dopo la vendita di TikTok a un gruppo vicino all’ex presidente.
D: In che modo TikTok è coinvolta nelle accuse di censura?
R: Alcuni creatori sostengono che i loro video anti-ICE siano stati etichettati come «non idonei alla raccomandazione», riducendone drasticamente la visibilità sulla piattaforma.
D: Perché Apple viene criticata pur non avendo piattaforme social?
R: A Apple viene rimproverato il silenzio pubblico e la partecipazione di Tim Cook a eventi mondani con Donald Trump, percepiti come una scelta di opportunismo politico in un momento di forte tensione sui diritti umani.
D: Che cosa si contesta alle Big Tech nel rapporto con Trump?
R: Viene contestata la tendenza a donare grandi somme per eventi presidenziali e a evitare critiche esplicite, pur professando valori progressisti su diritti civili e inclusione.
D: La pubblicazione dei nomi degli agenti ICE è legale?
R: Gli esperti di diritto digitale ricordano che l’uso di dati pubblici da fonti come LinkedIn è in genere lecito, ma resta aperto il dibattito su limiti etici e rischi per la sicurezza personale degli agenti.
D: Qual è la principale fonte giornalistica citata nel dibattito su ICE List?
R: Una delle fonti chiave è l’inchiesta del magazine tecnologico Wired, che ha analizzato la possibile origine open source del database di ICE List.




