Luciano Garofano contesta la porta a soffietto di Garlasco e mette sotto pressione la difesa di Alberto Stasi
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Delitto di Garlasco, la nuova difesa di Garofano sulle analisi del RIS
Nel dibattito riaperto sul delitto di Garlasco, l’ex comandante del RIS di Parma Luciano Garofano interviene per chiarire come fu analizzata la porta a soffietto della villetta dove, il 13 agosto 2007 a Garlasco, venne uccisa Chiara Poggi. Le recenti osservazioni del genetista Pasquale Linarello e dell’avvocato Antonio De Rensis, difensori di Alberto Stasi, mettono in discussione completezza e lettura degli accertamenti sulle tracce di sangue e sul DNA. Garofano replica con un video pubblicato su Facebook per ribadire metodologia, documentazione e ruolo dei consulenti di parte, sostenendo che la porta fu esaminata in modo sistematico e trasparente. Il confronto riaccende l’attenzione mediatica e giudiziaria su uno dei casi di cronaca nera più discussi in Italia.
In sintesi:
- Garofano difende le analisi del RIS di Parma sulla porta a soffietto del caso Garlasco.
- Linarello e De Rensis sollevano dubbi su DNA, discromie e foto della porta.
- La porta fu sequestrata nel 2007 in base alle dichiarazioni di Alberto Stasi.
- La criminologa Roberta Bruzzone contesta la versione di Stasi sul meccanismo di apertura.
Come fu analizzata la porta e perché la difesa viene contestata
Nel video, Luciano Garofano ricostruisce in dettaglio il protocollo seguito dal RIS di Parma. La porta a soffietto venne esaminata prima con luce bianca, poi con luci forensi per evidenziare tracce di sangue deboli o invisibili. Le macchie ematiche individuate furono catalogate con l’etichetta numero 21, riferita a proiezioni che interessavano sia la porta sia il muro.
Successivamente la superficie fu trattata con polveri dattiloscopiche per mettere in rilievo le impronte papillari. Le aree che mostravano anche minimi frammenti di impronta vennero testate con il COMBUR test per la ricerca di sangue, con esito negativo, prima dello smontaggio e del trasferimento nei laboratori del RIS.
Garofano spiega che, per caratterizzare eventuali impronte invisibili, venne usato il nero amido, preferito al luminol perché “fissa la traccia e non la distrugge”. L’ufficiale giudica “assurde” le attuali discussioni televisive su presunte tracce non analizzate, definendole “ennesima illazione”. Sottolinea inoltre che tutte le operazioni furono eseguite alla presenza dei consulenti della difesa, compresi quelli di Alberto Stasi, e che nessuna contestazione venne sollevata né in indagine né a processo.
Dal sequestro del 2007 alla ricostruzione del meccanismo della porta
Il sequestro della porta a soffietto risale all’agosto 2007, come ricostruito da Il Giornale. La porta venne smontata e inviata al RIS di Parma per la ricerca di impronte, in coerenza con le prime dichiarazioni rese da Alberto Stasi dopo il ritrovamento del corpo di Chiara Poggi, 26 anni.
Stasi raccontò di aver cercato Chiara in tutta la casa e di aver trovato la porta della cantina chiusa, aprendola “appoggiandoci le mani sopra”. Disse di aver afferrato la maniglia con la destra e tirato da destra verso sinistra, facendo forza al centro con la sinistra.
Anni dopo, nella puntata del 13 febbraio di Quarto Grado, la criminologa Roberta Bruzzone ha effettuato un sopralluogo sulla scena del delitto, concentrandosi sul meccanismo della porta a soffietto. Bruzzone ha mostrato che *“premendo qui è impossibile aprire. Anche se la porta non è completamente accostata, questo meccanismo la chiude definitivamente”*. Nel video aggiunge che, se già aperta, la porta può essere spalancata, ma non richiusa usando il piede, mettendo così in discussione la dinamica descritta da Stasi.
Un caso che continua a dividere tra nuove perizie e memoria giudiziaria
Le precisazioni di Luciano Garofano sulle analisi del RIS di Parma mirano a riaffermare la solidità tecnico-scientifica degli accertamenti, contro le critiche di Pasquale Linarello e dell’avvocato Antonio De Rensis. Ma il delitto di Garlasco resta terreno di attrito tra consulenze, nuove letture probatorie e ricostruzioni televisive.
La porta a soffietto continua a essere un oggetto-simbolo del processo, crocevia tra tracce biologiche, impronte latenti e meccanica di apertura. Ogni nuova analisi o ricostruzione, come quella di Roberta Bruzzone, alimenta interrogativi sulla dinamica degli eventi e sull’attendibilità delle dichiarazioni rese all’epoca da Alberto Stasi, mantenendo il caso al centro dell’attenzione mediatica e investigativa.
FAQ
Perché la porta a soffietto è così importante nel delitto di Garlasco?
La porta è cruciale perché rappresenta il punto di accesso alla cantina dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi e dovrebbe conservare eventuali tracce dell’assassino.
Cosa sostiene Luciano Garofano sulle analisi del RIS di Parma?
Garofano afferma che le analisi furono complete, documentate e condivise con i consulenti della difesa, senza contestazioni formali durante indagini e processo.
Quali critiche pongono Pasquale Linarello e l’avvocato De Rensis?
Linarello e De Rensis sollevano dubbi su quantificazione del DNA, discromie non riportate e differenze tra le foto della porta a soffietto.
Cosa ha evidenziato Roberta Bruzzone sul meccanismo della porta?
Bruzzone mostra che premendo nella zona indicata è impossibile aprire la porta chiusa, mettendo in discussione la versione di Alberto Stasi.
Quali sono le fonti principali utilizzate per questo articolo?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

