Matteo Salvini esalta Ermal Meta, il cantautore replica sul caso Gaza

Sanremo, Meta e Salvini: musica, politica e messaggio sulla guerra
Al Festival di Sanremo 2026 la musica di Ermal Meta incrocia nuovamente la politica italiana. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha lodato pubblicamente il cantautore di origini albanesi, trasformando il complimento in un messaggio sull’immigrazione e sull’integrazione. Sul palco dell’Ariston, Meta porta in gara il brano “Stella Stellina”, presentato a Sanremo 2026, con un forte messaggio pacifista rivolto al conflitto in Medio Oriente. Parallelamente, l’artista rivendica autonomia dalle letture di parte, respingendo l’etichetta di cantante “impegnato” e qualsiasi strumentalizzazione partitica. Il caso solleva un nuovo confronto pubblico su identità, accoglienza, potere simbolico della musica e ruolo degli artisti nei grandi eventi mediatici italiani.
In sintesi:
- Matteo Salvini elogia la lingua italiana di Ermal Meta e rilancia la sua linea sull’immigrazione.
- Meta ricama sul bavero i nomi dei bambini uccisi a Gaza, gesto simbolico forte.
- Il cantautore rifiuta l’etichetta di artista “sociale” e rivendica libertà creativa.
- Sull’Eurovision dichiara che canterebbe “con più convinzione” anche con Israele in gara.
Il plauso di Salvini e il messaggio di Meta sul palco dell’Ariston
Nel suo intervento ufficiale, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha voluto sottolineare la padronanza dell’italiano da parte di Ermal Meta: “Faccio i miei complimenti a Ermal Meta ed al suo perfetto utilizzo della lingua italiana”.
Da qui l’allargamento al tema dell’integrazione: Salvini distingue tra migranti regolari e irregolari, affermando che in Italia vivono milioni di persone nate all’estero, “preziose e benvenute” se perfettamente integrate. Ribadisce invece la sua storica opposizione a “clandestini e delinquenti”, aggiungendo di essere sicuro che Meta condivida questa impostazione.
Il messaggio si chiude con un passaggio identitario: “Un abbraccio al fiero popolo albanese, viva Sanremo, la lingua e la musica italiana!”, legando la storia personale del cantautore alla narrazione leghista sull’integrazione “virtuosa”.
Mentre il vicepremier usa Sanremo come cassa di risonanza politica, Ermal Meta mantiene il baricentro sulla sua proposta artistica. Ogni sera sfoggia una camicia con i nomi dei bambini uccisi a Gaza ricamati sul bavero, trasformando il palco dell’Ariston in un luogo di memoria.
“È un simbolo”, spiega. “Ho letto una volta che ogni nome su una persona rappresenta un incantesimo. Tanti incantesimi sono stati spezzati, quindi mi sembrava doveroso almeno dare un nome a un volto che una persona può immaginare”.
Il gesto risponde anche a un bisogno personale: “Forse era un modo anche per non sentirmi da solo sul palco, perché in fin dei conti non sto parlando di me. Ma forse sto parlando anche di me, della mia incapacità di fare qualcosa”. Un atto di testimonianza più che di militanza, che rifiuta la semplificazione politica.
Eurovision, libertà artistica e futuro del dibattito sulla musica “impegnata”
Interrogato sul possibile approdo all’Eurovision Song Contest e sulla partecipazione di Israele, Ermal Meta non teme polemiche né boicottaggi: “Se c’è Israele meglio, canterei con più convinzione la mia canzone”.
La posizione ribadisce un punto fermo: la canzone, per Meta, deve restare autonoma dalle dinamiche di schieramento, pur affrontando temi dolorosi come la guerra in Medio Oriente.
Per questo respinge con nettezza l’etichetta di artista “sociale”: “Non voglio che si dica che lui è quello dei temi sociali, non è così”. Rivendica una discografia molto varia e una missione autoriale più ampia: “Un cantautore ha il compito di raccontarsi e di raccontare attraverso quello che vive intorno”.
La vicenda apre uno scenario destinato a pesare sul futuro del rapporto tra grandi show televisivi, politica e industria musicale: la linea di confine tra testimonianza umana, narrazione mediatica e utilizzo politico della scena appare sempre più sottile.
FAQ
Cosa ha detto esattamente Matteo Salvini su Ermal Meta a Sanremo?
Salvini ha elogiato il “perfetto utilizzo della lingua italiana” di Ermal Meta, distinguendo tra migranti integrati “preziosi e benvenuti” e “clandestini e delinquenti” da contrastare.
Perché Ermal Meta ricama i nomi dei bambini di Gaza sulla camicia?
Meta afferma che ogni nome è “un incantesimo” e che molti sono stati spezzati; ricamare quei nomi è, dice, un gesto simbolico per ridare loro volto.
Ermal Meta si considera un cantante politicamente impegnato?
No, Meta rifiuta esplicitamente l’etichetta di cantante “dei temi sociali” e rivendica una discografia varia, centrata su esperienze personali e contesto che lo circonda.
Cosa pensa Ermal Meta della partecipazione di Israele all’Eurovision?
Meta dichiara che, se Israele fosse in gara, canterebbe “con più convinzione” il proprio brano, senza temere eventuali boicottaggi.
Quali sono le fonti originali utilizzate per questo articolo?
Questo contenuto deriva da una elaborazione congiunta di notizie tratte da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
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