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Danone Italia rinnova la certificazione parità di genere e alza l’asticella
Chi: Danone Italia, certificata da Bureau Veritas. Che cosa: riconferma nel 2026 la Certificazione per la parità di genere Uni/PdR 125:2022 con un punteggio di 95,7/100, in crescita di 5 punti. Dove: nella sede di Milano, durante l’evento “60 anni di Danone: crescere creando valore”. Quando: nel sessantesimo anniversario della presenza di Danone in Italia. Perché: per consolidare un modello di organizzazione inclusiva basato su welfare avanzato, empowerment femminile, tutela della genitorialità, sostegno ai caregiver e politiche innovative per la fragilità, in linea con gli standard nazionali sulla certificazione di genere e con le migliori pratiche ESG del mercato del lavoro.
In sintesi:
- Danone Italia rinnova la certificazione Uni/PdR 125:2022 con punteggio 95,7/100.
- Nel 2025 il 62% dei dirigenti e il 73% delle promozioni sono donne.
- Oncology, Caregiver e Parental Policy strutturate accompagnano fragilità, cura e genitorialità.
- Istituzioni lombarde indicano Danone come modello per imprese inclusive e competitive.
Il rinnovo della certificazione di genere è stato celebrato a Milano alla presenza di rappresentanti istituzionali come Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità (contributo video), Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, e Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e Politiche del lavoro del Comune di Milano.
Nel corso dell’evento è stato inaugurato il nuovo headquarter italiano, progettato per massimizzare benessere e flessibilità per i cosiddetti “danoners”. Le istituzioni hanno sottolineato il ruolo di Regione Lombardia come prima regione italiana per numero di certificazioni di genere e strumenti di sostegno attivati, evidenziando Danone come caso esemplare di integrazione tra politiche HR, welfare aziendale e competitività.
Parità di genere, welfare avanzato e impatto su carriera e competitività
La ricertificazione Uni/PdR 125:2022 di Danone Italia si fonda su indicatori che toccano cultura aziendale, governance, gestione HR, sviluppo carriera, equità retributiva e tutela della genitorialità. Nel 2025 le donne rappresentano il 62% dei dirigenti, il 73% delle promozioni totali è stato assegnato a donne e il 68% delle donne dispone di delega di budget (contro il 32% degli uomini). Il 100% del personale, senza distinzione di genere, beneficia di una componente variabile della retribuzione, strutturata per garantire equità salariale.
Per Simona Tironi, “la parità di genere si costruisce con politiche strutturate, misurabili e continuative nel tempo”, mentre Alessia Cappello evidenzia che le policy di Danone sono “modelli per sperimentare formule innovative di conciliazione vita-lavoro”. Il modello Danone si articola in quattro pilastri: culturale (rispetto, inclusione, valorizzazione delle diversità), psico‑affettivo (sportelli psicologici e community interne), economico (welfare e sostegni mirati), organizzativo (flessibilità, congedi e programmi dedicati).
Policy mirate – Oncology Recovery Policy, Caregiver Policy, Parental Policy – sostengono lavoratori in percorsi oncologici, caregiver familiari e genitori dalla gravidanza al rientro, integrando supporto psicologico, legale, educativo, economico e congedi rafforzati.
Pietro Paolo Origgi, hr director di Danone Nutricia, sottolinea che questo riconoscimento è il frutto di interventi misurabili che generano fiducia interna e vantaggi competitivi esterni: attrazione di talenti, migliore posizionamento in gare e bandi, reputazione rafforzata e accesso a incentivi, inclusi sgravi contributivi per le aziende certificate.
Nicoletta Palese, business unit manager certificazione Nord di Bureau Veritas Italia, evidenzia come l’esperienza di Danone sui temi di genitorialità condivisa e caregiving possa innescare un’evoluzione culturale ormai “necessaria e improrogabile” lungo tutta la filiera.
Dal caso aziendale al benchmark per il lavoro inclusivo in Italia
L’approccio integrato di Danone Italia alla parità di genere configura un benchmark per le imprese che puntano a coniugare sostenibilità sociale e performance. Misurazione rigorosa, governance chiara e politiche di cura dei momenti di fragilità – malattia, genitorialità, caregiving – riducono turnover, migliorano engagement e rafforzano il capitale reputazionale.
In prospettiva, il modello Danone potrebbe anticipare standard futuri delle politiche di lavoro italiane, in cui la certificazione di genere non sarà più solo vantaggio competitivo, ma prerequisito per accedere a bandi pubblici, filiere ad alto contenuto ESG e partnership internazionali orientate all’impatto sociale misurabile.
FAQ
Che cos’è la certificazione Uni/PdR 125:2022 sulla parità di genere?
È una certificazione volontaria che attesta sistemi aziendali strutturati per la parità di genere, basati su indicatori misurabili di governance, retribuzione, carriera e welfare.
Perché il punteggio 95,7 su 100 di Danone è rilevante?
È rilevante perché indica livelli avanzati di maturità organizzativa: miglioramento continuo, politiche consolidate e performance nettamente superiori alla media dei primi anni di adozione.
Quali vantaggi concreti porta alle persone la certificazione di genere?
Porta benefit misurabili: equità retributiva, più donne in posizioni decisionali, congedi potenziati, sostegno psicologico, maggiore flessibilità organizzativa e percorsi di sviluppo professionale monitorati.
In che modo queste politiche incidono sulla competitività aziendale?
Incidono positivamente migliorando attrazione e retention dei talenti, punteggi in bandi pubblici, reputazione ESG, efficacia decisionale interna e accesso a incentivi economici dedicati.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su Danone Italia?
Sono fonti integrate e rielaborate criticamente dalla Redazione a partire dalle agenzie ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.

