Meloni esclude l’Italia dal nuovo Board su Gaza per ostacoli costituzionali e vincoli istituzionali

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Meloni: ‘L’Italia non entra nel Board per Gaza, problemi costituzionali’
Lo stop italiano al Board per Gaza
La decisione del governo guidato da Giorgia Meloni di congelare l’adesione al Board of Peace per Gaza voluto da Donald Trump nasce da una combinazione di ostacoli giuridici e timori politici. In primo piano viene indicata una possibile “incompatibilità” con l’articolo 11 della Costituzione italiana, che consente limitazioni di sovranità solo “in condizioni di parità” tra Stati.
Secondo Palazzo Chigi, lo statuto del Board non garantirebbe ancora questo equilibrio e impedirebbe di firmare immediatamente. Si lavora a verifiche tecniche e a possibili modifiche, anche per valutare formule di partecipazione con profilo più basso. Nel frattempo, la linea ufficiale resta di “apertura prudente”: nessuna rottura, ma tempi lunghi e adesione sospesa.
La partita si intreccia con il clima di tensione tra Stati Uniti ed Europa, acuito dal dossier Groenlandia e dalla gestione della sicurezza nel Nord Atlantico. La premier sottolinea la necessità di ricucire i canali di comunicazione transatlantici e accoglie con favore la sospensione dei dazi verso alcuni Paesi europei, considerata un segnale utile a evitare una nuova escalation commerciale.
Equilibri politici e ruolo dell’Italia
Oltre al profilo costituzionale, pesa il nodo politico della composizione del Board, che include leader come Benjamin Netanyahu, Abdel Fattah al-Sisi e, soprattutto, Vladimir Putin e Alexander Lukashenko. Per un governo che da quattro anni mantiene una postura rigorosa sul dossier Ucraina, sedersi a un tavolo di pace con Mosca e Minsk rischia di generare frizioni interne e internazionali.
La scelta di rallentare è stata discussa nel vertice a Palazzo Chigi ed è condivisa, con diverse sfumature, dalle principali anime della maggioranza. Fa eccezione la Lega, con il vicesegretario Roberto Vannacci che avverte: “Se non sei al tavolo sei nel menù”. Le opposizioni chiedono invece un netto rifiuto dell’invito, temendo una marginalizzazione del quadro multilaterale dell’ONU.
Determinante il raccordo con il Quirinale: i contatti tra Meloni e il presidente Sergio Mattarella vengono descritti da fonti parlamentari come caratterizzati da “massima consonanza”. Nessuno intende legittimare strutture che possano apparire come una sorta di “Onu privata”, pur riconoscendo che il Board nasce formalmente nell’alveo di una risoluzione delle Nazioni Unite.
Trump, Groenlandia e fronti europei
La premier segue con attenzione la strategia di Trump, a partire dal discorso atteso a Davos, dove il Board riceverà la consacrazione ufficiale. L’ipotesi di una tappa elvetica, prima del Consiglio europeo a Bruxelles, resta sul tavolo in funzione dell’evoluzione dei negoziati notturni e dei contatti diplomatici. L’obiettivo è non rompere con Washington, ma ribadire che le questioni di sicurezza devono restare nel perimetro della NATO.
Meloni ha definito “non sorprendente” la scelta americana di escludere un’opzione militare in Groenlandia, pur richiamando la necessità di soluzioni condivise. Sul piano commerciale, contesta il ricorso ai dazi come risposta alle attività europee di training militare, da lei rivendicate come male interpretate dagli Usa. Per l’Italia, un allargamento del solco tra Europa e Stati Uniti sarebbe un errore strategico.
Il dibattito sul Board diventa così il simbolo di un equilibrio complesso: partecipare per non essere estromessi dai processi decisionali globali, ma senza compromettere la coerenza con la linea atlantica e il rispetto dei vincoli costituzionali. In questo contesto incerto, la premier rivendica la necessità di “sapersi districare” tra alleanze, diritto interno e percezioni dell’opinione pubblica.
FAQ
D: Perché l’Italia non ha ancora aderito al Board of Peace per Gaza?
R: Perché sono emersi dubbi di compatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione italiana, oltre a rilevanti sensibilità politiche sulla composizione dell’organismo.
D: Qual è il nodo costituzionale principale?
R: L’articolo 11 consente limitazioni di sovranità solo in condizioni di parità tra gli Stati; alcuni passaggi dello statuto del Board non garantirebbero ancora questo requisito.
D: Quanto pesa la presenza di Vladimir Putin nel Board?
R: Molto, perché l’Italia ha mantenuto una posizione ferma sull’Ucraina e teme che un dialogo sulla pace con Mosca e Minsk venga letto come un allentamento della linea atlantica.
D: Che posizione ha il Quirinale?
R: I contatti tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella vengono descritti come improntati a piena sintonia, con attenzione sia al profilo costituzionale sia a quello internazionale.
D: Cosa chiedono le opposizioni italiane?
R: Sollecitano un rifiuto secco dell’invito al Board, per evitare di legittimare un organismo percepito come alternativo o concorrenziale all’ONU.
D: Qual è la linea della maggioranza?
R: Prevale un orientamento prudente a rinviare ogni decisione, salvo alcune voci più interventiste, come quella del leghista Roberto Vannacci, favorevoli a sedersi comunque al tavolo.
D: Che ruolo hanno Groenlandia e dazi nella vicenda?
R: Le tensioni sulla sicurezza in Groenlandia e la minaccia di nuovi dazi Usa contro Paesi europei fanno da sfondo al confronto, accentuando l’urgenza di ricucire il dialogo transatlantico.
D: Qual è la fonte giornalistica citata per questi sviluppi?
R: Le informazioni qui rielaborate provengono da un lancio dell’agenzia di stampa ANSA dedicato al dibattito sul Board of Peace per Gaza e sul ruolo dell’Italia.




