Mercato auto in calo: crollo del 2,1% in Italia e segnali d’allarme per consumatori e case automobilistiche

Andamento del mercato e dati di immatricolazione
Il mercato dell’auto in Italia nel 2025 archivia 1.525.722 nuove immatricolazioni, in calo del 2,1% rispetto al 2024, quando i veicoli targati erano stati 1.558.720 secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La dinamica congiunturale mostra però un dicembre in progresso: 108.075 unità contro le 105.726 dello stesso mese del 2024, pari a un +2,2%. Considerando l’intero spettro delle alimentazioni, il consuntivo annuo si attesta comunque in territorio negativo, con una flessione complessiva del 2,1% e un volume complessivo che, includendo le rilevazioni più ampie del periodo, si posiziona a 1.530.964 unità immatricolate. In termini storici, i volumi restano distanti sia dal 2019 (1.917.106) sia dai picchi del 2007 (2.494.115), segnando un divario strutturale che conferma il rallentamento del ciclo di sostituzione del parco circolante. La tenuta di fine anno non modifica il quadro generale: la domanda rimane sotto i livelli pre-pandemia e i segnali di recupero si concentrano sul mese di dicembre, sostenuti da consegne programmate e calendarizzazioni commerciali più incisive, senza però invertire il trend annuale.
Indice dei Contenuti:
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
Elettrico in crescita e impatto degli incentivi
Nel 2025 le immatricolazioni di auto elettriche segnano un’accelerazione netta: 94.230 unità, in aumento del 46,1% sul 2024, con una quota di mercato che sale al 6,2% dal 4% dell’anno precedente. Il parco circolante a fine anno raggiunge 365.091 vetture a batteria, evidenziando un ampliamento della base installata e un’adozione più diffusa anche fuori dai grandi centri urbani. La spinta più evidente arriva a dicembre: 12.015 nuove targhe, +107,2% su dicembre 2024, con uno share mensile all’11,1% rispetto al 5,5% dello stesso mese dell’anno prima.
Il picco di fine anno è legato in modo diretto alle consegne degli ordini attivati con gli incentivi varati a ottobre, che hanno anticipato la domanda e favorito la chiusura di contratti pendenti. L’effetto-bonus ha agito su due fronti: riduzione del prezzo di acquisto e maggiore visibilità commerciale dei modelli mass market, con un’offerta ampliata nelle fasce di ingresso. Il miglioramento della disponibilità di prodotto ha ridotto i tempi di attesa e allargato il bacino di potenziali acquirenti, sostenendo la crescita della quota elettrica nonostante il rallentamento complessivo del comparto.
Secondo le valutazioni del presidente di Motus-E, Fabio Pressi, i numeri dell’anno mostrano un interesse concreto degli italiani verso la tecnologia a batteria, reso evidente dalla combinazione tra sostegni pubblici e nuovi modelli più accessibili. Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: dove gli strumenti di supporto sono efficaci e l’offerta è competitiva, la domanda risponde. Resta aperto il tema della continuità delle misure e della loro calibrazione, perché la discontinuità degli incentivi tende a comprimere le vendite nei periodi privi di stimolo e a concentrarle artificialmente nelle finestre agevolate.
La dinamica osservata suggerisce che la leva degli incentivi funziona soprattutto quando accompagna una politica industriale coerente e una rete di infrastrutture di ricarica adeguata. L’espansione del parco elettrico richiede prevedibilità normativa, sostegno all’acquisto calibrato per reddito e segmento, e una pianificazione degli investimenti su colonnine pubbliche e private. In assenza di questi elementi, il rischio è di rallentare il percorso di adozione e di non capitalizzare i progressi ottenuti nella parte finale dell’anno.
Confronto europeo e prospettive strategiche
Nel perimetro europeo, la penetrazione delle auto elettriche evidenzia un divario significativo rispetto all’Italia. Tra gennaio e novembre 2025, la quota BEV ha raggiunto il 19,6% in Francia, il 18,8% in Germania, l’8,8% in Spagna e il 22,8% nel Regno Unito. Il confronto mette in luce la distanza del mercato italiano, fermo al 6,2% su base annua, nonostante l’impennata di dicembre all’11,1% favorita dagli incentivi. La performance dei principali Paesi europei è il risultato di politiche stabili, percorsi di sostegno pluriennali e una rete di ricarica più capillare, elementi che facilitano la transizione sul lato dell’offerta e della domanda.
Le valutazioni del Centro Studi Promotor inseriscono il rallentamento italiano in una tendenza comune all’area euro: i livelli pre-pandemia restano lontani, e il ciclo di sostituzione è stato dilazionato, con un parco anziano che pesa su sicurezza e impatti ambientali. In questo quadro, la discussione europea sull’attenuazione delle misure più stringenti della transizione energetica e sulla revisione delle scadenze regolatorie apre uno spazio pragmatico: garantire una traiettoria realistica, evitare shock alla filiera e affiancare alla spinta normativa strumenti economici efficaci.
Per colmare il ritardo, la priorità è la continuità degli incentivi con criteri chiari e duraturi, mirati per fasce di reddito e segmenti di mercato, senza stop-and-go che distorcono la stagionalità delle immatricolazioni. Altrettanto strategica è la crescita delle infrastrutture di ricarica, con target vincolanti su potenza installata, presenza nelle aree urbane e copertura delle tratte extraurbane, oltre a procedure autorizzative standardizzate per accelerare gli impianti. Sul fronte industriale, serve consolidare la disponibilità di modelli mass market competitivi nel prezzo e nei costi d’esercizio, sostenendo la produzione locale e le catene di fornitura.
Il 2025 mostra che, quando incentivi e offerta convergono, la domanda risponde con immediatezza. La prospettiva per il 2026 passa da tre architravi: prevedibilità regolatoria, ecosistemi di ricarica affidabili e accessibili, e una politica industriale orientata alla scala. Solo con queste condizioni il mercato italiano potrà ridurre il gap con i benchmark europei e stabilizzare la crescita elettrica oltre i picchi indotti dalle finestre agevolate.
FAQ
- Qual è la quota di mercato delle auto elettriche in Italia nel 2025?
La quota annua si attesta al 6,2%, con un picco mensile all’11,1% a dicembre. - Come si confronta l’Italia con gli altri principali mercati europei?
La penetrazione BEV è inferiore: Francia 19,6%, Germania 18,8%, Spagna 8,8%, Regno Unito 22,8% (gennaio-novembre 2025). - Quali fattori hanno sostenuto le immatricolazioni elettriche a fine 2025?
Consegne legate agli incentivi di ottobre, maggiore disponibilità di modelli mass market e tempi di attesa ridotti. - Perché il mercato complessivo resta sotto i livelli pre-pandemia?
La sostituzione del parco è stata rinviata, con ricadute su sicurezza, emissioni e volumi di vendita. - Quali azioni sono prioritarie per colmare il gap con l’Europa?
Stabilità degli incentivi, espansione rapida delle infrastrutture di ricarica e rafforzamento della filiera industriale. - Gli incentivi da soli bastano a sostenere la transizione?
No, funzionano se integrati con regole prevedibili, rete di ricarica capillare e un’offerta competitiva nei segmenti di ingresso.




